“Fai il lavoro che ti piace e non lavorerai nemmeno un giorno”

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Abbiamo intervistato per voi Mauro Paoletti che ci ha raccontato del suo lavoro di fotografo.

Ciao Mauro. ­Come ti sei avvicinat­o al mondo della fotografia?

La risposta potrebbe far ridere però il motivo è che non ho mai avuto una buona memoria. Forse perché la mia psiche si concentra più sulle emozioni piuttosto che sui fatti, forse vivo la vita troppo intensamente, cercando di cogliere ogni aspetto, ogni profumo, ogni sapore di questo straordinario mondo, non riuscendo ad immagazzinare troppe informazioni; o forse è la cruda genetica: mio bisnonno era soprannominato “lo scordaingiro”… Sta di fatto che, intorno ai 16 anni, per colmare questa lacuna, ho capito che potevo servirmi delle fotografie: dei ricordi palpabili intrappolati in immagini immortali.
Sono cresciuto nell’era in cui il cellulare non era troppo “smart”, per cui mi sono comprato una macchina fotografica compatta da portare sempre con me. Più scattavo e più mi sentivo a mio agio a guardare la realtà attraverso l’obiettivo.
Fino al giorno in cui mio zio, notando la mia passione crescente, mi fece il regalo che mi cambiò la vita: mi donò la sua vecchia Reflex professionale. Da quel momento è esplosa la voglia di scoprire, di migliorare, di studiare, diventando così un fanatico della fotografia.

Consideri la fotograf­ia più una passione o­ un lavoro? Come si f­a a convertire una pa­ssione in un lavoro?

Un mio amico dice sempre: “Fai il lavoro che ti piace e non lavorerai nemmeno un giorno”. Non so da chi l’abbia sentita, però è proprio vero!
Per cui posso rispondere a gran voce che è la mia passione. Con la Reflex tra le mani mi sento un artista: sdraiarsi sull’erba, arrampicarsi sugli alberi, scavalcare cancellate, tutto per la bramosità di una foto, una foto unica che sarà per sempre mia. Quando non faccio foto per troppo tempo, mi sento male, per questo devo ringraziare i miei clienti che mi danno l’opportunità di fare quello che più amo, dipingere la realtà con le mie foto. Anche per questo ho iniziato a seguire gli eventi di vita altrui. È qui che la passione si trasforma in lavoro. Nel momento in cui mi focalizzo su una persona, cercando di carpire i suoi sentimenti e vivendo per osmosi con i suoi  stessi occhi, con lo stesso cuore. È diventato il mio lavoro da quando investo sull’attrezzatura, per essere sempre all’avanguardia, oppure quando confeziono un album con materiali di pregio, per garantire al cliente un prodotto costoso, ma di qualità.

Quali sono i vari ste­p che si susseguono d­alla preparazione all­a realizzazione di un­o servizio fotografic­o?

Ogni giorno studio nuove tecniche, cercando sempre di migliorare. La fotografia è in continuo sviluppo, per cui bisogna essere sempre aggiornati. Mi aiutano i miei 2 gemellini Natan e Gabriel, che mi fanno da modelli!
Prima dell’evento mi piace stabilire un rapporto con il cliente, conoscere cosa lo fa ridere, capire i suoi stati d’animo, fare in modo che a distanza di anni possa associare le mie foto al mio volto, al mio sorriso. Una delle cose che amo nell’essere un fotografo è che le mie immagini mi connettono alle persone, in modo permanente.
Il giorno dell’evento, che sia un matrimonio, un battesimo o un book fotografico, cerco di mettere tranquillità nelle persone che mi stanno di fronte, organizzando tutto per il meglio e aiutandoli negli eventuali imprevisti.
Per gli scatti colgo l’attimo, facendomi inspirare dalla luce; sono alla ricerca di nuove prospettive, cercando di realizzare foto mai banali. Ma è sullo schermo del mio computer che l’incanto ha inizio: la fotografia non è solo quella che ho scattato, ma è anche l’interpretazione che ne do, per mostrare agli altri cosa ho provato mentre l’ho scattata. Così, una volta elaborato il negativo nella maniera che desidero, la foto prende vita, e diventa magia.
Quando i clienti mi chiedono di realizzare un album, mi viene in aiuto Carla, mia moglie, che, attraverso un processo creativo, lo plasma. Devo ringraziarla di questo e di molto altro, ma soprattutto per la molta pazienza nei miei confronti, sopportandomi in (quasi) tutte le mie stravaganze.

Ringraziamo Mauro per l’intervista concessa a ProntoPro.

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