Il blog per decidere la propria vita

Pubblicato il 16 Maggio 2016 da Matteo
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Il blog per decidere la propria vita

Vivere con poco, auto-sostenersi e smettere di essere schiavi di un sistema che ci schiavizza e che non ci permette di realizzarci come persone. Della tematica si occupa oggi la nostra intervista per il blog smetteredilavorare.

Come nasce l’idea del tuo blog?

Smetteredilavorare.it è nato nel 2011 con il preciso intento di raccontare il percorso che avevo in mente di attuare per licenziarmi e vivere senza lavorare. Sapevo che sarebbero serviti anni e che tutti i tentativi e le strategie che stavo cercando di attuare avrebbero potuto aiutare altri come me che erano intenzionati a lasciare per sempre un lavoro alienante, così ho iniziato a scrivere tutto quello che facevo. Poi un bel giorno mi sono licenziato, e da quel momento il blog ha assunto altri connotati.

Cosa senti di offrire prioritariamente ai tuoi utenti che visitano il blog?

Come dicevo, inizialmente mi interessava condividere tecniche per vivere senza lavorare, ma in seguito ho iniziato a comprendere che questa strada richiedeva una conoscenza generale dei meccanismi che governano la società e la finanza, ma anche le leggi italiane e quelle dei paesi esteri. Nel blog quindi oggi cerco di alternare articoli che trattano queste tematiche, con un occhi di riguardo verso quei meccanismi che tendono a schiavizzare l’uomo e a renderlo incapace di emanciparsi. L’obiettivo finale è sempre quello di fornire gli strumenti per aprire gli occhi e capire che il lavoro altro non è che la forma di schiavitù moderna, solo che col passare del tempo ho capito che questa presa di consapevolezza passa attraverso la conoscenza di molte delle dinamiche che governano il mondo, non solo il risparmio e l’autoproduzione.

Quali consigli daresti ai tuoi utenti che vivono difficoltà per arrivare a fine mese?

Se, a partire da oggi, ogniqualvolta fossimo in procinto di acquistare qualcosa incominciassimo a porci una semplice domanda, la maggior parte di noi smetterebbe di avere problemi finanziari. La domanda è: “Mi serve veramente?”. Ogni volta che vogliamo spendere anche un solo euro chiediamoci se ciò che stiamo acquistando ci serve realmente o se è uno sfizio, e se la risposta è che ne abbiamo bisogno, cerchiamo di capire se siamo sinceri con noi stessi o stiamo solo cercando scusa per acquistarlo. Così facendo scopriremo che quasi tutto ciò che acquistiamo non ci serve, con un risparmio di denaro inimmaginabile. Questo è il punto di partenza, il passo successivo è capire come ottenere gratis, o spendere pochissimo, per ottenere ciò che invece ci serve realmente, e come diminuire le spese non eliminabili, come ad esempio le utenze domestiche, ma per spiegare tutto questo ho dovuto scrivere un libro.

Esiste la formula/il modo perfetto per raggiungere la felicità? se si, come raggiungerla?

La società in cui viviamo ci spinge a perseguire la soddisfazione personale attraverso l’acquisto; non è sbagliato provare piacere nell’avere qualcosa di nuovo, fosse anche il nuovo modello di iPhone, il problema sta nel fatto che questa forma di felicità dura pochissimo ed ha bisogno sempre di nuovi acquisti per essere prolungata e perdurare. Lavoriamo principalmente per questo, per comprarci quel superfluo che serve a darci continui picchi di felicità, e il risultato è lo stato di schiavitù in cui trascorriamo tutta la vita. Gli oggetti che possediamo ci possiedono. Esiste una felicità molto meno costosa e molto più duratura, che si raggiunge sostituendo gli oggetti con i rapporti umani; un bel pomeriggio al sole a passeggiare con un amico, una cena preparata da tutta la famiglia con la verdura dell’orto, un fresca mattina autunnale a tagliare la legna con il proprio padre, sono esperienze che non costano nulla, ma che rafforzano i legami e ci fanno sentire amati. Essere amati è la felicità, più ci priviamo di oggetti materiali, più si crea spazio per i rapporti.

Come è possibile smettere di lavorare e vivere delle proprie passioni?

Serve un progetto concreto, fatto di tappe e tanto impegno. Il primo passo è capire quanto serve per vivere, nel mio caso ho fatto 6 mesi sabbatici per capire quanto avrei speso vivendo senza lavorare ed in modo estremamente sobrio. Ho installato pannelli fotovoltaici, ho iniziato a fare la legna nel bosco e a scaldare l’acqua con il solare termico, a coltivare l’orto e ad autoprodurre il più possibile e alla fine ho capito che per vivere mi sarebbero bastati 500 euro al mese. Prima di lasciare il lavoro è necessario costruirsi una o più alternative che ci possano garantire quel poco denaro di cui abbiamo bisogno. La strada più semplice è quella di basarsi sulle proprie passioni, cioè trasformare in rendita quello che ci piace veramente fare. Nel mio caso ho cercato di guadagnare qualcosina del mio blog e scrivendo libri, perché la scrittura è sempre stata una mia grande passione, e poi ho costruito un modestissimo studio di registrazione per band locali, perché ho sempre amato molto suonare a fare musica. Ho sempre pensato che differenziare le entrate fosse la scelta migliore, per cui ho continuato a fare collaborazioni anche in campo informatico, ma alle mie condizioni. Smettere di lavorare non significa non fare nulla dalla mattina alla sera, questo non lo auguro a nessuno, ma vivere facendo ciò che amiamo, senza poter essere ricattati da dirigenti che ci hanno in pugno solo perché quella è la nostra unica fonte di guadagno e abbiamo paura di perderla.

Pubblicato da ProntoPro.it

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