La fotografia parte dalla curiosità

Pubblicato il 16 Gennaio 2017 da Fabio
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Oggi abbiamo intervistato Stefano Gadda, che ci ha raccontato la sua storia e la sua visione della fotografia.

Come nasce il tuo rapporto con la fotografia, come si è sviluppato nel tempo?

Vengo alla luce a Varese nel 1963. L’ interesse per la fotografia nasce fin da bambino grazie all’influenza di mio padre, che mi ha trasmesso la curiosità nella vita, la voglia di sperimentare, di conoscere nuove culture. La curiosità e il viaggiare sono entrati subito nel mio io, e un modo per cercare di immortalare e raccontare la luce di una storia, è stato da subito la fotografia.

Una volta capito che il disegno non era per me, ecco che mio padre decide di regalarmi la mia prima macchina fotografica: una  Ferrania 3M Veramatic verde e rosa (che ancora fa bella mostra di se in ufficio!), avevo 8 anni…E proprio con questo simpatico oggetto, inizia la mia passione fotografica, influenzata da mio padre! Lui con la sua Voigtlander Bessa, io con la mia Ferrania Veramatic, cominciamo a girare e a realizzare insieme un sogno che avrebbe poi segnato il mio destino. Un giorno lui smette, e comincia a disegnare, io continuo a fotografare: ho bisogno dell’azione. Il passo alle reflex segna una tappa importante nel reportage di viaggio e sportivo, prima come appassionato fotoamatore, poi il passaggio al mondo professionale a metà anni 80: foto in studio con banchi ottici dal 10×12 al 20×25 cm, il 6×7, poi il reportage giornalistico, di viaggio, turistico, sportivo.

Da sempre appassionato di motori, mi avvicino al settore Automotive, pubblicando sulle principali testate di settore. Dopo gli studi a San Diego, tornato a Varese, sviluppo altri interessi nello Sport – Reportage – Corporate – People – Beauty – Travel – Architecture – Underwater, collaborando con partner esperti quali Nikon – Manfrotto – Plaber HPRC – Garmin.

Oggi, dopo più di 25 anni di attività, il divertimento e la curiosità sono ancora il motore della mia passione. E’ sempre tanta la voglia di sperimentare, imparare, cercare sempre nuovi modi di scrivere con la luce per esaltare i soggetti e raccontarli suscitando emozioni senza cadere mai nel banale. Ma il mio lavoro non si ferma qui: oltre a fotografare la luce, offro una serie di servizi che vanno dalla consulenza d’immagine, alla proposta a 360° per i servizi dedicati alle aziende, dallo scouting al web archive, dalla ideazione grafica alla realizzazione finale.

Grazie a partners creativi e agili, cerchiamo di offrire ai nostri clienti il miglior servizio, ovunque nel mondo. Fanno da corona a tutto questo, i workshop e i viaggi fotografici! Poiché è fondamentale essere aggiornati, sono iscritto a diverse associazioni di categoria, sono membro dell’ Associazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU Visual dove formazione e confronto sono la base per la crescita.

Curioso come le storie si compongono, come gli avvenimenti modificano il percorso di vita, come i sogni possono davvero diventare bellissime realtà! Ho scoperto e sto scoprendo un mondo meraviglioso partendo da una piccola scatoletta di plastica rosa e verde.

 

Di quali generi fotografici ti occupi? Come mai hai scelto questi?

In un mondo “targhettizzato”, dove ci si identifica con/in un settore, forse vado controtendenza dicendo che mi occupo di fotografare tutto ciò che mi piace e mi appassiona, ciò che mi rende felice e mi diverte. Spazio dal reportage di viaggio, allo sport, all’automotive, all’avventura, al corporate, all’architettura, all’industria, al personal photographer, al wedding, ai meeting ed eventi aziendali. Credo che la scelta sia caduta in questi larghi campi semplicemente perchè mi incuriosiscono, mi piacciono e mi diverto a fotografarli…

Però attenzione: sono estremamente convinto che per riuscire bene in un settore, devi conoscerlo a fondo, sia tecnicamente (per non fare errori di racconto di quanto stai fotografando), sia esteticamente (per renderlo al meglio). Ti faccio un esempio: a me non piace il calcio, ho provato più volte a fotografarlo eppure, nonostante la tecnica non mi manca, non riesco a ottenere niente che mi soddisfi.Non mi piace, non lo conosco, non mi viene, magari è un mio limite

 

Consideri la fotografia un’arte?

Assolutamente sì. Citando Wikipedia: “L’estrema versatilità di questa tecnica ne ha consentito l’utilizzo nei campi più diversi delle attività umane, dalla ricerca scientifica all’intrattenimento, dalla pubblicità al giornalismo, fino a consacrarla come autentica forma d’arte.”

Oggi quindi, i tantissimi volti della fotografia la portano ad essere una forma d’arte. Mi piace però fare un distinguo tra “fotografia” e “immagine”. La fotografia è quella che documenta, che racconta un avvenimento così come esso è, disegnato dalla luce che ne esalta il concetto. E’ una frazione creativa di un attimo, un colpo d’occhio su un momento di vita offerto lì, in quel momento. Lì sta la creatività del fotografo: quando te ne accorgi, è già andato via, non c’è più!

L’immagine può essere creativa, anche non veritiera. Elaborata, pensata, costruita. L’etica delle fotografie è importante e ci tengo a fare questa differenza. Oggi, la quasi totalità delle foto che vediamo è ritoccata: da una post produzione semplice (ottimizzazione) a una elaborazione vera e propria (fotoritocco). Personalmente ho cercato in molti miei lavori, di congelare e raccontare degli avvenimenti, senza modificare nulla. In altri di interpretare e renderli miei. Se sono riuscito a essere artista? Non lo so, non spetta a me dirlo; sicuramente posso dire di essermi divertito a scattare, sempre!

 

Ormai la fotografia ha pervaso molti aspetti della nostra vita e scattare foto diventa sempre più facile. Quali sono le qualità che distinguono un professionista da un amatore? Quali caratteristiche sono le più importanti per diventare un bravo fotografo professionista?

La tecnologia oggi aiuta molto, tra smartphone, macchine fotografiche, action cam, tablet la scelta è veramente vasta! Ma quante brutte immagini vediamo, quante brutte foto circolano sul web, sulla carta stampata, sui cataloghi. Quanto manca l’educazione visiva! Già, perchè ricordiamoci che non è con la tecnologia che fai delle belle foto, non sono le belle macchine fotografiche a fare belle fotografi. Si va bene, aiutano, ma il desiderio di scoprire qualcosa di nuovo, di diverso, la voglia di emozionarsi ed emozionare, il gusto di immortalare un attimo, una frazione di vita. Ecco queste cose fanno la differenza. Aggiungiamo la capacità di reinventarsi, aggiornarsi nei modi di esprimersi, capire come raccontare la realtà facendo emozionare. La cultura della bellezza della pittura e dell’architettura, la gioia visiva, la conoscenza delle tecniche, l’aggiornamento frequentando anche workshop di colleghi.

Ma tutto questo si impara, quello che deve essere intrinseco, sono umiltà, disponibilità ad ascoltare il cliente, curiosità in quello che si fotografa, creatività nel leggere la luce e tanta pazienza nel comporre l’immagine. E questo, a scuola non lo insegnano. Ricordiamoci che una buona composizione, la cura del dettaglio, il rispetto di alcune regole, valgono molto di più di una buona ottimizzazione. Ma soprattutto, “Divertimento” è la parola base!

Per rispondere alla domanda finale, cito una frase di Henri Cartier-Bresson:

“Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore.

È un modo di vivere.”

 

 

Ringraziamo Stefano Gadda per l’intervista rilasciata, vi rimandiamo al suo sito per maggiori informazioni:

www.stefanogadda.it

 

 

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