Bilanciare il bello con il funzionale nella propria casa: ci parla Michele Gambato

Oggi per il blog di ProntoPro intervistiamo Michele Gambato, architetto e interior design di MGARK

Quali elementi vanno presi in considerazione nel momento in cui si deve arredare la propria casa?

Si crea un rapporto armonioso con la propria casa nel momento in cui, vivendola,si provano sensazioni di benessere psicofisico. Il progettista ha il ruolo fondamentale di aiutare il committente a raggiungere un perfetto equilibrio nella progettazione degli interni della sua casa. Un primo passo è quello di mettersi al suo servizio, ascoltandolo nelle sue richieste e preferenze,così da creare una relazione d’intesa. Successivamente il progettista deve essere in grado di consigliare, proponendo anche soluzioni inedite, innovative e a volte di rottura , per indurre il committente a scoprire punti di vista diversi e inaspettati, e per metterlo nella condizione di poter ampliare le possibilità di scelta. Il design d’interni va quindi visto come fattore dinamico, un potente strumento in grado di cambiare o addirittura stravolgere gli spazi interni per ottenere le soluzioni più entusiasmanti.

Come si fa a bilanciare il “bello” ed il “funzionale” in una abitazione?

Io credo il design sia un insieme di“pezzi” o elementi che devono avere come caratteristiche assolute la piacevolezza e la comodità e che ognuno debba poterne fruire nella propria abitazione in maniera soddisfacente. Storicamente, i designer della scuola italiana, quando disegnavano e progettavano questi componenti, partivano dall’idea di base di favorire il benessere e il comfort, ma la sviluppavano dando importanza anche all’estetica, per rendere il risultato finale, oltre che funzionale, piacevole alla vista. Resta il fatto che il concetto di bellezza è completamente soggettivo e non determina quindi requisiti che si possano definire standard: ognuno è libero di utilizzare nella propria abitazione qualsiasi tipologia di materiale secondo le proprie preferenze e creando così un concetto di bellezza ed eleganza completamente personale. L’unico limite che viene a crearsi tra la coesistenza di bellezza e materiale è dettato dal tipo di oggetto che si vuole realizzare, poiché non sempre una certa funzionalità si può attribuire a qualsiasi materiale. Se ad esempio consideriamo una statua o una scultura, essa non ha alcuna funzione se non quella di arricchire uno spazio e non è vincolata da nessun fattore se non le preferenze personali del soggetto; mentre se consideriamo una sedia o un tavolo, questi devono garantire comfort nel loro utilizzo e in quello degli spazi circostanti, oltre ad avere un aspetto estetico in sintonia con l’abitazione.

Cosa ne pensa della contaminazione di stili nell’ interior design, e come si fa a far convivere diversi stili nella stessa abitazione?

Trovo che la “contaminazione”  possa essere una modalità di progettazione molto valida, se ponderata in un giusto equilibrio tra diversi stili coerenti con un progetto complessivo di base. Infatti  ritengo che l’utilizzo di un elemento unico, costante in tutti gli ambienti, possa risultare banale e freddo perché non lascia che ogni spazio sia caratterizzato dalla propria funzionalità e identità, rendendo tutti gli ambienti troppo uguali tra loro. Un forte esempio attuale è dato dall’utilizzo di elementi vintage, sfruttati per le loro forme: si prende un elemento vecchio e lo si trasforma cambiandone ad esempio il colore, per farlo risaltare e adattarlo ad un contesto nuovo, eliminando così il concetto di differente epoca.

Mi faccia qualche esempio di contaminazione ben riuscita?

Un semplice esempio può essere la trasformazione di una casa degli anni ‘60, che ha mantenuto le sue finiture originali. Per poterla adattare a nuovi usi ed esigenze si procede a modificare gli spazi abbattendo murature per sfruttare al meglio le potenzialità  degli ambienti senza però eliminare le finiture originali, che diventano un punto di forza e vengono valorizzate nel nuovo contesto. Ad esempio il riutilizzo di fasce di marmo e cemento nello spessore dei muri esistenti, rendono l’ambiente interno molto particolare. Un altro esempio può essere il radicale cambio di destinazione d’uso delle stanze, per esempio una cantina o garage che diventano piccolo studio o atelier, in cui si sostituisce il pavimento in mattonelle con cemento e marmo, volendo riprendere i materiali in precedenza citati. Questo è un semplice esempio di una contaminazione nata a causa di esigenze contemporanee. Un altro esempio è uno degli  appartamenti di una palazzina dell’ architetto Daniele Calabi, in cui si è scelto di modificare alcuni ambienti ma di mantenere tutte le finiture originali dello stabile, inclusi gli infissi, completamente restaurati. Nella necessità di modificare un bagno, al posto del pavimento alla palladiana presente negli altri ambienti, si èscelto un materiale neutro come il cemento per evidenziare i punti di intervento. Questi esempi racchiudono in breve la mia concezione di contaminazione: un vero e proprio dialogo tra ambienti e materiali che già hanno una loro storia ma che riescono a incontrare “il nuovo” in più forme e sotto diversi aspetti.

Ringraziamo Michele per la sua disponibilità.

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