Ecco come nasce una campagna pubblicitaria

Oggi abbiamo avuto il piacere di intervistare sul Il Blog di ProntoPro Nicola Ratti, esperto di comunicazione e creativo. Vi suggeriamo di visitare il suo sito su katestudiospiu.com per maggiori informazioni.

Come è nata l’idea di KatestudiosPiù?

In una delle prime agenzie in cui ho fatto la gavetta ero instancabile.
Lavoravo giorno e notte, avevo però firmato un documento che mi impediva di svolgere il mio lavoro al di fuori dell’azienda; così mi creai un alter ego femminile che potesse fare quello che non potevo fare io. Si chiamava Katrine Tzio, una figura immaginaria che ancora oggi è presente come un “fantasma” nel mio studio. Lei è la parte di me più coraggiosa, quella che propone percorsi alternativi, la mano che mi spinge giù dal precipizio della creatività. E’ lei che ha avuto l’idea di Katestudios. In effetti, più che un’idea, quella di KatestudiosPiù è una favola. Sono entrato, una notte, nel locale che poi è diventato il mio piccolo studio. Quel luogo era stato la bottega di un tecnico riparatore di lavatrici e poi di un burattinaio – corniciaio. Nell’aria si sentiva quell’odore di legno che ti fa venire voglia di plasmare la materia prima, rimettere a nuovo cinghie, viti e bulloni per creare qualcosa di nuovo; mi sono sentito subito a casa. Mentre frugavo tra vecchie cornici abbandonate e un cestello arrugginito per la centrifuga, trovai gli occhiali di fortunello, occhi speciali che danno poteri straordinari a chi li indossa.
E così, 12 anni fa, Katestudios è diventata KatestudiosPiù.

Nicola Ratti

Nicola Ratti

Come nasce una campagna pubblicitaria?

Una campagna pubblicitaria nasce sempre da un cumulo di idee confuse (nella mia testa dal momento del brief con il cliente) davanti ad un foglio bianco. Non amo trarre ispirazione da internet, ancora oggi amo sfogliare libri.
Stefan Sagmeister e Paula Scher sono i miei preferiti. E’ la fase più divertente ma anche quella più dolorosa.
Sono lì da solo, seduto alla scrivania, davanti ad un foglio bianco con in mano un pennarello nero.
Ogni tanto accarezzo un pezzo di stoffa giallo dei “floating pears” di Christo come se fosse una reliquia, con la speranza che faccia succedere qualcosa nella mia testa; con la speranza che faccia comparire quella maledetta scintilla grazie alla quale trovo quel punto magico in cui il concetto che devo esprimere trovi finalmente l’equilibrio giusto fra l’astrazione e la realtà.
Quello è il punto in cui c’è l’idea “perfetta” per comunicare alla gente (in modo che se ne ricordi) quello che devo dire.

Quando realizza una campagna si ispira a qualcuno in particolare?

Anche se a questa domanda ho già risposto in precedenza non mi piace essere ispirato da qualcuno in particolare. Più che altro, non per falsa modestia, non credo di essere la persona più brava al mondo nel mio lavoro, per cui ispirarsi per me significa copiare e copiare male.
Quindi nel processo creativo sfoglio per l’ennesima volta i libri dei miei artisti preferiti per trovare semplicemente e unicamente l’ispirazione.
Li considero al pari dei “santini” a cui chiedi di esaudire un grazia in Chiesa.

Quali caratteristiche dovrebbero avere delle campagne efficaci?

Gli unici elementi che ancora rendono efficace una campagna sono la creatività e l’unicità, per il resto, a mio modo di vedere, non ci sono altre risposte intelligenti e possibili a questa domanda.
Specialmente negli ultimi anni quello che fai questo mese già non funziona più il mese prossimo.
Viviamo in un mondo in cui la comunicazione e l’informazione sono tanto iperveloci quanto spesso fasulle.
Il fatto incredibile è che a noi piacciono e ci crediamo.
Ne sono la prova tutte le bufale che girano sui social.
Chi fa il mio lavoro ci prova ad “educare” la gente in tema di comunicazione, evitando di strumentalizzare la donna, evitando i luoghi comuni, cercando di mettere un po’ di ordine fra qualcosa di “forte” e qualcosa di bello”, ma non sempre questo coincide con l’idea del cliente e della gente.
Per cui sono d’accordo con Enrico Ruggeri quando scrive: “Questa sottile differenza è e sarà sempre alla base di migliaia di battaglie sostenute nel mondo da migliaia di artisti: Gangnam Style sarà anche un pezzo “forte” – il miliardo di visualizzazioni potrebbe confermarlo -, ma si tratta pur sempre di una merda.”
(Sono stato più cattivo – Enrico Ruggeri – 2017 – Mondadori)

 

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