Come emergere nel settore della musica

Abbiamo intervistato per voi Simone che ci raccontato della sua attività con un focus sul settore della musica.

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Zero Crossing Records: cosa è, come nasce?

Zero Crossing Records è un concetto, una forma di pensiero, un “modus operandi” derivato dalle numerosissime esperienze e possibilità che un lavoro tecnico legato all’arte come il mio può e dovrebbe sempre avere. Intanto partirei dal nome, cos’è? cosa vuol dire? Letteralmente Zero Crossing è il passaggio da zero, in digital editing è il punto dove l’onda acustica passa dal punto zero appunto, ed è dove si tagliano le regioni contenenti gli inviluppi dei suoni per non farle “clippare”…ma il senso, oltre che tecnico, vuol essere anche filosofico, ovvero dare consapevolezza che tutto è un trend dal momento che, come la creazione del suono, la nostra vita viene perturbata dagli eventi che ci circondano. Perciò nulla è completamente positivo o negativo, ma in continuo movimento nel complesso schema a molteplici dimensioni del nostro universo. Non andando troppo nel profondo, dato che ci vorrebbero collane di libri solo per avvicinarci al senso poliedrico dell’argomento, Zero Crossing Records nasce come studio di registrazione nell’anno 2003, dopo che la mia passione per la musica incontra la mia curiosità per l’elettronica e l’elettrotecnica grazie ad una scuola, la Sae (School of Audio Engineering), che mi da gli strumenti per cominciare a muovermi nel campo. Poi chiaramente c’è voluta la vita con le sue occasioni, le cadute, le rialzate, le soddisfazioni, le delusioni…che ancora oggi ci sono e che forse finiranno quando finirò di fare questo mestiere (ovvero mai), e che ti insegnano tanto…forse troppo.

Quali sono le difficoltà che incontri?

La difficoltà maggiore è lavorare in uno degli ambiti dove circola più informazione in ambito musicale, ma essere in un luogo (Bergamo e l’italia in generale) dove ancora siamo indietro anni luce…anche se noto che le cose cominciano a muoversi un po’ più verso quella direzione.

Che consigli daresti a chi vorrebbe inserirsi in questo settore?

A chi ne ha la possibilità consiglierei:

  • di intraprendere gli studi di sound engineering appena possibile, dopo il diploma di maturità, meglio se maturità in elettrotecnica. Oggi si sa velocemente tutto su tutto, ma una buona base tecnica è obbligatoria, calcolando che si lavora con trasduttori che convertono il suono in elettricità e viceversa, e sapere come trattare il segnale (signal flow) che dal microfono in sala ripresa allo speaker del fonico in regia è un segnale elettrico, è assolutamente importante.
  • se siete già musicisti scafati bene, altrimenti imparate l’armonia, e andate da uno bravo mi raccomando. Il fonico che conosce il suono dello strumento da musicista e sa anche di scale maggiori, minori e di armonia ha sicuramente una marcia in più…perchè lui sa.
  • Se poi suonate non esimetevi dalla composizione, all’inizio può essere traumatico, ma con un po’ di caparbietà e con la rete di musicisti che vi si creerà unita alle possibilità di far uscire un prodotto ascoltabile vi da un’occasione più unica che rara di poter lavorare sentendovi realizzati al massimo.
  • un buon corso di web e social marketing
  • Imparate l’uso di photoshop (per le cose basilari) e fate l’amicizia con un buon grafico/illustratore
  • Se siete producer iscrivetevi ad una collecting society (la più famosa in Italia è la SCF, ma c’è anche Itsright ed altri…basta googolare). E’ come la SIAE (o Soundreef…prima che mi taccino di favoritismi) ma è in tutela del master finale, invece che della composizione o del testo come la SIAE appunto. Questo permette la creazione di numerose tipologie di contratto verso gli artisti ed attribuisce nuove possibilità di introiti derivanti dall’uso commerciale dei brani che producete, oltre che solo del puro lavoro da fonico conto terzi o dalla vendita dei vostri prodotti.
  • E poi ce ne sono molti altri…per questo sto organizzando un corso di production management relativo al mercato discografico odierno, dove cercherò di trasmettere tutte le mie conoscenze tecniche e pratiche di un mondo in continua espansione. Vedo tanti ragazzi un po’ sbandati, con tanta passione ma non un indirizzo dove andare, e non voglio che soffrano come me del fatto che nel mio paese c’è pochissima proposta informativa relativa a questo ambiente.

Come è cambiato il settore negli ultimi 10 anni?

Man…non basterebbe una giornata per risponderti: cambiamenti tecnici, cambiamenti culturali, cambiamenti storici…che in un modo o nell’altro si sono riflessi prepotentemente nell’ambiente musicale, e dunque anche nella produzione. Enunciando i semplici aspetti tecnici beh, diciamo che con l’affermazione del mondo digitale la figura del fonico  si è evoluta a producer (e quindi a veri e propri imprenditori). Si è alzato il livello di comunicazione grazie ai social networks e tutti sono un po’ più bravi nel vendersi (talvolta anche fin troppo). Grazie a Google possiamo sapere facilmente la risposta della gente a ciò che pubblichiamo, perciò si assiste ad una evoluzione verso una nuova tipologia di production management, dove aprire un’etichetta indipendente, studiare trend e imparare a gestire un sito in wordpress…diventa roba di tutti i giorni. Risultato? Una valanga di proposte musicali dove per ovvi motivi è molto più difficile farsi notare, anche se nel contempo si sono sviluppati in maniera preponderante tutti i servizi di proposte in streaming (Spotify, Google Play, Bandcamp, Beatport…ecc) che offrono anche un servizio di vetrina alle produzioni che incontrano il gusto dei relativi “ricercatori di talenti”, e ciò è anche una ottima sfida a migliorare sempre di più il proprio livello di produzione. Oggi c’è una selezione naturale davvero intransigente tra chi ci è e chi ci fa…non c’è più tempo ne spazio per pensare alla vecchia maniera, e questo ci apre ad un mondo ancora tutto da sviluppare. Il mio consiglio è quello di seguire i trend dei suoni, ma mantenere una certa identità propria, che è la cosa che ci fa distinguere l’uno dall’altro grazie a Dio, ognuno ha la propria storia che è solo sua. Questa relazione è l’unica possibilità di creare qualcosa di apprezzabile, e che farà modificare generazione dopo generazione il modo di fare musica, ma che, stai pur sicuro, non si fermerà mai.

Ringraziamo Simone per l’intervista concessa a ProntoPro. Scoprite di più su www.zerocrossing.it

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