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Architettura: integrazione professionale e geografica

Oggi abbiamo intervistato Giorgio Comoglio che ci ha parlato della propria attività e dell’integrazione tra diverse figure professionali e di internazionalizzazione.

integrazione
Comoglio Architetti: Museo della Rivoluzione Islamica a Teheran

 

Comoglio Architetti: quali sono le vostre attività e quale la vostra mission?

Il nostro studio è da sempre interessato ad esplorare la varietà di interazioni tra diversi ambiti progettuali, che coinvolgono l’architettura e l’interior design, il design di prodotto, la grafica e la comunicazione. Non poniamo quindi dei netti confini alla nostra attività e riteniamo di grande stimolo confrontarsi con progetti molto diversi tra loro.

Alcuni temi hanno poi assunto nel tempo una dimensione prevalente e segnano un percorso evolutivo che lega i progetti successivi attraverso un filo comune: il principio della sostenibilità sociale del progetto di Architettura, sviluppato nei numerosi e continuativi interventi svolti per l’associazione Sermig di Torino, che hanno portato al recupero integrale del dismesso Arsenale Militare; lo studio dello spazio sacro, indagato nei numerosi interventi di recupero e ampliamento di chiese, cappelle e monumenti funerari, ma anche l’esplorazione del design in diversi progetti di concorso e concept sviluppati per aziende di diversi settori. L’interior design, in ambito residenziale e commerciale, ha poi visto una decisa crescita tra gli impegni dello studio negli ultimi anni.

Quanto è importante l’integrazione tra diverse figure professionali al fine di raggiungere i vostri obiettivi? In che modo cercate di facilitarla?

Riteniamo l’integrazione tra competenze professionali e il lavoro sinergico un aspetto essenziale per la buona riuscita di un progetto. Nella maggior parte dei casi il nostro ruolo, che prevede lo sviluppo creativo nelle fasi iniziali, si trasforma durante la fase esecutiva in un vero e proprio compito di coordinamento complessivo tra le diverse figure coinvolte, nel cercare di tenere insieme le molteplici istanze e i differenti punti di vista sul progetto.

Questo è un aspetto meno evidenziato nell’attività professionale dell’architetto, ma ha una valenza primaria, che affianca l’attività di progettazione. La difficoltà sta proprio nel gestire, magari anche a distanza, competenze e modi di operare diversi, per raggiungere gli stessi obiettivi. Per questo motivo, la fiducia nei propri collaboratori e consulenti diventa fondamentale; la rete di collaboratori si consolida progetto dopo progetto e nel tempo diventa una struttura collaudata, che offre maggiori garanzie, gestisce meglio i tempi e ottiene risultati positivi.

Vi occupate di progetti di respiro internazionale. Quali sono gli elementi da tenere in considerazione, nel vostro campo, quando ci si trova a dialogare con altre culture? Puoi parlarcene?

L’internazionalità è un aspetto da sempre presente nei lavori dello studio: in primis perché la progettualità travalica i confini nazionali e la possibilità di confrontarsi con realtà non propriamente familiari valorizza il lavoro dei progettisti.

Uscire dalla propria zona di comfort ci arricchisce di esperienze e competenze che lavorando su uno stesso territorio non sono possibili. Inoltre la nostra epoca offre possibilità di interazione sconosciute in passato, non solo per quanto riguarda la possibilità di viaggiare, ma soprattutto per la possibilità di collaborare e comunicare a distanza, interagendo senza limiti con altri professionisti dislocati in paesi diversi.

La possibilità di creare una rete internazionale di contatti e relazioni contraddistingue in modo specifico il professionista contemporaneo. Soprattutto nel campo dei concorsi di idee il nostro studio si è confrontato con realtà completamente eterogenee; tra vari concorsi a cui abbiamo partecipato vi è il concorso di idee per la nuova Biblioteca Nazionale a Praga, l’estensione per il Serlachius Museum in Finlandia, il museo della Rivoluzione Islamica a Teheran, il memoriale della Catena Baltica a Riga, il memoriale per le vittime dello Tsunami in Tailandia. All’interno dello studio vengono spesso ospitati studenti e neolaureati di origini straniere per migliorare la condivisione di esperienze e l’interscambio culturale, spesso gli stessi sono stati coinvolti per la partecipazione ai progetti di concorso di ambito internazionale.

Ringraziamo Giorgio per la sua disponibilità a rispondere alle nostre domande.


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