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Il linguaggio della fotografia

Il fotografo Andrea Tognoli ci racconta del suo percorso e delle esperienze insieme alla fotografia, che è diventata per lui un vero e proprio linguaggio.

linguaggio

Ci parli della tua passione per la fotografia?

La mia passione per la fotografia in realtà è un’illusione. Le mie passioni sono le esperienze, l’incontro con le persone e le loro storie e la condivisione di tutto questo con il linguaggio che più mi è congeniale; la fotografia. La fotografia è il mio linguaggio, io cerco di raccontare storie. Mi concentro più sui contenuti che sulla fotografia in se, sulle esperienze. Nel mio lavoro di otto mesi con il popolo Sikh, l’aspetto fondamentale è stato la mia esperienza dentro la loro cultura, la loro religione, l’incontro con le persone. Ho cercato di far conoscere, di svelare una storia che è vissuta a pochi passi dalla mia città. Mettere a fuoco il contenuto e l’esperienza è quello che cerco di fare anche attraverso PhotoGarage, il collettivo fotografico con il quale organizzo una serie di eventi volti alla divulgazione della cultura fotografica.

Quali sono gli strumenti di cui non potresti fare a meno?

Scarpe comode e il mio taccuino, sul quale annoto ogni genere di appunto.

Ci racconti di un’esperienza che ti ha colpito particolarmente nella tua carriera?

In realtà io non ho nessuna carriera per quanto riguarda la fotografia. Si può parlare di un percorso che chiaramente non è ancora arrivato al suo fine ne mai ci arriverà. In questo percorso ci sono state diverse esperienze particolarmente importanti. Una di queste è stato certamente l’incontro con la fotografa Sara Lando che attraverso il suo collettivo mi ha aiutato a ritrovare la mia strada in un momento di confusione e di dubbi. Attraverso il confronto con lei e con tutti i compagni di viaggio ho ricostruito la mia visione, il mio linguaggio. Un’altra importante esperienza è stato il reportage a cui ho accennato prima; il progetto Sikh. Attraverso questa esperienza che è durata molto, ho riscoperto il piacere di scoprire, la voglia di raccontare storie e di condividerle per sollevare delle domande, dei dubbi, per spingere le persone a fare delle domande, a farsi delle domande e a cercare le risposte. Andando invece molto indietro nel tempo mi ricordo il primo matrimonio che volli documentare, quello di una cugina. E’ stato il primo incarico ufficiale ed è stato allora che ho capito l’importanza della fotografia, la responsabilità che ne consegue e la forza di questo linguaggio. Come dice la fotografa Monica Bulaj “… la fotografia è un gioco molto serio”.

Qual’è il genere fotografico che preferisci in assoluto? 

Il discorso dei “generi” fotografici è piuttosto lungo e complicato. Premesso ciò, non esiste un genere che preferisco. Trovo strepitoso il lavoro di Daydo Moriyama, così come ritengo di grandissimo valore quello di Ansel Adams, la fotografia di Alex Webb come quella del bravissimo fotogiornalista e scrittore italiano Sergio Ramazzotti. Amo tantissimo alcuni lavori di Salgado, ma mi incantano anche i ritratti di Richard Avedon e rimango a bocca aperta davanti ad un opera di Lachapelle. Pur essendo fotografi che si muovono in ambiti completamente diversi, ognuno di loro è per me un esempio, una fonte di ispirazione, un modello a cui mi ispiro ma dal quale cerco sempre di mantenere le distanze ricercando il mio linguaggio, la mia voce. Tuttavia non nego la mia particolare affinità nei confronti della fotografia documentaria e del ritratto. Perchè in questi due ambiti mi ritrovo più spesso a farmi delle domande, a chiedermi i perchè e i per come e mi sorprendo ad immaginare le storie di cui si nutre la mia incolmabile curiosità. Inoltre trovo interessante e stimolante la combinazione di testo e fotografia e nel fotogiornalismo questo “matrimonio” trova terreno fertile.Uno dei progetti a cui sto lavorando ora, “BellaCiao”, gioca molto su questo duetto.
Concludendo; mi hai chiesto qual’è il genere fotografico che preferisco in assoluto; giusto?  Dalla mia risposta si capisce che per me in fotografia non esiste nulla di assoluto?

Ringraziamo Andrea per aver condiviso con noi le sue esperienze, che potete vedere tramite le sue fotografie sul sito www.andreatognoli.it

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