Alla scoperta della fotografia di pregnancy

Pubblicato il 17 Novembre 2016 da Fabio
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Abbiamo intervistato per voi la fotografa Elena Barsottelli che ci ha illustrato il mondo della fotografia di pregnancy.

fotografia di pregnancy

Il tuo rapporto con la fotografia si scinde fra mestiere e passione. Ci racconti di questa dualità?

Molti mi dicono: “Ah, ma tu fai il fotografo!” La mia puntuale risposta è che io non solo faccio il fotografo, ma che io *sono* un fotografo.
La fotografia per me non è solo mestiere, è soprattutto passione e la passione aiuta indiscutibilmente il mestiere. Fare ciò che piace è una fortuna, anche se a volte capita che l’ispirazione faccia le bizze e la si debba letteralmente domare per ottenere buoni risultati e portare a casa il lavoro.
Fotografo perché amo cogliere attimi che non torneranno, sguardi che durano un istante, emozioni che lampeggiano in un sorriso o negli occhi di un bimbo, di una sposa o di una mamma incinta. Questo è quello che mi consente di fare il mio lavoro: restituire ai miei clienti che spesso, spessissimo, diventano anche amici, le emozioni che hanno provato, rendendole in qualche modo nuovamente raggiungibili. Sicuramente dando loro la possibilità di conservarle nel tempo.
Questo è indiscutibilmente il bello del mio lavoro e sono  fortunata dal momento che faccio un mestiere che è anche la mia passione.
Poi c’è quello che fotografo per me e solo per me, non legato a commissioni, solo ed esclusivamente a progetti personali. Sono momenti e progetti che esulano totalmente dal lavoro, nei quali posso dare spazio totale all’arte e alla sperimentazione e che spesso mi offrono nuovi spunti per quella che è la sfera lavorativa.
La fotografia per me si “scinde tra mestiere e passione”, ma è pure una commistione continua tra le due cose.
Fotografo con passione e per passione, cercando di assolvere costantemente alla definizione (famosissima) che diede Cartier Bresson del fotografare, ovvero “mettere sulla stessa linea occhio, mente e cuore”

Nel tuo mestiere ti occupi anche di ritratti di mamme incinte e bimbi. Quali sono le particolarità di questo genere fotografico?

Per quello che mi riguarda, la fotografia di pregnancy deve esprimere il rapporto speciale e assolutamente unico che intercorre tra la mamma e il suo bimbo. Quando dico alla mamma: “Guardalo” o “Parlagli” lo sguardo e il sorriso cambiano all’istante ed è un’emozione sottile che è splendido cogliere e ricordare.
E’ bellissimo anche quando i papà prendono parte agli shooting. L’amore per la mamma e per il nascituro, il senso di protezione dei genitori verso di lui, le mani intrecciate sul pancione sono momenti unici, irripetibili, così come ogni gravidanza è una storia a sé.
Merete Leonhardt scriveva: “Facciamo della gravidanza un’occasione in cui apprezziamo i nostri corpi femminili.” Molte mamme non amano guardarsi allo specchio durante il periodo della gravidanza. Trovo che sia importantissimo in un servizio di pregnancy valorizzare la bellezza del corpo femminile, creando immagini delicate e sofisticate allo stesso tempo, tali per cui la neo mamma si veda bella e si senta a suo agio guardandole.

Come mai hai scelto questo genere? Cosa si prova a fotografare questi momenti speciali?

I bimbi sono un mondo fantastico e difficilissimo al contempo. Il new born richiede tempo, amore, dedizione. Ore e tantissima pazienza per creare pochi, raffinati scatti in cui si esprimono la tenerezza e la dolcezza di una creatura di pochi giorni.
I bimbi più grandi, dai nove mesi ai sei anni, sono molto impegnativi, ma terribilmente divertenti come soggetti fotografici. Personalmente creo dei set sui quali i bimbi possano giocare abbastanza a loro piacimento e li lascio fare. Cogliere le espressioni, gli atteggiamenti, i sorrisi e, sì, a volte anche le lacrime, può essere sfiancante ed emozionante al contempo, ma porta sempre a belle soddisfazioni e per i genitori sono sempre bellissimi ricordi. Ho diversi clienti che vengono annualmente e che hanno ricoperto intere pareti con le immagini tratte dai diversi shooting, un po’ come una macchina del tempo in miniatura. Faccio e sono un fotografo professionista anche per questo: sono davvero splendide emozioni e grandi soddisfazioni.

Nell’ambito dell’arte fotografica invece una delle tue passioni è la fotografia paesaggistica intimistica. Di cosa si tratta? Come si sta sviluppando questo genere fotografico?

Devo il mio incontro/scontro con questo genere di fotografia al mio docente all’Istituto Italiano di Fotografia, Erminio Annunzi. Cercavo un modo di dare una svolta al mio stile e nuovi stimoli per andare avanti. Avevo bisogno di cambiare.
La fotografia intimistica di paesaggio non è una semplice fotografia naturalistica o paesaggistica. Essa è l’esatto contrario della ricerca della “bella foto classica”, della cosiddetta “bella cartolina”. Consiste nel mettersi a confronto con la natura in luoghi spesso non comunemente belli, difficili fotograficamente sia come situazioni di luce che come tagli di inquadratura. Soprattutto consiste nel mettersi a confronto con sé stessi, partendo dalla tecnica fotografica, che viene messa a dura prova, e poi man mano con il proprio Io.
E’ la fotografia dei tempi lunghi, degli scatti all’alba e prima dell’alba in luoghi isolati e totalmente naturali; del cavalletto, dei filtri (digradanti, neutral density, infrared), degli high key (immagini volutamente ed eccessivamente sovraesposte in cerca di effetti grafici esasperati) e dei low key, dove l’osservatore deve socchiudere gli occhi per leggere nel semibuio dell’immagine l’intento dell’artista che lo costringe così a una sorta di meditazione.
E’ un genere fotografico che si sta lentamente sviluppando, purtroppo non di facile approccio né per il pubblico, né per gli stessi fotografi, in quanto molto legato alle emozioni sottili più che alla spettacolarità che va tanto di moda oggigiorno.
Di sicuro, è un genere di fotografia che consiglio a quei fotografi che vogliono fare una ricerca stilistica diversa, alternativa, che vogliono creare immagini forse non spettacolari, ma oggettivamente belle, vibranti e coinvolgenti.

Ringraziamo Elena Barsottelli di Photosystem per l’intervista concessa a ProntoPro.

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