Il piccolo mondo dei Kokedama

Pubblicato il 6 febbraio 2017 da Fabio
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Oggi abbiamo intervistato Francesco Roviaro, che ci ha raccontato il mondo dei Kokedama.kokedama

Chi sei?

Ciao mi chiamo Francesco Roviaro, sulla rete però sono sempre Fra Ro.
Sono un architetto di 39 anni, vivo a Milano.

Nella mia esperienza lavorativa ho avuto l’opportunità di svolgere la professione, sia in Italia che all’estero, in grandi studi di Architettura nell’ambito della progettazione e dello sviluppo “della forma” dell’oggetto architettonico.
Il contatto con i materiali e una certa manualità mi hanno permesso di sviluppare l’attitudine a progettare attraverso la realizzazione di modelli materici e plastici volumetrici.
Attualmente svolgo la libera professione e realizzo oggetti di design originali e unici che prediligono l’utilizzo di elementi naturali e/o di recupero, presso il mio laboratorio artistico che si trova in provincia di Mantova.

Ci racconti la storia di KoKi?

Koki è un’idea nata dal connubio tra l’esperienza nell’ambito del Design e dell’Architettura e la passione per le piante, i bonsai e la Natura.
Da molti anni curavo una serie bonsai che però non ero in grado di valorizzare all’interno dei tipici vasetti in ceramica (tra l’altro molto cari), così ho deciso di provare a fare da solo qualche vaso/contenitore utilizzando cemento o oggetti di recupero e, visto che lo spazio era poco, ho deciso di appenderli.
Nel frattempo stavo aiutando un’amica ad abbellire il suo terrazzino e gli ho consigliato di utilizzare i vasi appesi in modo da creare una parete verticale di verde e mi sono messo a cercare su internet per farle vedere qualche immagine e ho conosciuto il mondo dei Kokedama.
L’idea le è subito piaciuta, ma preoccupata mi ha chiesto: “ E dove li trovi questi Koki o come si dice?!” la mia risposta è stata istantanea e spontanea: “Te li faccio io!”…

Spiegaci la Filosofia di Koki

La forma sferica come un pianeta, il microcosmo presente tra i vari muschi, i diversi tipi di piante o fiori, i colori, le radici, sono tutti elementi che rendono il Kokedama un oggetto quasi metafisico che vuole trasmetterci quelle emozioni che abbiamo perso di vista nella vita quotidiana.
Il senso del passare del tempo, delle stagioni, la delicata eleganza di un fiore che sta per sbocciare o la primitiva impressione di Antico data da una superficie rivestita di muschio portano il nostro inconscio a immaginare mondi utopici che offrono senso di pace.
Di fatto una forma d’arte che mira a ricreare un angolo di Natura in un piccolo spazio godibile all’uomo, una soluzione molto poetica e sostenibile per piccoli giardini, balconi e anche interni luminosi.
Siamo tutti proprietari e guardiani di questo piccolo pianeta.

Quali sono le origini del Kokedama?

Dalla tradizione orientale i Kokedama sono i bonsai dei poveri, coloro che non potevano permettersi un vaso e che quindi erano soliti creare una palla ricoperta di muschio entro cui inserire la pianta.
Questa forma di giardino è però creata con materiali totalmente naturali ed eco-sostenibili.
Le minute dimensioni della sfera faranno rimanere piuttosto piccole le piante mentre all’interno si svilupperà il sistema radicale protetto dalla “pelle” di muschio.
Tradizionalmente in Giappone queste composizioni venivano esposte in una nicchia a parete dedicata chiamata Tokonoma, un elemento fondamentale dell’architettura tradizionale Giapponese, legata alla Cerimonia del Tè.?

kokedama

Come si seguono i Kokedama?

Di solito i Kokedama sono piante di piccole dimensioni, una specie di Bonsai che si sviluppa nello spazio della palla di muschio.
Per le specie da esterno si possono utilizzare varie piante ornamentali e, volendo, anche piccoli piante di frutti come le fragole, arbusti e Bonsai di diverse dimensioni.
Le specie per gli ambienti domestici sono quelle che non hanno bisogno di illuminazione solare diretta, si utilizzano con successo felci e piante grasse, ma anche ciclamini, edera, ed erbe aromatiche.
Il Kokedama appeso andrà vaporizzato con acqua almeno due o tre volte al giorno a seconda dell’umidità dell’ambiente, per far sì che la pianta abbia radici al fresco e il muschio possa saldarsi bene al terreno. Specialmente nei periodi più caldi sarà poi consigliabile mantenere il Kokedama al riparo dalla luce solare diretta che rischia di vaporizzare velocemente l’acqua e potrebbe a danneggiare irreparabilmente la pianta.
In entrambi i casi è consigliabile immergere di tanto in tanto le piante in un catino di acqua piovana per qualche minuto in modo che l’acqua possa entrare fino nel centro del Kokedama, la frequenza varia a seconda della pianta.

Il tuo prossimo step?

Adesso arriva la primavera.
Quindi sicuramente proverò ad aumentare la dimensione delle sfere, vengono anche chiamate Perle di Muschio, per poterci inserire piante più grandi e di grande impatto.
Poi sto già pensando ad una linea di accessori per i Kokedama e di strutture d’appoggio per permettere a chi non può fare buchi sul muro di avere il proprio KOKI, magari sulla scrivania dell’ufficio…Sicuramente sono in “Work in Progress”

 

Ringraziamo Francesco Roviaro per l’intervista rilasciata, vi rimandiamo al sito per maggiori informazioni:

www.kokimilano.com

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