Architettura e interior design: come affrontare le problematiche odierne

Oggi abbiamo intervistato Davide Petronici che, nel raccontare di sè e della sua profesisone, ha evidenziato le principali problematiche riscontarate nel mercato edile e dell’interior design.

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Ciao Davide, parlaci un po’ di te e della tua attività. Come è nata la tua passione per l’architettura e l’interior design?

Sono nato a Palermo, luogo in cui ho completato il mio percorso di studi in architettura prima di trasferirmi a Milano che è divenuta la mia città di adozione prima per amore e poi per lavoro. Mi occupo di progettazione architettonica e interior design da dodici anni, ma mi piace dichiarare di essere architetto sin da bambino; un’attitudine espressa nel gioco, nel disegno e, successivamente, nell’interesse artistico. Queste tre componenti ritengo siano tuttora alla base del mio approccio alla progettazione. Ho iniziato lavorando per degli studi professionali a progetti di differenti tipologie e dimensioni; queste occasioni mi hanno permesso di maturare la sensibilità per la composizione architettonica e approfondire quelle capacità tecniche che solo “sul campo” si possono valutare. A seguito di queste esperienze formative, ho intrapreso la strada della libera professione concentrandomi, quasi esclusivamente, sull’interior design per l’innata passione che nutro nel relazionare lo spazio architettonico e l’arredo.

Quali sono, ad oggi, i trend emergenti per quanto riguarda l’interior design? Quali le principali difficoltà da superare per poter rispondere adeguatamente alla domanda?

Viviamo in un’epoca complessa, che ha comportato sconvolgimenti economici e di conseguenza lo spostamento degli assi che governano il mercato dell’edilizia e del design. Questi fattori, a mio parere, si ripercuotono nell’interior design in due “cifre stilistiche” antitetiche che, sostanzialmente, vengono determinate dal budget a disposizione. La prima strada è quella del “poco disegnato” e dell’informale; ovvero quella del recupero, dell’assemblaggio, del ready made e del vintage, il percepire gli ambienti con un approccio evolutivo, emotivo, che neghi la rigidezza del progetto architettonico e che sia poco didascalico; si sta parlando di una soluzione, apparentemente, low cost. La seconda strada, invece, è quella dell’assecondare le esigenze e il gusto delle nuove potenze economiche, dunque il sovraprogettato al limite del barocco; decisamente dispendioso.

Il mercato italiano relativo all’investimento medio è certamente in una fase di stagnazione, dunque l’aspetto economico è la principale difficoltà da superare. A mio avviso questa difficoltà potrebbe essere in parte assorbita contando sulle detrazioni fiscali in fase di costruzione, sulla riqualificazione energetica per quanto concerne il dispendio economico durante la vita dell’immobile e, dal punto di vista progettuale, reinterpretando gli spazi, gli elementi costruttivi e l’arredamento in una chiave tale da poter ridurre i costi. Sostanzialmente credo sia necessario una nuoma modalità di perceperire il costruire e il vivere gli ambienti.

Quanto è importante, in questo settore, essere interconnessi ad altri professionisti? Hai qualche consiglio per i nostri lettori che vorrebbero intraprendere questa carriera?

La rete professionale è fondamentale; la moltiplicazione degli strumenti di rappresentazione e di comunicazione del progetto, l’evoluzione tecnologica dei materiali, le istanze dovute alla sostenibilità ambientale e le conoscenze burocratiche necessitano di specifiche competenze e queste non possono che essere patrimonio di una rete professionale strutturata in modo da ottenere un prodotto qualitativo alto. Non è più l’epoca del faccio tutto io. Non è un momento particolarmente felice per chi volesse intraprendere la carriera del progettista, bisogna dirlo; può invece risultare gratificante orientarsi su settori specifici dell’edilizia che facciano dell’innovazione sostenibile il loro core business. Ritengo, dunque, che la riqualificazione energetica degli edifici costituisca un mercato da spalancare e che, soprattutto, risponda a quei requisiti etici che la società odierna impone.
Rigraziamo Davide er aver risposto alle nostre domande.
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