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La fotografia secondo Francesco Ricci

Abbiamo intervistato per voi il fotografo Francesco Ricci che ci ha raccontato della sua passione per la fotografia.

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Raccontaci alcuni degli stili di fotografia che più ti appassionano. In che cosa si differenziano l’uno dall’altro? qual’è il tuo preferito e per quale motivo?

Dunque gli stili o meglio i settori che più mi appassionano sono il ritratto e lo still life. Mi occupo anche di fotografia di architettura ma prediligo i primi due, che tratto sia in ambito commerciale su commissione, che per fini personali.
Nel ritratto una parte importante del lavoro è la comunicazione con i soggetti, bisogna riuscire a trasmettere al soggetto quello che si vuole comunicare con la foto, quindi in caso di una buona riuscita il merito è anche molto del soggetto.
Nello still life invece il fotografo è solo, (a parte il team tecnico composto da assistenti e stylist). Deve creare qualcosa da zero, è una sfida continua perchè a mio avviso è richiesta anche molta competenza tecnica ed esperienza, soprattutto nella gestione della luce, dato che spesso avendo a che fare con metalli, vetri e superfici di varia natura, si intuisce che una illuminazione ottima per un ritratto può essere “disastrosa” in uno still life. Nell’epoca in cui tutti si improvvisano fotografi, trovo sia alquanto impossibile improvvisarsi fotografo di gioielli, per dirne una.
Dovendo scegliere, preferisco il ritratto perchè credo che in questo settore riesco a dare più sfogo alla mia creatività, sia quando lavoro per progetti personali che su commissione. Mi piace molto ad esempio lavorare su commissione per musicisti, perchè cerco ogni volta di trasferire in una immagine il senso della loro musica. Mi piace anche spesso fare accostamenti o riferimenti cinematografici con il ritratto, mi stimola particolarmente data la mia passione per il cinema.

Quali sono secondo te gli aspetti positivi dell’interazione tra la fotografia e Internet? E quelli negativi?

Gli aspetti positivi dell’avvento di internet sono per me legati alla “facilità”, la velocità e la praticità di diffusione e promozione del proprio lavoro. Ma è tutto anche molto relativo perchè grazie a questo oggi chiunque ha una pagina come “ph” sul web, indipendentemente da quale mestiere faccia. Quindi per quanto sia più veloce, bisogna sgomitare anche molto di più rispetto a prima. Per un amatore può essere più facile perchè appunto basta aprirsi una pagina e cominciare a mostrare le proprie foto. Per un professionista è più difficile credo, perchè per riuscire a distinguersi ed accaparrarsi più clienti bisogna avere qualcosa di davvero diverso e interessante da dire, bisogna pagare inserzioni, insomma c’è tutto un meccanismo di marketing piuttosto importante dietro per poter sfruttare il web a proprio vantaggio.

Cosa ne pensi del fotoritocco?

Personalmente mi occupo di fotografia commerciale e pubblicitaria, quindi mi sento di affermare che se non potessi più ricorrere alla postproduzione smetterei di fare questo lavoro. E’ parte integrante del lavoro di un fotografo moderno, così come lo erano prima le ore passate in camera oscura a sviluppare e stampare le proprie foto, per accentuarne ed enfatizzarne le caratteristiche sia da un punto di vista tecnico che creativo.
Credo che oggi sia importante in tutti i tipi di fotografia, e solo chi non ha la più pallida idea di cosa sia una postproduzione professionale tenderà a demonizzarla.
Certo il “Fotoritocco”, inteso come alterazione dei pixel, trasformazione dell’immagine ha anche aspetti negativi, che però sono riconducibili all’interazione e all’avvento di internet al mio avviso. Riallacciandomi al discorso di prima, è chiaro che essendo oggi la fotografia a portata di tutti, a tutti i livelli, lo è anche il fotoritocco. E questo produce inevitabilmente rovesci della medaglia, esempi da non seguire, ideali da non raggiungere, perchè per chi conosce la fotografia, credo converrà con me nel dire che c’è un limite a tutto.
Da diversi anni mi occupo anche di insegnare fotografia in scuole, accademie e associazioni, e mi rendo conto che tra neofiti (ma non solo) c’è spesso una voglia di emulare esempi di “fotografi” che in realtà non sono neanche fotografi, ma hanno raggiunto una certa popolarità sul web grazie a massicce operazioni di marketing, magari insegnano e vendono anche corsi, ma che sfruttano l’ignoranza della gente per vendere fumo. Voglio dire, siamo tutti bravi a rendere una foto fosforescente, piena di aloni e saturazioni, non c’è bisogno di seguire un corso per questo. Ma c’è chi ne rimane affascinato e pensa che sia quella la fotografia moderna.
Quindi il ritocco si, ma con seria consapevolezza.

Ringraziamo Francesco Ricci per l’intervista concessa a ProntoPro.


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