La continua ricerca nella fotografia

Antonio Bergamino ci racconta oggi del suo rapporto con la fotografia: una passione che dura da 40 anni e si alimenta con la ricerca continua!

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Quando è nata la tua passione per la fotografia?

La passione per la fotografia è nata quando m’iscrissi al corso fotografico propedeutico agli studi accademici, due anni durante i quali la mia giornata migrò in buona parte in camera oscura. Si sperimentava e si riproducevano antiche tecniche di stampa come la platinotipia, la cianotipia, i viraggi. Era il 1976 quando scoccò la scintilla e da allora non ho smesso di fare ricerca, di catturare la luce, di raccontare.

Oggi, dopo circa 35 anni di ‘click’, ho un archivio che spazia tra reportage (violenza sulle donne, tossicodipendenza, Cuba, Borneo, Africa, Papua Nuova Guinea), sport (moto mondiale e basket), mondo subacqueo (barriere coralline, mari artici, squali), architettura (le più importanti costruzioni realizzate in Europa), fotografia di scena (prosa, danza, concerti), advertising.

Quali sono i fotografi che più ti hanno influenzato? Cosa hai fatto tuo della loro visione fotografica?

Colleziono libri fotografici, li sfoglio spesso perché la fotografia stampata resta la mia preferita e tra gli autori cito volentieri Salgado, Rodero, McCurry, Pellegrin, Berruti, perché molti dei loro fotogrammi hanno una tale forza narrativa da trasportarmi nella storia dei soggetti ritratti. Essendo molto legato ai temi sociali, ritengo questi fotografi molto bravi nel racchiudere in un fotogramma il dramma e le miserie del genere umano.

Fotografare significa, per mio conto, avere la capacità di catturare la magia del racconto, sia esso di un luogo o di una persona, ‘leggendo’, oltre alla scena, anche la luce che ritengo fondamentale sia sul piano compositivo che narrativo.

Pellicola vs digitale. Quali preferisci?

La qualità della fotografia va intesa come catalizzante dell’attenzione dell’osservatore, quindi esula dalla tecnologia. La foto ben riuscita la puoi ottenere tanto con una ‘usa e getta’, quanto con una costosa fotocamera. Detto questo, essendo nato come fotografo con la pellicola, sono sentimentalmente legato alle fotocamere analogiche che di tanto in tanto uso per ricerche personali, impiegando pellicole bianco e nero che sviluppo in camera oscura.

Col digitale, che uso per ovvie ragioni di mercato, non è cambiato il mio modo di fotografare, è cambiato il rapporto col committente, l’archiviazione, la post-produzione. Oggi le fotocamere digitali, avendo raggiunto un elevato livello tecnologico, non mi fanno rimpiangere le vecchie pellicole. Semmai la differenza sostanziale tra questi due sistemi è che con l’avvento del digitale ci si professa fotografo con troppa facilità. Ma questa è un’altra storia.

Grazie ad Antonio Bergamino per aver condiviso la sua esperienza con noi!

Pubblicato da ProntoPro

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