La candid camera nella fotografia di matrimonio

Il fotografo Sergio Smerieri ci parla della fotografia di matrimoni: dallo stile candid camera agli elementi fondamentali per un ottimo reportage.

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Qual è la storia del fotografo Sergio Smerieri?

E’ una storia comune a tanti della mia generazione…si inizia con la curiosità e con l’acquisto di un primo apparecchio. Si passa alla camera oscura e con la produzione delle prime immagini poi, ma qui la fortuna ti deve aiutare, si va ad imparare il mestiere presso uno che ne sa più di te. Quindi viene il giorno in cui ti senti pronto per intraprendere il mestiere da solo e apri il tuo studio e a quel punto te la giochi. Un percorso lungo e insidioso ma che serve a formarsi e irrobustirsi, perché non è un lavoro facile.

Parliamo di matrimoni. Qual è la tipica giornata del fotografo il giorno del matrimonio?

La mia giornata coincide quasi del tutto con quella degli sposi: preparativi, rito, pranzo, torta e gran finale…e poi a letto distrutto. La tensione che accumulo è tanta e la concentrazione richiesta è tale per cui a fine giornata io sono molto provato, infatti ultimamente prendo con me un assistente per non crollare e dare un servizio più completo. Diciamo che aggiungo due spalle e due occhi al lavoro.

Quali sono i momenti fotografici più salienti di un reportage di matrimoni?

Oggi al matrimonio vengono scattate almeno 2000 foto da parenti, amici e appassionati, inutile quindi che tutti facciano le stesse foto a un metro di distanza. Il fotografo, quello ufficiale, deve essere in grado di offrire qualche spunto in più o almeno qualche situazione in più.
I preparativi sono i miei preferiti: quelle piccole imprecisioni, quei momenti un po’ scanzonati, quei gesti inusuali da catturare sono bellissimi e unici. Altro aspetto fondamentale è che durante il rito il fotografo è l’unico che è di fronte agli sposi, ha quindi un punto di vista esclusivo. Poi bisogna saper “cacciare” le situazioni durante il pranzo, per cogliere di sorpresa gli ospiti. Diciamo pure che non amo le foto in posa o in esterno, quelle non le sento mie.

Cos’è lo stile “candid camera” nella fotografia? Quali vantaggi offre in un reportage di matrimonio?

E’ una parola che uso per far capire agli sposi che fotografo spesso di nascosto e nel momento più inatteso, così lo sintetizzo con il nome della fortunata serie televisiva Candid Camera di Nanni Loy.
Il metodo reportage è uno stile che piace, perché quando rivedi le foto ti rivedi in situazioni inattese o che avevi rimosso. Poi mi piace molto fare la foto con tutti gli invitati: il “gruppone” è sempre valido.

Il passaggio da analogico a digitale cosa ha cambiato nella fotografia? E in particolare nei reportage di matrimoni?

Questa è stata una rivoluzione a tutti gli effetti. Io scatto sempre come se avessi la pellicola, cioè con parsimonia, non scatto per fare “un mucchio di foto”: scatto solo quando avviene il corto circuito “occhio – cuore – cervello” (cit. di EC Bresson) e ogni scatto è singolo e voluto, non uso il motore per capirci.
Come dicevo prima, è inutile fare le stesse foto dei parenti e degli amici: o il fotografo porta un valore aggiunto o inutile spendere quei soldi.  Il digitale però permette di post produrre il materiale, per esempio scegliere in un secondo tempo il bianco e nero, correggere qualche imperfezione di inquadratura, eliminare alcuni disturbi e correggere l’esposizione. La pellicola era molto più rigida in questo. Però, sottolineo, il digitale deve essere una opportunità in più per fare un buon prodotto, non una semplificazione del lavoro…perché la fotografia è scattata dietro alla macchina, non davanti!

 

Ringraziamo Sergio Smerieri per l’intervista che ci ha concesso. Vi ricordiamo che potete trovare ulteriori informazioni visitando il suo sito.

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