La fotografia non è mai un atto oggettivo

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Abbiamo recentemente avuto il piacere di intervistare Riccardo Magherini, che ci ha dato qualche spunto di riflessione sulla realizzazione e il significato di Fine Art Photography.

Ecco l’intervista completa.

1. Ci descrivi cosa si intende per Fine Art nel mondo della fotografia?

Dalla sua nascita, la fotografia ha assurto rapidamente al ruolo di documentazione oggettiva della realtà, contrapponendosi agli esordi, per le sue caratteristiche ritenute di registrazione ‘oggettiva’, alle altre arti illustrative.
Con il tempo e l’evoluzione tecnologica, all’aspetto rappresentativo si è affiancato quello interpretativo, creando il terreno per lo sviluppo della fotografia Fine Art.
Con questo termine oggi si intende un genere di fotografia frutto della visione artistica, in genere ma non sempre, in contrapposizione alla fotografia realizzata per fini commerciali.
Ampi margini di sovrapposizione che sfumano il confine si verificano con molti altri campi della fotografia, come la moda ed il reportage.

2. Quali sono le tecniche per realizzare una foto così come hai in mente?

Per la mia fotografia Fine Art uso tecniche semplici e i software per l’editing ed il compositing sono parte della suite di Adobe.
Quando sono in strada mi piace cercare nell’ambiente intorno a me gli elementi che poi userò in postproduzione per ricreare le sensazioni e raccontare le storie che incontro.
E’ un processo al quale lascio molto spazio per sconfinare nel non previsto, dove trovo gli arricchimenti più preziosi.

3. Ci sono dei canoni che vanno seguiti per la realizzazione di queste opere o è tutto a discrezione del fotografo-artista?

Le regole compositive, gli accostamenti cromatici, le relazioni tra le forme, sono tutti elementi che compongono un’immagine, non solo fotografica. Sono la sintassi e la punteggiatura, la struttura, fanno parte della nostra cultura visiva.
Ma come per tutte le regole, piccole o grandi ‘effrazioni’ possono creare un disallineamento percettivo che può rendere l’immagine più instabile e potenzialmente interessante.
Quindi si, i canoni esistono e si possono seguire. Conoscerli e lasciarsi lo spazio per modificarli, per giocarci, è una parte importante e divertente del percorso creativo, anche nella fotografia Fine Art.

4. Alcuni potrebbero obbiettare che è una distorsione della realtà, cosa hai da dire?

Che è vero.
La fotografia non è quasi mai un atto oggettivo, anche quando ha finalità documentative.
Il solo gesto dell’inquadrare è una scelta soggettiva, si include una porzione della scena escludendone il resto, interpretando l’ambiente circostante, scegliendo con quel gesto di ‘raccontare’ una storia anzichè un’altra.
Il mio Fine Art parla di un mondo personalissimo e di una percezione del tempo e dello spazio fortemente soggettiva.

 

Vi invitiamo a visitare il sito ufficiale www.riccardomagherini.com per maggiori informazioni e bellissime immagini.

 

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