La fotografia come stile di vita

Pubblicato il 7 novembre 2016 da Fabio
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Ringraziamo per l’intervista Max Bennici, fotografo ma soprattutto appassionato e amante delle fotografia.

Fotografia

Raccontaci di te stesso e della tua attività. Come è nata la passione per la fotografia?

Bella domanda! La passione nasce ai tempi delle medie. In principio il desiderio era semplicemente quello di dominare la luce. La sfida, all’epoca su pellicola e con una reflex tutta manuale era di ottenere foto ben esposte in situazioni e atmosfere cinematografiche. Foto di sera alle mille luci della città, ai colori dell’ autunno, ai tramonti estivi o ai borghi italiani. Ma, benché soddisfatto dei risultati tecnici fin da subito, quelle foto non mi sconvolgevano. Mancava qualcosa! (Tutti le trovavano belle, io banali). Passano gli anni e sperimento tecniche e temi diversi alla ricerca del mio “soggetto”. Amante del lavoro di Van Gogh per un periodo manipolo le polaroid e creo 2 collezioni “Modena in posa” e “Istantaneamente” che faccio itinerare in mostre. Sperimento tecniche di post produzione tutte manuali da cui concretizzo un’altra collezione su Modena. Ma continuavo a cercare il mio “soggetto”. Fotografare vuol dire letteralmente scrivere con la luce. Io continuavo a guardarmi attorno, a “raccogliere appunti”, ma non sapevo cosa volevo dire.

Qual è il genere di fotografia che prediligi e perché?

Un bel giorno una mia collega di lavoro (all’epoca la fotografia era ancora una passione che stava lentamente sfociando in un secondo lavoro) mi chiese di farle qualche bella foto in bianco e nero. Io avevo,ovviamente, fotografato i miei familiari e i miei amici in mille occasioni, ma un vero shooting di ritratto era un’altra cosa. Accettai la sfida. (Siamo sempre ai tempi della pellicola, la reflex era “diventata” autofocus e in borsa avevo 2 ottiche in più, ma lontani dalle facilitazione del digitale). Il risultato fu strepitoso. Belle foto, vive, con un’anima. Avevo trovato il mio “soggetto”: le persone . Oggi a molti anni da allora io provo emozioni vere soltanto mettendo l’essere umano al centro di tutto. I paesaggi, naturali o urbani che siano, senza persone mi trasmettono poco, le persone la vita. Fotografare è sempre una sfida qualunque sia il genere che si esegue, ogni “soggetto” ha le sue difficoltà, ma quando fotografi una persona le difficoltà aumentano. A quelle tecniche, di gestione della luce, si affiancano quelle emotive e psicologiche sia del soggetto che del fotografo. Mi spiego meglio. L’obiettivo crea disagio! Nella mia carriera ho fotografato migliaia di persone, di tutti i generi, di tutti i ceti sociali, varie etnie, età, istruzione e credimi tutti sono in imbarazzo, all’inizio. Quindi, un buon ritrattista deve mettere a proprio agio chi ha difronte. Cosa che ovviamente varia tutte le volte: una sposa, un bambino, un’imprenditore, una modella. Non solo cambia il soggetto, cambia la sfida ma a stesso soggetto spesso corrisponde situazione diversa. Si pensi, ad esempio, al diverso stato d’animo con cui una sposa affronta il suo giorno più importante in una giornata di sole rispetto ad uno di pioggia. Ma un ottimo ritrattista deve prima di tutto mettere a proprio agio se stesso! È’ vero che esperienza e attrezzatura professionale aiutano. Ma non basta. Ogni volta che fotografo qualcuno mi domando: “cosa voglio raccontare di questa persona? Come voglio che venga ricordata? “Scrivo” le sensazioni che mi ha dato conoscerla, (a sua volta inevitabilmente influenzate dal mio stato d’animo del momento) o faccio un “racconto” un po’ più romanzato, giocando con luci e ombre per enfatizzarne i pregi e nasconderne i difetti (Così come vorrebbe lei)? Ogni volta è un’avventura nuova, ogni volta meravigliosa ed emozionante.

Come si è sviluppata la tua carriera? Come sei passato dall’essere un aspirante

fotografo ad un professionista?

Più tempo passavo a fotografare le persone e più mi piaceva e più mi piaceva e più cercavo di trascorrere tempo a fotografare le persone. È come quando due individui s’innamorano e si frequentano: più si vedono e più cresce in loro il desiderio di stare vicini fino al giorno in cui vanno a vivere insieme. Io mi sono “sposato” con la fotografia 16 anni fa dopo 14 di “fidanzamento” (in cui ho condiviso la passione per le immagini con quello per i dolci: ero pasticciere).Da 16 anni possiedo un negozio. Due anni fa ne ho aperto un secondo e quest’anno ho realizzato un sogno che perseguivo da quasi 30 anni. Ho aperto la mia prima sala posa (prima di allora i servizi fotografici di ritratto li facevo in una parte del mio negozio oggi adibita a show room).

Quali sono stati i principali problemi da superare?

Tutto questo ha richiesto un gran dispendio di energie e di denaro (che ovviamente non avevo). Le difficoltà maggiori sono proprio arrivate dal sistema. Se non hai garanti o proprietà da ipotecare o risparmi le istituzioni non ti aiutano per niente, anzi ti scoraggiano. I sogni costano cari. Anche i comuni problemi di tutti i commercianti e piccoli imprenditori sono un forte ostacolo. Crisi, tasse elevate, studi di settore irragionevoli, sono spesso una melma che impantana parecchio. Una volta ho letto un’ articolo fantasioso che ipotizzava se Steve Jobs fosse stato Stefano Lavoro e avesse cercato di fondare la “Mela” in Italia. La conclusione, secondo l’analisi del giornalista, era che molto probabilmente Stefano Lavoro oggi affitterebbe il garage dove aveva assemblato il primi computer come autorimessa o magazzino e la “Mela” non esisterebbe.

Quali sono gli attrezzi da lavoro che non possono mai mancare?

Per fare questo lavoro (ma sarebbe più corretto dire tutti i lavori) ci vuole tanta passione, pazienza e un pizzico di fortuna. Nella mia borsa non mancano mai le ottiche fisse. Uso 2 corredi: Canon e Sony. Di entrambi ho zoom tutto fare per quelle situazioni in cui non posso perdere tempo, ma le foto migliori le ottengo con le ottiche fisse: il 28mm, il 55mm, l’85 e il 135. Allo stile ritrattista spesso affianco un occhio reportagistico, soprattutto durante le cerimonie. Questo perché mi piace sia creare un’emozione (col ritratto) sia raccontarla così come m’è apparsa.

Se dovessi riassumere la mia carriera da fotografo direi che quando non dormo guardo. È più guardo e più cresce il desiderio di raccontare quelle visioni, quelle emozioni. Questa per me è la fotografia. Questa è la mia vita.

 

 

 

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