Barriera chimica e consolidamento strutturale: cosa sono?

Parliamo di barriera chimica e consolidamento strutturale con l’esperto Gianfranco Piva.

 

In cosa è specializzata Piva S.r.l.?

La nostra azienda è specializzata nel risanamento e nel consolidamento strutturale delle murature.
Per risanamento si intendono le opere che servono a garantire la salubrità della muratura (la barriera chimica, sigillatura dalle infiltrazioni d’acqua e impermeabilizzazioni, desalinizzazione delle murature e l’applicazione di idrorepellenti e particolari tipi di antimacchia).
Per consolidamento strutturale si intendono tutti gli interventi che servono a portare ad un rinforzo della muratura comportando quindi un miglioramento sismico. Tra questi siamo specializzati nelle iniezioni di consolidamento (iniziate nel post terremoto del Friuli), intonaci e tirantature armate, oltre che ad interventi di rinforzo con materiali in FRP come tessuti in fibra di carbonio, fibra di vetro ecc.

Siete specializzati nelle tecniche di barriera chimica? In cosa consiste?

barriera chimica

La barriera chimica ha lo scopo di sbarrare l’umidità ascendente per capillarità nelle murature. E’ fondamentale capire quali sono gli effetti causati da tale fenomeno. Immagino sia capitato a tutti di notare nella parte bassa di molte murature il verificarsi di sfogliamento di pitture, fluorescenze e il distacco di intonaci. Le molecole d’acqua presenti nella terra, contengono disciolti in esse i sali del terreno. Queste molecole, risalgono nei capillari di tutte quelle murature a contatto diretto con il terreno, senza un adeguato sbarramento fisico. Risalendo, giunte ad una certa altezza, migrano dall’interno verso l’esterno della muratura evaporando; in questa fase, il grano di sale passa dallo stato liquido a quello solido (cristallizzazione). Questo passaggio però, comporta un aumento di volume, che esercita all’interno dei pori dei materiali da costruzione notevoli pressioni portando ai fenomeni sopra descritti.

Gli interventi possono essere risolutivi o meno.
Molte volte si interviene erroneamente solamente con il rifacimento degli intonaci con delle malte macroporose (intonaci deumidificanti). Questo rappresenta una soluzione a breve termine, poiché tali intonaci hanno la sola capacità di far traspirare il muro, fanno uscire dal suo interno le molecole d’acqua che evaporando depositano nei macropori i sali. Così facendo, lavorando a ciclo continuo, l’intonaco si saturerà di sale e non riuscirà a smaltire l’umidità tornando a presentare i problemi iniziali.

La barriera chimica, fonda la sua efficacia nell’iniezione all’interno della muratura di particolari soluzioni idrofobizzanti. Questi liquidi riescono a formare all’interno dei capillari delle catene molecolari che impediscono la risalita delle molecole d’acqua.

La nostra esperienza predilige come materiale il prodotto idrofobizzante veicolato in acqua. La barriera viene applicata a lenta imbibizione per mezzo di iniettori attivati a caduta, senza pressione. Ciò garantisce nell’arco delle 15-18 di durata del ciclo, la saturazione di tutti i capillari della muratura.
L’esecuzione di tale tecnica avviene in tre passaggi fondamentali:

  • Foratura della muratura con trapano. Esecuzione di fori ad interasse variabile tra gli 8-10 cm (la quota generalmente è intorno ai 5-10 cm dal livello del pavimento finito).
  • Inserimento dei diffusori.
  • Posizionamento delle linee di iniettori e stuccatura. Iniezione a caduta di soluzione idrofobizzante in acqua distillata. Modalità a lenta imbibizione (drop by drop diffusion).

Durata del procedimento 15-18 ore.

La barriera chimica è una soluzione applicabile a tutte le situazioni?

Sì, la barriera chimica è applicabile in tutte le situazioni. Tuttavia prima è importante valutare bene ogni singolo caso ed accertarsi che gli eventuali sintomi siano riconducibili all’umidità di risalita piuttosto che ad altre cause.
L’intervento di barriera chimica è applicabile con il nostro sistema in tutti i tipi di muratura, dai mattoni pieni, bimattoni, blocchi in cls, tramezzature e anche in muri misti (la nostra zona ne è piena). Il diffusore posto all’interno di ogni singolo foro garantisce la saturazione anche in presenza di vuoti significativi, con la perdita minima di materiale. La cosa interessante è che il trattamento non altera in alcun modo la traspirabilità dei materiali.

Per quanto riguarda gli interventi di consolidamento strutturale, come avviene il processo di diagnostica?

Alcune situazioni le possiamo valutare tranquillamente in base alla nostra esperienza. Per tutti gli altri casi possiamo avvalerci della nostra rete di collaboratori, anche per quanto riguarda eventuali analisi e consolidamento dei terreni.

Quali tecniche di consolidamento strutturale offrite?

barriera chimica

Generalmente nelle nostre zone (alto trevigiano) sono presenti murature miste, eseguite con mattoni e sassi, avvicinandosi verso le montagne troviamo roccia.
Per questa tipologia di murature solitamente si interviene con le iniezioni di consolidamento. L’intervento ha lo scopo di saturare i vuoti presenti nelle murature con delle miscele di legante, additivato con speciali fluidificanti. Una volta riempite le cavità, il paramento incrementerà le proprie resistenze meccaniche agli sforzi di compressione e taglio.

Questo tipo di intervento può essere integrato con delle tirantature armate: sfruttando la tecnica del carotaggio continuo, si eseguono fori di lunghezza variabile, anche oltre i 10 mt. Si posizionano all’interno le barre in acciaio che poi vengono iniettate con apposito legante. Questo garantirà al fabbricato una maggior rigidità.

Per le murature in mattoni pieni o laterizio semiforato, è consigliabile eseguire il rinforzo con l’esecuzione di betoncini armati o con cerchiaggio di tessuti in materiale composito (fibra di carbonio e fibra di vetro).
Per betoncino armato si intende l’esecuzione di un intonaco armato. L’intervento viene svolto su entrambe le facce della muratura (soluzione ottimale e sensata), le armature delle due facce sono collegate tra loro mediante appositi connettori (4-5/mq) a loro volta ancorati al muro con apposita resina epossidica. Posizionate le reti si andrà ad applicare la malta strutturale a base cementizia, lo spessore applicato e il dimensionamento della rete varia a seconda dei calcoli del progettista.

Queste tipologie di intervento sono da noi praticate da oltre trent’anni. La nostra attività infatti inizia nel dopo terremoto del Friuli 1978.
Negli ultimi anni le nuove tecnologie ci hanno portato all’utilizzo dei materiali compositi, come le reti in FRP (fiber reinforced polymer). Quest’ultime permettono la realizzazione di intonaci armati con un prodotto a base calce per uno spessore complessivo di cm 3.00, in pratica un rinforzo leggero.
Altri tipi di materiali compositi come i tessuti in fibra di carbonio, vetro, basalto ecc possono venire applicati nei svariati casi:

  • Rinforzo del calcestruzzo: rinforzo a flessione o taglio di una trave, cerchiaggio di un pilastro o irrigidimento del nodo trave-pilastro.
  • Rinforzo di archi e volte: si possono applicare sia all’intradosso che all’estradosso delle strutture.
  • Rinforzo delle murature: cerchiaggio di pilastri in mattoni, rinforzo degli sforzi a taglio dei paramenti.
  • Cerchiaggio dei fabbricati: confinamento dei solai con i tessuti al fine di contrastare la spinta degli stessi ed evitare il ribaltamento delle murature in caso di sisma.

Ringraziamo Gianfranco Piva per l’intervista che ci ha concesso. Vi ricordiamo che potete trovare maggiori informazioni sul sito pivasrl.net

Condividi l'articolo: