Il mondo della fotografia visto da Mauro Guglielminotti

Pubblicato il 13 dicembre 2016 da Matteo
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Abbiamo intervistato oggi il fotografo Mauro Guglielminotti, che ci ha raccontato la sua storia nel mondo della fotografia e la sua prospettiva verso lo stesso.

fotografia

Ti occupi di fotografia di viaggio e fotografia sociale: potresti spiegarci meglio di questi due generi e della tua passione? 

La fotografia di viaggio si occupa della documentazione di un territorio in tutti i suoi aspetti, geografici, culturali, antropologici in senso lato, e la fotografia sociale si occupa in particolare dei problemi e delle tematiche sociali del momento, per citarne alcune le crisi economiche, le povertà, gli esclusi, le migrazioni, il cambiamento climatico.

In realtà io mi sento sostanzialmente “fotogiornalista” (di anticipare  quello che andro’ a fotografare, leggendo, osservando, studiando). Tra l’altro  ho fondato una rivista di fotogiornalismo, “ilReportage” per la quale ho lavorato come photoeditor, prima di lasciarla qualche anno fa.

Come si è sviluppata la tua carriera? 

Ho iniziato a fotografare professionalmente oltre trentanni orsono, iniziando con la vendita di qualche immagine a una rivista locale regionale. Ho poi provato a presentarmi ad agenzie fotografiche e e dopo un certo tempo e rifiuti e consigli vari ho potuto collaborare con agenzie come Grazia Neri prima e Farabola poi, arrivando a pubblicare su riviste e quotidiani nazionali e internazionali. Oggi vivo a Parigi e faccio parte di un gruppo/collettivo di fotogiornalisti italiani, BuenaVista*Photo.

Ho fatto studi classici e poi mi sono laureato in ingegneria nucleare e ho  avuto la fortuna di poter fare due lavori in contemporanea, continuo infatti a lavorare comeingegnere e a prendermi il tempo quando è necessario partire per un progetto fotografico complete.

Cosa distingue un fotografo professionista da un amatore? 

Ricordo i primi consigli, quando giovanissimo fotografo mi presentai tantissimi anni orsono all’allora agenzia Gamma a Parigi e la risposta fu che, ovviamente, non sarei stato in grado di lavorare con loro , ma mi fu chiara per la prima volta la differenza tra un amatore e un professionista: a volte l’amatore puo’ scattare immagini bellissime, ma il livello medio di un professionista deve “sempre” essere di livello medio-alto, un professionista deve garantire un prodotto di qualità in qualsiasi situazione, con qualsiasi condizione al contorno, qualsiasi tempo e qualsiasi inconveniente: il servizio “deve essere portato a casa”. Altro punto importante è saper raccontare delle storie, saper usare il linguaggio visuale per scrivere con la fotografia. Negli ultimi tempi, visti i cambiamenti importanti del mercato  è molto difficile per chi inizia l’attività vivere di sola fotografia, soprattutto se si tratta di reportage, mi ritengo quindi estremamente fortunato nel non aver abbandonato il doppio lavoro.

Quali sono gli strumenti essenziali per il tuo mestiere? Di cosa non potresti fare senza?

Ovviamente un apparecchio fotografico di qualità, qualche obiettivo specifico secondo le occasioni, ma penso che per un fotografo l’essenziale sia la curiosità e la conoscenza di quello che accade, l’informazione e la cultura di base. Ad un certo momento, non convinto della qualità del lavoro che stavo facendo, smisi di fotografare e mi presi un anno sabbatico, semplicemente continuando ad “andar per musei”, puntando a una cultura del vedere più che soltanto a un approfondimento tecnico (ovviamente necessario, essenziale e di base ma non esclusivo).

Come si è sviluppata la professione del fotografo negli ultimi anni? Quali sviluppi prevedi per il futuro?

Tutti conosciamo come negli anni passati molte agenzie abbiano chiuso i battenti, come la situazione dei giornali e delle riviste sia difficile. Dirò peraltro delle ovvietà, ma ritengo ugualmente utile ribadire come restando nell’ambito del reportage gli ultimi anni abbiano visto una specie di visione accademica, quasi pittorica, prendere piede, prima con desaturazioni continue, poi con immagini caravaggesche, molto si è discusso sull’uso più o meno sfrenato dei software di correzione.

 

Ringraziamo Mauro per aver condiviso con noi il suo pensiero e la sua esperienza. Trovate i suoi scatti e maggiori informazioni sul sito www.guglielminotti.it

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