Il signore del cartone

Insieme a Angelo Lussiana scopriamo come viene lavorato il cartone per produrre oggetti di uso quotidiano.

cartone

Chi è Angelo Lussiana? Come ti è venuta l’idea di produrre opere in cartone?

Angelo Lussiana è un signore che da 42 anni e ancor oggi è nel campo, si occupa di banca e investimenti: è un signore con una manualità eccezionale, con una creatività dirompente.  Per tutta la vita la mia passione è stata la lavorazione del legno, dal fare mobili al restaurarli: non solo, da giovane ho scolpito pietra, legno, fatto fusioni in piombo e bronzo e lavorato la ceramica. Ho realizzato anche alcuni carri e maschere per il carnevale.
Gli studi hanno poi portato ad un lavoro in campo finanziario, banca prima, libero professionista 24 anni più tardi, per cui, per un lungo periodo, ogni velleità creativa, se non per sporadici episodi, è stata soffocata. Nel 2010 un risveglio, un forte moto di ribellione del mio intimo: voglia di creare ancora.
Mi procuro una fresatrice a controllo numerico, inizio a fare piccoli oggetti di arredo, complementi di design per la casa e per la persona in essenze pregiate, noce e legno. E questa sarebbe stata la strada maestra per la realizzazione del mio desiderio, se non che si presenta la necessità di fare dei segnaposto per il pranzo di Natale: mia figlia voleva farli a forma di renna, ognuna che portasse il nome di un commensale. La soluzione ovvia, farli in legno, si rilevò ben presto lunga da percorrere, così volli provare con altro materiale, avevo degli scatoloni e provai con il cartone.
Inutile dire che fu amore a prima vista: da là partirono i primi oggetti quali l’applique ON-OFF, una cornice porta foto, ecc.

Come avviene il processo di lavorazione del cartone per creare oggetti?

Intanto è necessario procurarsi il cartone: sinché la produzione è a livello di unico esemplare si può arrivare prima del camion della differenziata e sottrarre i cartoni migliori da quelli fuori dei negozi; per produzioni ripetitive è necessario l’acquisto di fogli nuovi.

Per il progetto, invece. I miei oggetti sono prevalentemente tridimensionali, quasi mai vi è un foglio di cartone piegato: questo presuppone un progetto in cui ogni segmento venga disegnato e pensato per il ruolo che avrà all’interno dell’oggetto finito. Sto pensando ad un coperchio che avrà di certo la necessità di una cerniera per l’apertura: i vari segmenti che lo formeranno dovranno anche diventare parte della cerniera, per cui occorre studiarli in piano, ma in grado di lavorare in 3D.

Spiego sovente cosa intendo per “disegno in 2D, pensando in 3D”, che è quello che succede: utilizzo un elementare programma di CAD per disegnare l’oggetto nelle sue viste, per cercare di adeguare le proporzioni e poi passo all’affettamento, alla suddivisione dello stesso lungo un piano in tanti segmenti, modulati sull’altro asse a seconda della posizione. Non uso programmi di slicing da modelli 3D, che non sono in grado di creare, ma disegno uno ad uno i singoli elementi.
Traduco i singoli disegni in linguaggio macchina e li do in pasto alla fresa automatica che eseguirà i vari tagli: la fresa è auto costruita, è si automatica, ma necessita di manualità per tutto il tempo di taglio. Il cartone deve esser tenuto pressato e le mani devono accompagnare il movimento della fresa seguendola per tenere sul piano di lavoro il materiale che altrimenti si solleva.
Tagliati i pezzi che comporranno l’oggetto, si passa alla fase di incollaggio: il bello qui è vedere la tua creazione prender forma, crescere 7mm per volta ad ogni nuovo pezzo incollato.
Ultima, lunga fase, quella della rifinitura: ore a carteggiare per pareggiare le superfici, per togliere i trucioli di cartone all’interno delle onde, per modellare parti che altrimenti risulterebbero scalettate.

Hai iniziato realizzando mobili in cartone. Come sei riuscito a rendere così robusto il cartone?

Non è del tutto vera l’affermazione: mobili per ora non ne ho ancora fatti, sebbene da subito frequentassi un blog “Mobili di Cartone”, ora defunto, surclassato dal più snello FB. Attraverso questo blog ho avuto modo di conoscere altri con la passione dei lavori in cartone, parecchi fanno mobili in effetti, e ho avuto quindi la possibilità di confrontarmi sulle tecniche costruttive: ho preso e ho dato, è stato un proficuo periodo per tutti, immagino.
Di per sé il cartone è un materiale robusto: ha insita nella sua struttura la formula della robustezza. E’ l’onda. E’ il particolare nascosto quello che io amo esporre, tirare fuori, mettere in luce: il cartone lo ruoto di 90°, accostando ogni singolo profilo e questo rende gli oggetti talmente robusti da potervici far passare sopra un’auto.
Non sono necessari trattamenti tipo applicazioni di resine o colle: questi si possono fare se si vuole rendere impermeabile il proprio lavoro, ma non sono indispensabili.

Realizzi anche molti oggetti di moda in cartone, come borse e papillon. Sono morbidi?

Essì! Tendo a realizzare oggetti che debbano esser utilizzati per quello che sono, indipendentemente dal materiale utilizzato: se una borsa è morbida da poter esser aperta, allora anche quella in cartone lo sarà, così come per un papillon che, prima di esser morbido, è ciccione e quel gonfiore è stata la mia prima preoccupazione.
Questi oggetti sono realizzati con una particolare lavorazione che chiamo “tessuto di cartone”, ottenuto unendo centinaia di striscioline larghe appena 5mm a volte meno: questo tessuto, accoppiato a sua volta a pelle piuttosto che a un policomponente formato da alluminio e polietilene, che mi serve anche per isolare dall’acqua in caso di pioggia, diventa robusto alla trazione e flessibile, adatto a trasformarsi in borsette.
Mentre, leggermente più spesso, accoppiato o meno ad una carta traslucida, viene utilizzato per i paralumi di lampade e lampadari.

Che caratteristiche, professionali e personali, deve avere chi vuole intraprendere la carriera nell’artigianato?

Nel mondo del cartone ci sono parecchi player, tutti molto validi, con fior fiore di architetti alle spalle a disegnare oggetti soliti nei modi più originali: ci sono veri capolavori di ingegneria meccanica in primis, che con adeguate pieghe trasformano un materiale debole in un supporto robustissimo. Voglio ricordare una su tutti, la bicicletta in cartone.

Non che io sia la persona più adatta a dare consigli, devo ancora affermarmi quindi dovrei star a sentire piuttosto che parlare: posso dire cosa ho fatto sino ad ora per ritagliarmi quella piccolissima fetta di mercato.
Occorre, ma credo come in tutti i lavori, testardaggine, passione e costanza: la testa deve esser così dura da andare contro tutto, contro il mondo, contro chi ti vuole convincere che nessuno comprerà mai un oggetto in cartone, perchè se piove quello si quaglia. Devi armarti di pazienza e impuntarti per risolvere problemi di stabilità, di movimentazione; devi esser talmente appassionato da dedicarci la maggioranza del tempo a tua disposizione, devi poter levigare quegli oggetti come se ogni raschiata di carta vetro fosse una carezza, devi sentire sotto le tue mani le perfezioni delle curve, correggerle se non lo sono; devi mantenere costanza, l’approccio hobbistico non porta distante.

Detto tutto ciò occorre anche proporre oggetti originali, belli e funzionali: la fortuna è che non occorre inventare nulla, è tutto già disponibile, ma in altro materiale. Riprodurlo in cartone, reinventarlo in cartone è di per se originale, se poi lo si riesce a fare esteticamente valido e accattivante e, non dimentichiamo, funzionale allora perché non dovrebbe arrivare il successo?

 

Ringraziamo Angelo Lussiana per la gentile intervista. Vi ricordiamo che potete trovare maggiori informazioni su angelolussiana.com

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