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Business&Life Coach: mansioni, competenze e metodo di lavoro

In Italia sta prendendo sempre più piede la figura del coach all’interno delle aziende. Quest’ultimo viene solitamente contattato dalle risorse umane di un’azienda per una o più figure manageriali (a tutti i livelli) che necessitano di essere inserite in un percorso di sviluppo professionale.

Ma come si diventa coach? Quali sono le sue mansioni nello specifico? A far luce sull’argomento è Carla Malinverni, 45 anni originaria di Biella ma torinese d’adozione.

Formazione ed esperienze

Business&Life Coach, mansioni, competenze e metodo di lavoro

Dopo essersi laureata in Fisica con una tesi sperimentale svolta al CERN di Ginevra sulle particelle ad alte energie, Carla ha lavorato per 16 anni in grandi realtà aziendali e banche, occupandosi di informatica, statistiche e di controllo di processi.

In quel periodo cresce il suo interesse per gli aspetti comunicativi, in azienda e nella vita personale che considerava essere i punti più ‘critici’ nel lavoro di gruppo in azienda.

Così ha deciso di studiare Coaching e ha conseguito un Diploma di Executive Coaching presso la Scuola Europea di Coaching. A fine 2015, si è dimessa e ha scelto la libera professione come Business&Life Coach.

Da gennaio 2016, Carla è libera professionista e si occupa da sola di tutta ‘la filiera’: dalla pubblicità, all’erogazione del lavoro, fino alla contabilità e al recupero crediti.

Noi liberi professionisti senza soci siamo chiamati ‘Solopreneur’: ci occupiamo della nostra attività principalmente da soli” dice.

Questo vale soprattutto per i clienti che segue in percorsi di Business Coaching in aziende, dove si presenta individualmente come libera professionista, e per i percorsi individuali di Life Coaching.

A Carla capita inoltre di collaborare con colleghi coach che abbiano specializzazioni differenti dalla sua. Con questi collabora per offrire ai clienti percorsi ‘tagliati su misura’ sulle loro esigenze.

Tra le sue attività, c’è anche quella dell’insegnamento per nuovi coach professionisti: in questo caso lavora all’interno di una scuola molto ben organizzata e collabora con la titolare della Scuola, anche lei coach.

A scuola si occupa essenzialmente della progettazione didattica e dell’erogazione delle lezioni e delle supervisioni dei tirocini degli allievi.

Pur lavorando spesso da sola, mantiene il confronto continuo con altri coach professionisti e pratica la formazione continua, che sono a suo avviso, aspetti necessari per continuare ad evolvere. Carla è infatti socia attiva di una associazione di categoria di Coaching Italiana.

Metodo di lavoro del Business&Life coach

Come Coach Carla lavora essenzialmente con e per le persone. Il suo metodo di coaching consiste nel far emergere dalla persona stessa le sue soluzioni e suoi nuovi punti di vista su situazioni che attualmente paiono difficoltose.

Il tutto si svolge con il colloquio, durante il quale propone domande e riflessioni al cliente. Questo stesso metodo può essere utilizzato con clienti che vogliono affrontare cambiamenti lavorativi (Business Coaching), sia di vita privata (Life Coaching).

Per la sua esperienza passata in azienda, crede di poter dare ‘il suo meglio’ nei percorsi di Business Coaching, sia individuali, sia di team.

Trovo che in questi ambiti, il coaching sia uno strumento semplice ed efficace per riordinare le idee e prendere decisioni consapevoli e condivise e per facilitare la negoziazione” afferma.

In generale, quando un nuovo cliente la contatta, gli illustra le caratteristiche del lavoro di coaching che in Italia è ancora poco conosciuto e spesso scambiato con il lavoro di un mentore o di un motivatore.

Quando un cliente decide di seguire un percorso di coaching con me, sa già che cosa l’aspetti! A volte comunque i clienti vorrebbero da me ‘soluzioni’, senza comprendere che il processo di coaching funziona solo se ogni persona trova la sua soluzione, personale e sentita” racconta.

Un lavoro scelto per passione

La sua è stata una scelta di passione. Il coaching le ha cambiato la vita in meglio, le ha permesso di riorganizzare le sue idee e di vedere la sua vita personale e lavorativa in modo più chiaro.

Inoltre, con il coaching ha incominciato a vedere e valutare nuove possibilità che prima non le parevano nemmeno possibili, come ad esempio quella di licenziarsi da dipendente e diventare libera professionista e di costruirsi a 41 anni un lavoro completamente nuovo e in linea con i suoi valori.

Questo entusiasmo viene continuamente tenuto vivo dai risultati che i clienti ottengono, dagli allievi che imparano a praticare e dai ringraziamenti delle persone con cui lavora.

Carla non nega che ci siano anche i momenti più difficili “D’altronde sono libera professionista e quindi mi assumo una serie di rischi e mi impegno non poco per dare continuità alle attività che svolgo”.

Il coaching: spinta per il cambiamento

Alla domanda perché il coach è un supporto necessario a chi desidera riuscire nei propri obiettivi, Carla spiega che in realtà esso non è necessario, in quanto molte persone raggiungono i risultati voluti senza supporto di un coach.

Secondo il suo punto di vista e la sua esperienza, il supporto di un coach facilita e ‘velocizza’ il cambiamento necessario per raggiungere un obiettivo a cui teniamo. Le domande e le riflessioni proposte da un coach fanno sì che la persona possa prendere decisioni più ponderate, dopo aver fatto chiarezza sugli scenari possibili.

Nell’attività di coaching inoltre, la dimensione ‘tempo’ è molto importante. Organizzare e progettare i passi successivi per arrivare all’obiettivo, invitando i clienti a definire una scadenza temporale, fa sì che il coachee (il cliente del coach) si senta maggiormente impegnato nel raggiungere l’obiettivo.

Anche la valutazione dei ‘voglio’ che sono sottostanti al raggiungimento dell’obiettivo, creano e mantengono viva la motivazione nel coachee, soprattutto se gli obiettivi sono a medio/lungo termine e quindi c’è il rischio di scoraggiarsi durante il percorso.    

Le sessioni di coaching

Carla lavora il più possibile insieme con il cliente nella fase di progettazione del percorso di coaching, in modo che il lavoro sia il più possibile focalizzato sulle esigenze del cliente.

Se il cliente è interessato ad un percorso di coaching (5 incontri al max), prima di cominciare, Carla lo contatta via e-mail e telefonicamente per capire quali siano i punti sui quali il cliente sente più urgenza e maggiore necessità di un supporto e quali siano gli strumenti di coaching che possono utilizzare. 

Successivamente, si passa agli incontri in presenza (Carla li preferisce rispetto a quelli online). Le piace inoltre che il cliente lavori individualmente tra un incontro e il successivo

Un coach è appunto un facilitatore e gran parte del lavoro è del coachee” dice.

Per questo, in genere intervalla di 15 gg gli incontri, lasciando al cliente il tempo per riflettere, sperimentare, ragionare.

A fine di ogni sessione, fanno insieme il punto di ‘dove siamo’ rispetto a quanto avevano previsto e vedono se gli obiettivi sono nel frattempo cambiati o si siano meglio dettagliati, “Diciamo che aggiustiamo la rotta!” dice.

Tipologia di clienti del coach

La sua tipologia di cliente più frequente ha un’età tra i 40-50 anni, è libero professionista o dipendente e vuole dare una nuova direzione al suo lavoro o alla sua vita privata.

Può essere quindi l’avvocato che ha sempre lavorato in un grande studio e che ora vuole costruire uno studio suo; la donna che, visto che i figli sono ormai grandi, vuole investire sul suo lavoro riorganizzandolo e potenziando le proprie capacità comunicative e di negoziazione con i colleghi, per poi chiedere un avanzamento di ruolo, oppure – lato Life – una persona che si sia separata e stia ridando una direzione alla propria vita e si interroghi su come fare a gestire la sua nuova situazione personale. 

Benefici delle sessioni di coaching

Abbiamo chiesto infine a Carla quali sono i benefici per l’animo delle sedute di coaching. Carla premette che un coach non si occupa di patologie (ansia, depressione…).

Un coach lavora sul generare nuovi punti di vista sull’oggi per intraprendere azioni che costruiscano un nuovo futuro. A fine sessione lo stato d’animo del cliente può essere il più disparato e le domande che un coach propone al coachee a volte risultano ‘scomode’ e il metodo funziona anche per questo. 

Le sessioni di coaching non sono rilassanti in genere – racconta Carla alcuni coachee escono dalle sessioni stanchi, magari anche più dubbiosi di quando sono entrati (soprattutto in una prima sessione!) -prosegue – altre volte, se la sessione è servita a riorganizzare le idee, escono dicendosi più tranquilli e sicuri. Quando la sessione ha aperto nuovi punti di vista su una situazione che il coachee reputava ‘chiusa’, la persona può uscire entusiasta e ottimista! – conclude – il coach chiede al coachee i feedback a fine sessione e…alcune volte, sorridendo, mi diconoCarla, ti odio!’

In qualsiasi caso, in genere mi ringraziano, il che significa che l’ora è stata utile in qualche modo!”.


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