Fotografo matrimonialista, un narratore di immagini

Pubblicato il 9 dicembre 2016 da Fabio
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Ho il piacere di presentarvi Antonio Pistillo, fotografo matrimonialista, che ci ha rilasciato una splendida intervista.

fotografo matrimonialista

Buongiorno Antonio, ci racconti della tua storia e della tua specializzazione?

La mia storia con la fotografia è complessa perché è il racconto di un amore lungo tutto una vita, che si è intrecciato con altri amori, in una storia personale sempre in movimento.

I miei inizi con la fotografia risalgono all’infanzia: sia mio padre che mio nonno erano fotografi. Da bambino la camera oscura, dove mio padre passava gran parte della sua giornata, era per me una sorta di stanza dei misteri, un luogo magico: la penombra rossastra, gli odori pungenti degli acidi e il lento comparire delle forme sulla carta fotografica. Così ho imparato come le immagini, quelle migliori, possono emanare fascino e bellezza, così fortemente da incantare. Da allora ho cominciato a cercare di cogliere la perfezione in ogni istante, con la brama di viverla e di fissarla per sempre, trasformandola in immagine perfetta.

Sono cresciuto rotolandomi tra i cuscini della ‘sala pose’ (come veniva chiamata un tempo), stupendomi tra le vasche della camera oscura e tenendo il flash per illuminare gli scatti dei tantissimi servizi di matrimonio di mio padre: pesava quel flash, ma io lo tenevo dritto per il tempo necessario ad incantarmi davanti ad una scena sempre nuova. Il setting di quei matrimoni era la punta estrema della Sicilia, tra Marsala e Mazara del Vallo, lì dove la luce satura così tanto il blu del mare, il rosso della terra e il giallo del tufo da pensare che Dio vi abbia usato tutta la tempera dei colori primari della sua tavolozza senza risparmiarsi.

Lavorare con mio padre non è mai stato semplice però. Troppo forte la sua personalità e anche la sua fama locale eccessivamente pesante da portare sulle spalle. Lavorare con lui significava essere la sua ombra ed esprimermi nel suo stesso campo comportava la rinuncia ad ogni mia velleità creativa e iniziativa personale. Negli anni dell’adolescenza ho scoperto però un altro campo della bellezza, quello delle parole, delle lingue, della poesia.

Mi sono dedicato agli studi umanistici, laureandomi in letterature straniere tra Palermo e l’Inghilterra. Non ho mai abbandonato la fotografia comunque, l’ho semplicemente accompagnata ad altri amori che, nel mio percorso sempre più indipendente, hanno rapito la mia attenzione: viaggiare, disegnare, leggere e scrivere prosa e poesia usando la conoscenza delle lingue per abbattere ogni barriera tra me e la bellezza, affinché potessi coglierla in ogni dove. Ho vissuto spesso all’estero, spinto anche dal desiderio di scovare e scoprire la bellezza sia in luoghi a me familiari – che comunque non smettevo mai di guardare stupendomene –  sia in luoghi a me stranieri, dove la mia ricerca di bellezza mi sembrava più ardua e quindi più stimolante, più affascinante.  

Rientrato in Italia, nel 2000, mi stabilii a Milano e lì frequentai un corso di fotografia digitale che aggiunse competenze a quelle analogiche imparate da ragazzo. Seguii tanti workshop con ottimi fotografi del milanese, spaziando dallo still-life, al fashion fino al reportage per capire quale tipo di fotografia mi piacesse di più. Non lo capii, e sinceramente ancora oggi forse non saprei scegliere.

La mia specializzazione nella fotografia di alberghi è avvenuta quasi per caso: un amico mi chiese se volevo fare un test per un albergo lussuoso che si stava aprendo per il quale lui lavorava. Avevano già un pre-shoot realizzato da un grande fotografo internazionale e mi chiese se ero capace di fare qualcosa allo stesso livello. Mi divertii moltissimo: presero me, il mio lavoro piacque oltre ogni attesa. Viaggiare è sempre stata una delle mie più grandi passioni e gli alberghi, per i viaggiatori, sono luoghi di grande fascino, l’idea di specializzarmi in quel settore mi galvanizzò subito e mi misi a studiare i più grandi fotografi cercando di sviluppare una tecnica tutta mia. Nel 2012 Google mi contattò e mi chiese di entrare tra i primissimi in Italia nel suo progetto di fotografia immersiva per interni. Sono stato fotografo certificato Google per tre anni durante i quali ho contribuito in maniera importante alla crescita del progetto e ho fotografato davvero tantissimi alberghi, ristoranti, B&B e locali commerciali di ogni sorta.

Come si organizza il fotografo nel giorno del servizio fotografico? C’è una scaletta da seguire?

Un servizio fotografico presso un albergo è un lavoro molto complesso, perché la maggior parte delle volte si lavora in una struttura che è aperta al pubblico e non bisogna intralciare il lavoro di chi gestisce l’hotel. E’ necessario buttare giù un programma insieme al manager che tenga conto delle esigenze organizzative del cliente e delle proprie. Normalmente il fattore luce è quello che detta le esigenze di un fotografo e si cerca di inseguirla (con tanto di bussola) in modo però da non intralciare il lavoro degli altri. Di solito si comincia al mattino prestissimo con la sala colazioni prima che i clienti scendano, per poi dedicarsi agli altri spazi scattando spesso fino a tarda sera per gli scatti più d’atmosfera. Lo shooting può durare un giorno intero (per i lavori più piccoli) fino a diversi giorni per le strutture più grandi e per i servizi più complessi. Ovviamente anche la luce artificiale è un fattore fondamentale, e questo richiede molta preparazione e tempo per gestirla.

Il tuo modo di intendere la fotografia e i bisogni del cliente. Che relazione hanno?

Il comune denominatore della ‘perfezione’. Mi spiego: in certi casi le esigenze di chi scatta e di chi commissiona la fotografia non coincidono, il cliente può chiedere qualcosa che il fotografo non ritiene importante e viceversa, ma sia io che il cliente vogliamo alla fine la perfezione. E’ questo perfezionismo, che è un aspetto del mio carattere, che spesso fa sì che i bisogni del cliente alla fine coincidano con i miei. In certi casi il cliente non sa benissimo quello che vuole, allora in quei casi mi appiglio al suo desiderio di perfezione. La bellezza è perfezione e, in certi casi, anzi quasi sempre, difficile, difficilissima da perseguire, ma è quella fatica, quella devozione indefessa che mi spinge ad avvicinarmi ad essa che mi fa lavorare dando il massimo. Ovviamente la perfezione si può solo inseguire, non la si può cogliere totalmente, ma è ad essa che miro ogni volta e questo fa in modo che, ad essere soddisfatti, sia io per primo e di conseguenza il cliente.

Che consigli daresti a dei clienti per la scelta del fotografo?

Di pretendere, di non accontentarsi, di cercare fino a quando si è trovato quello giusto, quello i cui canoni di bellezza, gusto ed eleganza corrispondono, e una volta che lo si è trovato di affidarsi a lui. Per fortuna oggi ci sono tutti gli strumenti per capire come lavora un fotografo, bisogna guardare il suo portfolio, senza limitarsi a vedere solo i suoi scatti migliori ma interi lavori (i fotografi più capaci hanno spesso dei blog dove pubblicano i servizi fotografici non limitandosi a soli pochi scatti) e capire se piace pienamente, se è quello che si desidera, se c’è feeling, se si parla la stessa lingua di classe ed esclusività. Quando il cliente ha trovato quello che cerca è bene che si fidi di lui, una volta che ha dato le proprie indicazioni, è importante che il fotografo possa lavorare sapendo di avere la fiducia del cliente per poter esprimere il proprio estro e lasciar scorrere il proprio talento.

Che progetti hai per il futuro?

Proprio questo è un periodo cruciale per la mia carriera fotografica, dopo aver avuto grandissime soddisfazioni con la fotografia alberghiera, di food e di interni, dopo aver fotografato strutture lussuosissime, brand internazionali e dopo anche un’esperienza lavorativa intercontinentale, sto per riorganizzare il mio lavoro. Mi sono trasferito in Toscana per esigenze personali e ho in progetto di raccontare la bellezza di questa terra come setting ideale per la fotografia di matrimoni. In questo progetto coinvolgerò mia moglie che da truccatrice professionista è un’importante risorsa per il progetto, inoltre sarà anche lei la mia musa ispiratrice. Per di più la fotografia wedding è stata la mia primissima palestra, e gli ultimi matrimoni che ho avuto la fortuna di fotografare mi hanno stregato. La mia passione per la scrittura si lega perfettamente al racconto delle nozze. Il grande giorno di due sposi è l’occasione ideale per il mio amore per la narrazione. Fare story telling, raccontando una giornata tanto speciale come il matrimonio in un contesto paesaggistico così incantevole come la Toscana, è davvero il campo nel quale voglio misurarmi.

Ho già ben chiaro il programma da seguire per la mia trasformazione da fotografo specializzato in interni a fotografo principalmente di matrimoni, in realtà per me si tratta di un ritorno alla specializzazione di famiglia.

Sarà una ricerca fotografica magica e d’atmosfera, sarà finalmente la fusione poetica delle mie più grandi passioni: le immagini, le parole e mia moglie. Non vedo l’ora di mettermi a lavorare su questo progetto e non voglio dire di più perché sto già svelando troppo.

Visto che torni a fare principalmente il wedding photographer, raccontaci come ti organizzi nel giorno del matrimonio?

Proprio perché la mia intenzione non è quella di essere un fotografo di matrimoni tradizionale, ma un narratore in immagini ed emozioni, il giorno delle nozze arrivo dopo un serio lavoro di studio nel quale cerco di capire bene chi sono gli sposi e cosa vogliono, perché loro saranno i protagonisti del mio racconto. Uno studio nel quale provo anche a creare mentalmente delle immagini ideali alle quali ispirarmi adattandole alla location a disposizione. Il giorno del matrimonio non amo essere il regista che dà ordini a tutti e detta modi e tempi come fanno i fotografi tradizionalisti, preferisco essere discreto, lascio che il loro giorno si svolga così come loro lo hanno desiderato, mi piace essere un reporter che osserva silenziosamente la bellezza di quelle emozioni e cerca di raccontarle in modo elegante ed esclusivo. Amo inoltre fare in modo che gli sposi esprimano loro stessi in contesti fotograficamente d’impatto, sfruttando la luce naturale o creandola ad arte in modo da consegnare ai miei clienti delle fotografie che possano stupire per la loro bellezza.  

Quali consigli daresti allora a dei futuri sposi per la scelta del wedding photographer?

Di scegliere il meglio cercando di fare uno sforzo economico per aggiudicarsi un vero professionista, un fotografo davvero capace che sappia raccontare il loro grande giorno con stile e in modo unico. Risparmiare proprio sulle immagini è una scelta miope. Mi sono sposato appena 4 mesi fa e so benissimo quanto costa per gli sposi un intero matrimonio e gli sforzi economici che spesso bisogna fare per sostenere le tantissime spese. Nel mio caso ho sacrificato molte voci per poter disporre del budget necessario per aggiudicarmi il giusto video-maker e il giusto fotografo. Gli sposi non si ricorderanno dopo 20 anni della musica o delle bomboniere di quel giorno, ma avranno quelle foto lì tra le loro mani, sugli schermi più disparati, sui loro profili social, sui tablet dei loro figli per tutta la vita, e ricorderanno persone ed emozioni attraverso le foto. Fissare la bellezza della felicità non ha prezzo.

Pretendete il meglio per immortalare il vostro grande giorno, quel giorno non potrà mai più ripetersi.

 Consiglio a tutti di visitare il blog di Antonio Pistillo.

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