Amianto: che rischi corriamo ancora?

Parliamo con Roberto dell’amianto e delle coperture ancora presenti in Italia, come valutarne l’indice di degrado e come procedere con la bonifica.

Architettura

 

Buongiorno Roberto, di cosa si occupa la tua attività di architetto?

La mia attività spazia dalla progettazione architettonica – soprattutto nell’ambito delle ristrutturazioni d’interni e esterni – alla sicurezza nei luoghi di lavoro e all’amianto, sia come consulente che come formatore.

Parliamo di Amianto, come avviene la procedura di valutazione dell’indice di degrado di coperture in amianto?

Per quanto riguarda il Piemonte, la mia regione, e la Lombardia, si tratta di analizzare le coperture e valutarne sia il degrado che il rischio per gli abitanti. Il livello di rischio si ottiene attraverso un algoritmo predisposto dalle normative regionali.

Quando deve avvenire obbligatoriamente la bonifica?

Premesso che per bonifica intendiamo tre possibili tipi d’intervento, ovvero l’incapsulamento (che consiste nel rivestire il manto di copertura con una sorta di “pellicola” che fissa le fibre di amianto e ne impedisce l’aerodispersione), la sovracopertura (la sovrapposizione di un altro materiale, per esempio una lamiera) e la rimozione (intervento radicale, che elimina definitivamente la presenza di amianto e comporta quindi la posa di un nuovo manto di copertura). L’obbligo di bonifica emerge proprio dal risultato della valutazione dell’indice di degrado e di rischio. Non è sempre detto che il tetto sia in condizioni così pericolose da dover essere rimosso con urgenza. Ma nel momento in cui si sceglie di rimandare la rimozione, il proprietario o il responsabile dell’immobile ha l’obbligo di nominare un Responsabile del Programma di Controllo e Manutenzione, un tecnico che, attraverso la redazione di un documento, previene eventuali rilasci di fibre avvertendo gli abitanti e i manutentori dei possibili rischi per la salute e per l’ambiente.

Quali sono i rischi se questo materiale è in pessimo stato?

I rischi per la salute sono legati alla possibilità di inalare le fibre aerodisperse. Teniamo conto che le fibre di amianto (presenti nelle coperture in eternit in una percentuale che varia dall’8 al 15%) non sono visibili a occhio nudo. Se immaginiamo di accostarle, in un centimetro lineare possiamo arrivare a contarne più di centomila. Le malattie dell’apparato respiratorio che si possono correlare all’inalazione di amianto sono l’asbestosi (che non è letale ma causa una forte limitazione della capacità respiratoria) e il mesotelioma pleurico, un tumore assai subdolo poiché si può mostrare anche dopo 30 anni dall’inizio dell’esposizione all’amianto, e una volta accertato non lascia scampo. Va da sé che la maggior parte di casi di questo tipo sono legati a esposizioni intense e prolungate a forme polverulente.
Attenzione, però, ci sono due “famiglie” di manufatti contenenti amianto: quelli in matrice compatta (coperture, camini, pannelli in cemento amianto, tubazioni in fibrocemento…) e quelli in matrice friabile, molto più pericolosi poiché si disgregano facilmente e quindi hanno un’alta probabilità di rilasciare fibre. La forma più diffusa tra questi, perlomeno in edifici a destinazione residenziale si può trovare nelle coibentazioni delle tubazioni dell’acqua calda nei vecchi impianti di riscaldamento centralizzati, o spruzzato su soffitti di autorimesse a scopo antincendio.

 Ringraziamo Roberto De Giorgi per l’intervista concessa a ProntoPro.
Condividi l'articolo: