Dai concimi per le piante alla progettazione di parchi, Zuliani Vivai

Lo staff di Zuliani Vivai ci dà qualche dritta su tutto il mondo delle piante, dai parchi ai concimi.

Il vostro lo considerate più un lavoro o una passione? Qual è la storia di Zuliani Vivai?

Zuliani vivai piante è con ogni probabilità la più’ antica azienda vivaistica attiva nell’area di verona. Sono ormai quattro, anzi, quasi cinque generazioni che si sono susseguite dal 1880. A quell’epoca si era iniziata una attività di riproduzione di specie fruttifere che si fece in modo crescente per alcuni decenni, collocando l’attività nel bel mezzo di un’area agricola che aveva una diffusa produzione di frutta.
Solo nel secondo dopoguerra si cominciarono a introdurre specie ornamentali, divenute via via preminenti. Ma non prima che a mio padre capitasse di essere uno dei principali protagonisti della creazione di una delle frutticolture nazionali più emblematiche, ossia le ben note mele del trentino. Era stato lui infatti ad indicare specie e portainnesti più adatti a situazioni climatiche fino allora essenzialmente vocate alla fienagione e all’allevamento.
Nel frattempo, dopo gli anni d’oro della frutticoltura veronese, tra i cinquanta e la fine dei settanta, con la predominanza della grande distribuzione, che impone i prezzi e favorisce le importazioni da aree mondiali a basso reddito, si innesca un progressivo declino delle attività agricole locali e nazionali. Di conseguenza crolla la domanda di fruttiferi, oramai limitati anche dal punto di vista qualitativo. Ma cresce parallelamente la richiesta di specie ornamentali, come conseguenza al benessere pervasivo innescato dal cosiddetto miracolo economico italiano.
Sono quindi anni di crescita consistente per Zuliani vivai piante, in un’epoca in cui le locali attività vivaistiche erano concentrate in pochissime aziende nate quasi tutte nel secondo dopoguerra. come sempre avviene però, un settore economico sostanzialmente nuovo e redditizio, attrae presto nuovi protagonisti in una situazione esplosa nel corso degli anni ottanta e novanta. Oggi purtroppo viviamo una crisi stagnante che da troppi anni ormai deprime l’attività, avendo anche a che fare con una mentalità nazionale poco sensibile al giardinaggio e a quanto vi si connette.
Difficile oggi parlare di passione, pur se l’azienda rimane a suo modo sempre un punto di riferimento storico e depositaria di un patrimonio di conoscenze di cui forse nessuna altro localmente può vantarsi.

Dal vostro sito ho visto che progettate parchi, quali sono le cinque cose che assolutamente non dovrebbero mancare in un parco pubblico?

Cinque cose essenziali in un parco pubblico? Come dicevo purtroppo abbiamo a che fare con una sensibilità per il verde a cui è difficile attribuire un punteggio di sufficienza, se facciamo i paragoni con altre nazioni non solo occidentali (Cina e Giappone per esempio hanno una tradizione storica e una sensibilità delle amministrazioni pubbliche di ben altra levatura rispetto a quelle nostrane).

  • Perciò la prima cosa essenziale che latita nei nostri parchi è proprio l’idea progettuale. I parchi sono strutture più o meno amorfe che riempiono aree di risulta, piuttosto che fattori urbanistici strutturanti. Dovrebbe esserci invece uno studio accurato degli spazi e della copertura vegetale, dei percorsi e dei punti di interesse (una zona d’acqua, una fontana, una piazza immersa nel verde, tanto per citarne alcuni). Inoltre bisogna prevedere parcheggi adeguati nelle circostanze, capaci di favorire la frequentazione del parco.
  • La seconda cosa è un pensiero botanico capace di individuare le specie più consone all’identità paesaggistica delle varie situazioni. Nonché adattabili sia alla facilità di manutenzione che alle attività quotidiane della cittadinanza.
  • Una terza cosa che serve è una conformazione armonica degli spazi vegetali e umani. Voglio dire che i nostri parchi sono spesso una accozzaglia di piante scelte solo in base agli stereotipi e ai parametri economici, letteralmente gettate a caso nello spazio disponibile, dove sgomitano con le solite attrezzature per giochi e sono insidiate dal consueto campetto di calcio, a sua volta mantenuto (si fa per dire) in condizioni deprecabili. Bisognerebbe distinguere parco e campo sportivo, conferendo al parco la presenza di spazi liberi tra la vegetazione dove sia possibile praticare attività all’aperto senza ingombrarli di strutture preformate.
  • La quarta cosa che vedo opportuna è la presenza di qualche chiosco ben integrato formalmente e ben collocato nella rete dei percorsi del parco, così da rendere lo stesso parco un luogo di socializzazione e un punto di riferimento per gli incontri.
  • La quinta cosa infine è un programma di attività nel parco, che lo inserisca nel tessuto vivo della città, come lo sarebbe un teatro per esempio. Si tratta di individuare eventi consoni alla natura e agli spazi del parco stesso. Questi possono andare dal concerto al percorso naturalistico didattico, con collocazioni adeguate e una manutenzione confacente.

Ti va di dare dei consigli su quali siano i migliori tipi di concimi per piante in vaso?

Forse la cosa più importante, oltre quella di scegliere piante adattabili alla coltivazione in vaso, è quella di rinvasare le piante in contenitori via via più grandi mentre crescono. Bisogna poi distinguere tra concimi organici e sintetici (o minerali), dove i primi sono adatti a piante edibili, ovvero le piante da orto, i secondi esclusivamente per quelle ornamentali.
Altra cosa da considerare è la tipologia del concime, che può essere a lenta cessione oppure rapido, di solito in forma liquida quest’ultimo. Il primo si somministra di regola su base stagionale in quanto, come si può capire dal nome, tende a rilasciare lentamente i suoi componenti attivi. Il secondo invece ha effetto immediato e va somministrato con una diluizione in acqua ogni due tre settimane durante il periodo del rigoglio. Linee guida generali per una corretta concimazione, tanto più necessaria per piante tenute in vaso, consistono nel correlare i concimi alle specie, oltre che ai tempi stagionali. Per esempio, se si tratta di piante acidofile, non basta invasarle con un apposito terriccio, ma bisogna periodicamente somministrare concimazioni che acidifichino il terriccio, soprattutto in aree dove l’acqua dell’acquedotto pubblico è fortemente basica. Piante che fioriscono hanno bisogno, di solito in primavera, di un concime corroborante, capace di favorire la fioritura stessa. Si tratta di concimi che definirei di prevenzione. Altro capitolo è poi quello dei concimi curativi per determinate patologie (clorosi, attacchi parassitari, ecc), che richiedono spesso componenti moderatamente tossici e vanno somministrati solo nei momenti critici e rispettando certe regole, normalmente descritte sulle confezioni stesse.

Ringrazio Zuliani vivai e vi invito a visitare zulianivivai.it

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