La fotografia del cibo

Oggi abbiamo intervistato Paolo Castiglioni, che ci ha raccontato la sua storia con la fotografia… e con il cibo.

Ci racconti la tua storia con la fotografia?

E’ una storia che parte tanti anni fa. quando ero piccino ed ero costretto a letto per una influenza, un modo di mia madre per tenermi “buono” era prendere un cassetto pieno di fotografie di famiglia e mettermelo sul letto accanto a me. E io sfogliavo e sfogliavo: probabilmente nasce lì la voglia di fotografia. Poi via via da fotoamatore a professionista alla fine delle superiori.

Come mai hai deciso di specializzarti nella fotografia del cibo?

All’inizio fu una scelta subita da un mercato dei gioielli che andò in crisi e dove io ero attivo come fotografo. Dei quattro cinque clienti che avevo non rimase attivo nemmeno uno. Contemporaneamente arrivo da un produttore di cibo per la gdo che cerca un fotografo specializzato in cibo: eccomi!
Da lì comincia una lunga carriera/gavetta attorno alla fotografia di food. E piano piano diventa il mio core business. Frequento produttori di cibi straordinari, e mi faccio una solida esperienza lavorando fianco a fianco con artigiani del gusto.
Oggi lavoro con mia figlia Sara e assieme abbiamo uno studio con sede a Milano e a Verona ). Teniamo corsi di fotografia di food e realizziamo libri con chef e produttori di cibi straordinari. Abbiamo un progetto già in fase avanzata di realizzare libri sui formaggi di montagna italiani. Asiago e Castelmagno sono già usciti, a breve uno sul Branzi.

Pensi che l’immagine di un piatto possa influirne drasticamente il gusto?

L’immagine di un piatto può contribuire a far venire appetito, è questa principalmente la funzione utile, ma non influisce sul gusto o sul modo di consumare un cibo. Può contribuire a migliorare la conoscenza dei cibi, il loro aspetto corretto. E a crescere il senso estetico delle cose se le foto sono buone.
Ringraziamo Paolo Castiglioni per l’intervista rilasciata, vi rimandiamo al sito per maggiori informazioni:
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