Il fotografo come un artigiano

Oggi abbiamo intervistato il wedding photographer Vinicio Ferri che ci ha illustrato la sua visione fotografica, raccontandoci come il fotografo dovrebbe paragonarsi ad un artigiano.

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Cosa rappresenta per te la fotografia? Come mai hai scelto di dedicarti alla fotografia matrimonialista?

Quello del fotografo è un mestiere che può essere interpretato in molti modi, tutti diversi tra loro, addirittura antitetici. Io credo che possa essere espresso alla luce della curiosità per le storie delle persone, per le tracce, i segni che l’esperienza umana lascia al suo passaggio come sentimento che lega le vite di ciascuno. Per questo si esprime nella scelta di fotografare gli sposalizi, i riti di passaggio: volti e fatti che possano costituire un ricordo come valore nel tempo e raccontare attraverso le immagini una storia frutto di tante prima e principio delle esperienze a venire. Per me la fotografia ha un valore solo se legata a questa prospettiva. Deve avere la capacità non solo di guardare in senso bidimensionale ma in profondità. Richiede attenzione, conoscenza e voglia di comprendere, ha bisogno di tempo: il tempo lento degli artigiani di una volta.

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Ti ritieni più analogico o digital? Cosa pensi della digitalizzazione in ambito fotografico?

Il processo fotografico ha subito una rivoluzione con l’avvento del digitale, questo è fuor di dubbio. Oggi chi opera nel professionismo, deve avere una nuova consapevolezza che sia non più derivante dalla propria superiorità tecnica, ma dalla capacità di interpretare la fotografia alla luce dell’ intero percorso creativo. Il digitale ha elementi innovativi davvero rivoluzionari, per questo, il fascino che ancora oggi ha il processo analogico non ci deve confondere nel considerare il digitale non all’altezza della pellicola. Con il digitale abbiamo una eccessiva produzione di immagini, una minore sicurezza dei dati in termini di conservazione, ma un minor costo e la possibilità enorme di diffusione, condivisione e scambio, tralascio consapevolmente tutto l’ambito del foto-ritocco. Dal punto di vista del fotografo per privati vedo che il digitale ha avvicinato tanti nuovi professionisti senza che questo significhi per loro aver studiato e approfondito il linguaggio della fotografia. I clienti d’altro canto pensano che il lavoro sia semplice e tendono a valorizzarlo poco in termini economici. Questi due esempi, accostati non a caso, sono la spia di un fenomeno che sta creando un corto circuito letale per un professionismo serio e preparato: si sta rischiando di perdere la singolarità, la specialità e l’originalità del punto di vista del fotografo che non ha più il tempo per svolgere in senso artigianale e creativo il suo lavoro. Ma è proprio di questo che si ha necessità, soprattutto con l’avvento del digitale. 

Ringraziamo Vinicio per aver condiviso con noi il suo pensiero e per vedere i suoi lavori vi invitiamo a visitare il suo sito www.vinicioferri.it

 

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