Architettura: tra creatività e flessibilità alle esigenze del cliente

Oggi l’Architetto Elisa Sestili di pianoA ci parla di alcuni aspetti fondamentali legati alla sua professione: creatività e flessibilità alle esigenze del cliente. Veidamo insieme cosa ci racconta.

creatività e flessibilità alle esigenze del cliente

Oltre ad occuparvi di progettazione architettonica offrite anche un servizio di progettazione dell’asset management. Quale tipo di attività vi rientrano? Puoi parlarcene più nel dettaglio?

Il nostro studio, pianoA (www.pianoa.it) , si occupa anche di asset e project management.

Nello specifico elaboriamo, per conto di investitori o di istituzioni, studi di fattibilità tecnica (analisi urbanistica, progettazione di massima e definitiva) ed economica (business plan e cash flow) per l’acquisizione o la gestione di terreni e/o complessi immobiliari valorizzandoli mediante cambi di destinazione d’uso o vere e proprie trasformazioni.

Svolgiamo un’ analisi di tutte le variabili relative al progetto, allo scopo di definirne gli obiettivi ed una solida programmazione di tempi e costi.

Quanto conta la creatività nel tuo lavoro e quali sono gli altri elementi alla base della buona riuscita di un progetto? Puoi spiegarci?

La creatività è sicuramente ciò che caratterizza la nostra professione e ciò che ci distingue da altre figure di tecnici come possono essere i geometri o gli ingegneri.

Questa va però intesa come capacità di trovare soluzioni originali a problematiche oggettive in grado di trasformare un “difetto” in una peculiarità che renderà quello spazio unico e riconoscibile.

La creatività consiste nel dare ordine ad elementi in apparenza disordinati e progettare significa scegliere la soluzione migliore, l’unica soluzione!

La progettazione parte sempre da un’analisi della personalità e delle necessità di chi dovrà fruire lo spazio progettato ed il compito del progettista è quello di trovare la soluzione che il cliente non vede ma che lo rispecchierà perfettamente.

Ho letto tempo fa una frase che mi ha colpito e che ritengo definisca perfettamente il ruolo del progettista “Non esiste luogo senza progetto: non esiste spazio senza un corpo che lo include progettandolo. L’Architettura è inclusione di luogo – spazio tramite un progetto, cosicché quel luogo assuma effettiva esistenza.”

Molto spesso la creatività dell’architetto è considerata quasi come un difetto. Questo, a mio parere, è dovuto al fatto che la nostra figura professionale è spesso associata alle cosiddette “archistars”, circoscritta élite di professionisti che operano con budget economici altissimi e spesso in deroga alle normative edilizie.

La figura dell’architetto è altro! Ed il processo ideativo non è mai astratto ma tiene conto delle normative edilizie, delle caratteristiche strutturali ed impiantistiche coniugandole con le esigenze funzionali, economiche e psicologiche di chi dovrà vivere quegli spazi.

Quanto è importante, invece, la personalità del cliente/committente nel momento dell’ideazione? Quali sono gli altri fattori esterni di cui è necessario tener conto?

Il processo ideativo e quindi la progettazione non sono e non devono mai essere a senso unico, il cliente non è un soggetto passivo che subisce le scelte architettoniche.Il cliente deve partecipare attivamente alle scelte progettuali come anche il finanziatore (se soggetto diverso dal cliente).

Come dicevo prima, non si può prescindere dalle esigenze funzionali e psicologiche del fruitore dello spazio progettato come non si può prescindere dal suo budget di spesa. Come dico sempre ai miei clienti, la bravura dell’architetto sta nel trovare la soluzione migliore con il minimo della spesa: non sempre “economico” deve essere sinonimo di “brutto”, si possono trovare soluzioni esteticamente gradevoli spendendo poco.

La personalità del cliente è fondamentale al momento dell’ideazione perché lo spazio che si dovrà progettare lo dovrà rispecchiare; ciò che fa la differenza nella buona riuscita di un progetto, però, è senza dubbio la “fiducia”. Tra committente e architetto deve esserci alla base un rapporto fiduciario.

Tra gli attori del processo edilizio, infatti, il progettista sarà l’unico a non avere conflitti di interesse nel suggerire le soluzioni più adatte al committente in quanto la sua parcella non cambia in funzione delle soluzioni che saranno scelte (interesse della ditta è quello di guadagnare di più, interesse dell’operaio è di semplificare il lavoro, del rivenditore di vendere di più …) . Unico interesse dell’architetto è quello di progettare spazi (case, uffici, negozi, scuole, ecc.) che facciano star bene le persone che li vivranno.

Il processo progettuale, comunque, oltre a tener conto della sfera creativa ed emozionale, si basa sull’approfondita  conoscenza di tutta la normativa urbanistico-edilizia di cui l’architetto si fa garante oltre che di tutta la parte propriamente tecnica consistente nello studio dei materiali, delle strutture e degli impianti, con un occhio sempre attento al risparmio energetico.

Ringraziamo Elisa per aver gentilmente risposto alle nostre domande.

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