Fotografare un neonato

Pubblicato il 23 gennaio 2017 da Fabio
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Oggi abbiamo intervistato Elisabetta Sampugnaro, che ci ha raccontato come la fotografia neonatale sia decisa dal neonato stesso.

Raccontaci della tua passione, come nasce?

La passione della fotografia è stata sempre presente nella mia vita. Anche prima che questa grande passione diventasse il mio lavoro, i bambini erano sempre al centro delle attenzioni del mio obiettivo. In qualche modo era già tutto previsto!

La nascita della mia bambina, che oggi ha 8 anni, ha fatto sì che questa mia enorme passione, sbocciasse… Era diventato necessario, per me e la mia famiglia, poter avere un’attività lavorativa con tempi più elastici e con la possibilità di decidere io i tempi lavorativi, soprattutto nei primi anni di vita della mia piccola. La libera professione è stata la scelta più azzeccata, per farmi essere più presente nella vita della mia bambina e nei momenti più importanti della sua crescita. Per quel che concerne la mia formazione, invece, sono stata fondamentalmente autodidatta, non per scelta, ma soprattutto perché in Italia questa specializzazione era praticamente sconosciuta, e quando ho iniziato io non esistevano né Workshop in Italia con insegnanti italiane o straniere né corsi on-line (come esistono oggi).

Questo ha significato un grandissimo impegno personale: nel 2010-2011 il materiale on-line esistente era davvero pochissimo, ed era soprattutto nelle notturne, o quando la piccola era a scuola, il momento in cui potevo effettuare le mie ricerche studiando l’arte delle fotografe che, in Australia e in America, erano già molto affermate.

La specializzazione in fotografia dei neonati è arrivata fin dall’inizio della mia attività. Il desiderio era quello di poter donare gioia attraverso le mie foto (questo è anche il mio motto!) lasciando un piccolo tocco di magia e fiaba in ogni mia foto.

La fotografia neonatale come differisce da quella tradizionale?

Si tratta di fotografia, e per le regole di base (composizione, direzione della luce…) non se ne discosta di certo. La luce va gestita nella stessa identica maniera, la parte creativa e artistica pure, solo che la modalità attraverso cui questo percorso si realizza è decisamente più lungo e complesso.

Il protagonista è un neonato di meno di 2 settimane di vita, nella sua delicatezza e determinatezza, ed è sempre lui che detta tempi e modalità del servizio. Che stia dormendo, o che sia sveglio sarà lui a dettare le regole. Per esempio, non tutti i bambini amano stare a pancia in giù. E’ inutile pensare di realizzare a tutti i costi una posa quando il piccolino che ci troviamo di fronte non è a suo agio e continuerà ad agitarsi o, peggio, a piangere. Il bene più prezioso di una famiglia mi viene affidato e io devo, prima di tutto accudirlo, pensare alla sua sicurezza e benessere per riuscire ad effettuare un corretto “posing” e alla fine (solo alla fine) scattare le foto.

La gestione della luce, come in qualsiasi specializzazione fotografica, è fondamentale: in questo ambito il percorso formativo su questo tema è di primaria importanza. Io lavoro esclusivamente con luce naturale, e questo mi consente delle “libertà” che non potrei mai avere con luce continua o flash, anche se di certo non ha solo aspetti positivi.

Ti va di raccontaci le modalità e le tempistiche un servizio tipo.

La sessione neonato è quella che ancora oggi dopo 6 anni mi da le “farfalle allo stomaco”. Mi da il giusto livello di tensione, per avere tutti i sensi all’erta e mantenere un’attenzione sempre alta.

E’ molto importante che la sessione sia fissata entro le prime 2 settimane di vita del bambino: questa è una fase irripetibile, che svanisce davvero in fretta. In questo periodo di solito dormono molto e si addormentano con facilità, conservano la capacità di stare raggomitolati, che avevano nel pancione, e adorano stare fasciati: è una condizione che li fa ritornare nella condizione di pace e sicurezza che sentivano nella pancia della mamma. Ultimo elemento, ma non per importanza, appena nati hanno dei tratti e delle espressioni che in poche settimane si trasformeranno andando perduti per sempre.

Preparo molto i genitori informandoli sulla durata (3-4 ore circa) e sulle modalità di una sessione neonato, spiegando loro come si svolgerà il servizio. Inoltre invio loro dei consigli su come prepararsi alla sessione e su cosa portare. Di solito, questo colloquio informativo, avviene prima della nascita del piccolino, magari durante il servizio fotografico gravidanza. Desidero che arrivino al giorno del servizio senza ansia e con molta fiducia sulle modalità di svolgimento della sessione fotografica neonato.

La sessione viene di solito fissata al mattino (quella è l’ora migliore  per i neonati e non solo) e lo studio va adeguatamente preparato. E’ davvero importante avere attrezzatura e accessori pensati per questa tipologia di servizio, e uno studio progettato per questo genere di fotografia.L’intera sessione fotografica è “settata” innanzitutto sulle esigenze del neonato: allattamento, coccole e cambi di pannolino sono una priorità.

Genitori rilassati, studio caldo e un po’ di pazienza: sono questi gli ingredienti di base per fare un buon servizio fotografico di neonato.

 

 

 

Ringraziamo Elisabetta Sampugnaro per l’intervista rilasciata, vi rimandiamo al sito per maggiori informazioni:

www.photolisart.it

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