Il lato artistico dell’architetto

Ivan De Angelis ci parla dell’aspetto artistico dell’architetto, che troppo spesso viene dimenticato.

architetto

Il tuo studio si chiama “Atelier artistico di architettura I.DEAngelis”. Ci spieghi la particolarità di questo nome?

Il nome nasce da una necessità quasi vitale, ovvero la voglia di svecchiare questa immagine un po’ troppo inquadrata dell’architetto/tecnico o dell’architetto/affarista. Oggi la necessità di ricorrere ad un sapere tecnico, normativo, amministrativo, procedurale di altissima caratura ha trasformato la progettazione e i progettisti in tecnici quasi impiantisti. Questo problema poi ci ha messo ancor più in competizione con i geometri creando una gran confusione generale nelle persone, che credono che l’unica differenza tra un geometra e un architetto sia di tipo economico (leggenda metropolitana).
Io vengo orgogliosamente da una tradizione artistica, che è sempre stata trascurata un po’ da tutti, ma quando questa emerge con criterio segna il passo e fa la differenza sotto ogni punto di vista.
Ci tengo a sottolineare che quando si parla di “formazione artistica” non si deve pensare a qualcosa di strano, stravagante, inconcreto e inutile o a personaggi eccentrici con la sciarpina di seta e un berretto alla moda. Questo è un pensiero completamente errato. Per pensiero e formazione artistica intendo un laboratorio di idee svolte ad ottimizzare forma-funzione-tecnologia, pensieri utili e pratici che attraverso un ragionamento alternativo ti permettono di raggiungere gli obiettivi prefissati; parlo di capacità di pensare a più cose parallelamente e svilupparle in modo tale che ognuna possa essere stimolo e sostegno dell’altra; mi riferisco al lavoro duro svolto su più fronti, più frecce al proprio arco, quel valore aggiunto che si fatica a trovare.
Ecco l’atelier è una fucina, un laboratorio dove ci si sporca le mani di idee e si raggiungono gli obiettivi attraverso itinerari più completi…come dire “Dal cucchiaio alla città” come diceva E. Rogers.

Dove trovi l’ispirazione per le tue idee?

Le idee…a volte succede proprio come nei cartoni animati, ti si accende una lampadina così dal nulla e visualizzi il risultato finale perfettamente lì, davanti a te. Non va studiato, elaborato, va solo copiato e ricalcato: lo vedo lì di fronte fatto e finito.
Altre volte seguo un procedimento che parte dalla raccolta di spunti sia da internet sia da foto che faccio in giro; in seguito seleziono alcuni dettagli interessanti e scelgo solo gli elementi che veramente mi colpiscono, lavorandoci sopra. Ma il ragionamento arriva fino ad un certo punto…all’improvviso ti si accende sempre la solita lampadina.

Come coniughi il tuo gusto artistico con quello del tuo committente?

Da questo punto di vista, prima di tutto, bisognerebbe avere doti e capacità da psicologo. Ciò che faccio è capire le esigenze del cliente sotto tutti i punti di vista, anche quelli più assurdi: se ama il vino, ama il cibo, se ha passioni per l’auto, tv, ecc.
Tutto l’insieme di informazioni di base (numero di stanze, superfici, aspetti tecnici…) e delle informazioni approfondite (stili di vita, passioni, interessi, gusti) mi permettono di capire tanti dettagli: rapporti dimensionali, connettività, colori, morfologie, materiali.

Nel “catalogo design” del suo sito, ci sono molti prodotti realizzati con materiali di recupero. Cosa si intende?

Sono i prodotti con più qualità. I più sorprendenti. Facile fare grandi cose con materiali costosi, esclusivi, particolari, tagli ad hoc. Ben più complesso (ma anche stimolante) è creare e ripensare materiali e idee avendo a disposizione quantità limitate, forme già definite e obbligate, superfici da lavorare in modo diverso per poter offrire qualcosa di inusuale e accattivante.
Alcuni dei miei prodotti li lascio volutamente grezzi sul retro o nelle parti meno visibili, in modo tale che la gente possa constatare con certezza che l’ingegnosità artistica può trasformare il piombo in oro (in senso alchemico e non economico del concetto). Questo progetto ad ostacoli stimola la mente e obbliga a trovare nuove strade e soluzioni scardinando l’idea di design basata solo sulla progettazione e sulla disponibilità di materiali.
E’ un pensiero che si basa sul “non spreco” più che sul risparmio.

C’è un progetto di cui sei particolarmente orgoglioso?

Devo dire che per quello che riguarda il design seguo la strada della personalizzazione o comunque del prodotto semiunico, in parte seriale ma con un dettaglio prettamente personale e quindi unico. Per questa ragione devo ammettere che in alcuni casi fatico a staccarmi dagli oggetti che realizzo, si crea comunque un legame affettivo: sono il ricordo di un lavoro unico.

Ringraziamo Ivan De Angelis per l’intervista concessa. Vi ricordiamo che potete trovare ulteriori informazioni sul sito ideangelis.com

Condividi l'articolo: