Il mio mestiere è lavorare il legno

Pubblicato il 23 Dicembre 2016 da Matteo
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Abbiamo intervistato per voi Daniele Corsi, l’artigiano con la passione per il legno.

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Raccontaci di te e della tua attività.

Se battisti cantava ” il mio mestiere è vivere la vita”, Il mio è lavorare il legno. Sembra molto semplice per me come per Battisti, ma la realtà quotidiana è molto diversa. Oggi essere artigiani vuol dire ben più che saper come fare qualcosa, oggi si direbbe “know how”. Innanzi tutto avere un laboratorio vuol dire saper gestire le scadenze, i contatti, i clienti ed i fornitori. Vuol dire saper consigliare e saper dare sicurezza a chi chiede un lavoro di qualità che resterà in casa per le prossime decadi. La mia attività nasce nel 2012 per pura passione. Sono sempre stato capace di “muovere le mani” e forse non sono mai stato capace di tenerle ferme. Anche quando studiavo, ho sempre cercato qualche lavoro manuale, che fosse l’imbianchino per pagarmi le vacanze o il commesso. Più tardi, mentre studiavo Design al Politecnico Di Milano ho iniziato a cercare qualcosa di più specifico nel settore legno, come montatore di strutture o giostre nei parchetti. E’ solo più tardi, dopo un corso di restauro che ho iniziato a conoscere le tecniche ed i rudimenti del mestiere. Come per ogni attività artigianale è stato il lavoro in bottega che mi ha formato e reso indipendente. Da quel momento, dopo qualche tempo in una cantina buia e umida, ho iniziato la mia attività. Ora ho un bellissimo laboratorio vetrato di 200 mq che condivido con altri collaboratori.

Ti occupi di restauro: quali sono le caratteristiche di questo settore?

Cos’è il restauro? Potrebbe apparire come un nome ampolloso che si è deciso di dare alle riparazioni dei mobili che praticavano gli stessi falegnami che facevano i mobili. Del resto un tempo il restauro non esisteva, è nato solo con la nostra consapevolezza del passato e della storia: era la carenza di risorse che ha stimolato l’ingegno dei falegnami e proprio quelle tecniche ora utilizziamo nel restauro. Mi piace essere un restauratore di mobili. La professione unisce per definizione tecniche artigianali con conoscenze di materiali desueti, il tutto unito ai più recenti prodotti che consentano di restituire l’antico splendore ai manufatti conservandone il più possibile i materiali originali. Quando prendo in mano un mobile e ne apro i cassetti o le ante vedo tutte le altre mani che sono passate sul legno, i segni del segaccio con cui è stato sgrossato, quelli delle pialle con cui è stato assottigliato, gli incastri con cui è stato giuntato e le riparazioni che nei decenni sono state praticate. Per essere restaruatore bisogna regredire nel periodo in cui è stato fatto l’oggetto, leggerne gli spessori, le forme, i materiali e le essenze utilizzate. Invece di pitturare con qualche passata di vernice, il restauro richiede tempi di materiali antichi: centinaia di movimenti concentrici con un tampone imbevuto di alcool e gommalacca danno una finitura a specchio per fare emergere superfici finemente intarsiate. Alla fine, stucchi, colori, cera e qualche tocco solo mio ed il vecchio torna bello e funzionante.

 

Come si possono conciliare lo stile classico e moderno tramite il restauro?

Una  delle caratteristiche del mio modo di procedere è quella di sposare l’antico con il contemporaneo. Ho studiato design poi restauro e mi piace conciliare le due cose. Potrebbero sembrare in antitesi, ma, per quanto mi riguarda sono compenetranti. Il restauro fornisce le competenze per capire la materia e le conoscenze per capire lo stile e la storia ad esso legata. Il design fornisce la cultura del progetto, l’interpretazione delle tendenze e della richiesta del mercato. In questi anni ho continuato a lavorare per diventare sempre più bravo e per conoscere sempre più cose spaziando in tutti i campi dell’artigianato. Ora sto cercando di convogliare tutte queste competenze in nuovi progetti. Del resto la fortuna di nascere e crescere in Italia è quella di venire formati dal bello che si trova ogni dove. Non è un paese facile il nostro ma, anche nelle difficoltà si riesce a creare cose belle e funzionali. Nel crare un oggetto convoglio tutto assieme: un’idea, il progetto, la sensibilità italiana, il mio gusto, le competenze tecniche di falegnameria e la storia dei secoli passati.

 

In che condizioni è il mercato dell’arredamento in legno?

Tutto il mercato nazionale ha risentito della forte crisi internazionale. In altri paesi le cose si stanno assestando, ma da noi ancora si fa fatica a trovare una stabilità. Come in ogni campo bisogna analizzare la situazione rispetto alle fasce di mercato. Il lusso infatti risente meno della crisi, anche perchè legato all’esportazione. Molto dei miei fornitori mi dicono che lavorano con l’alta gamma quasi solo per l’estero. Qua, invece, spesso si preferisce spendere moltissimo per l’azienda con un nome, non per forza sulla qualità. Rispetto al mercato medio penso che in questo periodo di così grandi cambiamenti le persone debbano capire come rapportarsi con le forniture di mobili. Da qualche anno c’è moltissima attenzione per tutto ciò che riguarda l’architettura ed il design d’interni e questo anche per merito di grandi catene che permettono a prezzi incredibilmente bassi di arredare casa in modo molto carino. Il problema di chi lavora a livello artigianale è che spesso viene richesta la stessa prestazione in quanto a prezzi e tempi dei mobili industriali. Rispetto a 10 anni fa i prezzi finali si sono contratti moltissimo, mentre quelli dei fornitori si sono alzati. Il cliente spesso si stupisce se la consegna avviene molto tempo dopo la stipula del contratto e ad un prezzo molto superiore a quello delle grandi catene. Purtroppo spesso non viene percepito il lavoro e la qualità sia di materiali che di tecnica che sta dietro al lavoro manuale. Credo che, per fortuna, come per ogni cosa la mentalità stia un po’ cambiando e si ri-cominci a dar valore al lavoro manuale. I moltissimi laboratori artigianali che hanno chiuso non hanno saputo rapportarsi alla crisi ed ai cambiamenti. Ora la situazione è più stabile e quelli rimasti, sicuramente con grandi difficoltà, galleggiano in attesa di un cambiamento. Per quanto mi riguarda ho iniziato a lavorare durante la crisi, non ho mai conosciuto un periodo florido, per  cui non posso essere che fiducioso in un cambiamento in meglio!

Ringraziamo Daniele per l’intervista concessa a ProntoPro. Scoprite i suoi lavori su www.danielecorsi.com

 

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