Arte fotografica: la comunicazione visiva che suscita emozioni

Pubblicato il 4 Novembre 2016 da Matteo
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Alessandra Pisani si occupa di arte fotografica ed oggi ci racconta di questo mondo e di come esso sia in grado di suscitare emozioni.

arte fotografica

Il tuo obiettivo è comunicare tramite la fotografia. Come fai ad implementarlo?

A 14 anni ho scelto di intraprendere un percorso di formazione artistica perchè fantasia e creatività hanno sempre avuto un ruolo molto importante nella mia vita. Ho sempre cercato chiavi di lettura da diversi punti di vista e da differenti livelli per interpretare gli eventi oppure semplicemente per tradurre ciò che vedevo. Per me un fiore non era semplicemente la parte di una pianta e una conchiglia non era solo l’involucro protettivo dei molluschi. Cercavo qualcosa di più profondo per descrivere la mia realtà. Attraverso gli studi legati all’arte e al mondo della pubblicità ho imparato quanto sia importante la semplificazione dei concetti nella comunicazione visiva. Mi sono avvicinata alla fotografia grazie ad alcuni amici che avevano studiato e sperimentato l’arte della fotografia con grande impegno ottenendo risultati eccellenti. Ho lavorato molto con loro, ho passato molte ore in camera oscura, ho sperimentato, ho sbagliato, ho imparato. Successivamente ho seguito corsi, workshop e ho attraversato il delicato passaggio dall’analogico al digitale affiancata da colleghi esperti.

Un punto fermo nel mio percorso è stato ed è tuttora il concetto che la fotografia deve suscitare principalmente emozioni. Quindi io cerco di fotografare con empatia, senza per questo trascurare la precisione tecnica, ma con uno sguardo sempre attento alla sfera emozionale.

Sei anche un’amante del lavoro in team. Come si possono fondere fotografia e lavoro di squadra?

Adoro il lavoro di squadra, che per me significa collaborazione, condivisione e armonia. La fotografia spesso è lavoro di squadra, perchè durante gli eventi, le sale di posa, la fotografia aziendale si lavora con altre persone. Io cerco un contatto con tutti gli operatori con i quali dovrò interagire prima di iniziare un lavoro e mi rendo disponibile a collaborare proprio per ottimizzare la realizzazione di un servizio. Ho sempre cercato accordi sulle le modalità attraverso le quali svolgere la mia attività e, con dialogo e pazienza, ho potuto realizzare ottimi risultati mantenendo ottimi rapporti con colleghi, operatori e clienti. La serenità durante i servizi è indispensabile. Il fotografo deve tranquillizzare e rassicurare. Il mio comportamento è mirato a seguire le esigenze dei clienti, un passo indietro, in silenzio. Osservo e interpreto, senza essere invadente.

Ci racconti della tua esperienza con la compagnia teatrale “i Riso e Amaro“?

Da alcuni anni seguo il percorso creativo della regista Marta Comeglio e della compagnia teatrale “i Riso e Amaro” che ho conosciuto grazie al collega Alexander Galkin, filmmaker e attore della compagnia stessa.

La passione che traspare dalla creazione di uno spettacolo e l’affiatamento che unisce le varie anime del gruppo, rendono unica e speciale questa compagnia teatrale. La prima volta in cui sono entrata in auditorium durante le prove, mi sono trovata in un mondo magico. Suoni, voci, espressioni, gesti, danze davano vita a personaggi che lentamente si trasformavano. Dalle prime prove, con le caratteristiche solo accennate, alla prima teatrale, la trasformazione dell’attore nel personaggio è un fantastico lavoro di introspezione, psicanalisi, immersione in un mondo fantastico.

Quali sono gli aspetti peculiari della fotografia teatrale?

La luce, nel teatro, aiuta ad esprimere i sentimenti più profondi e crea immagini suggestive che impressionano e affascinano.

Per mezzo della fotografia, io cerco di restituire agli spettatori alcuni attimi che mi hanno particolarmente colpita e di evidenziare l’importanza dei messaggi che scaturiscono dalle opere portate in scena.

Nella fotografia teatrale ho la possibilità di creare icone e immortalarle nell’attimo in cui si svolge un’azione o si esprime un concetto. La complessità di molti dei concetti espressi durante gli spettacoli rende ancora più interessante l’arte di fotografare lo spettacolo stesso. Un fattore determinante nell’ambito della fotografia teatrale è la disponibilità del fotografo a partecipare alle prove, al fine di comprendere al meglio l’opera che andrà a documentare e interpretare.

Per quanto riguarda l’utilizzo dell’attrezzatura sono indispensabili alcune ottiche, tra cui teleobiettivi e grandangolari luminosi, che alla massima apertura lascino passare più luce possibile e consentano di continuare a scattare anche in condizioni di scarsa luminosità, con tempi di scatto accettabili per scongiurare il micromosso.
Con le reflex digitali di ultima generazione, se la luce è poca, si può alzare la sensibilità del sensore (ISO) ed ottenere buoni rapporti tempo/diaframma con un’ottima resa finale. Io non utilizzo il treppiede, perchè preferisco muovermi liberamente e seguire le scene, e non utilizzo mai il flash, perchè sarebbe un elemento di disturbo intollerabile.

La regista Marta Comeglio scrisse di me in occasione della mia mostra sulla fotografia di teatro realizzata a Mortara:

“Alessandra Pisani è la fotografa non solo degli spettacoli ma anche delle prove de i Riso e Amaro. Conosce le trame e il percorso degli attori. Vede lo spettacolo nella sua creazione. E’ anche un’appassionata di teatro. E’ il nostro occhio esterno, conosce i segreti di un percorso collettivo ed è testimone dei ripetuti tentativi per cercare la forma migliore. La forma è composta da corpi che si muovono in uno spazio che segue la logica del racconto. Lo spazio è delimitato dalla luce. Durante le prove non c’è ancora una luce definita, alla luce si arriva solo quando la forma è decisa, per quanto possa essere decisa una forma in teatro. Ad ogni replica ci sono continue variazioni, continui piccoli aggiustamenti. Non è facile fermare le immagini del teatro, sono in continuo movimento, in continua mutazione. Quello che ti capita una sera non lo ritrovi più in quella successiva. Ci sono punti fermi a cui il racconto teatrale deve comunque sempre arrivare, appuntamenti obbligati. Tra variabili e costanti si muove l’occhio attento e sensibile di Alessandra che sa fotografare in modo nitido e intenso, con la grande capacità di entrare in profonda empatia con i soggetti delle sue foto. Si capisce che Alessandra ama i suoi soggetti.  Le sue foto sono sempre uno scambio di emozioni.”

Ringraziamo Alessandra Pisani per aver condiviso con noi la sua esperienza!

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