La musica: una passione commercializzata

Oggi abbiamo intervistato Cristina Spadotto, che ci ha raccontato la sua concezione della musica.

Ci racconti la tua storia con la musica?

Ho iniziato a suonare e comporre musica a 16 anni, più che una passione per me è sempre stata una necessità. Ero una ragazza introversa e avevo bisogno di esprimere tutto quello che sentivo brulicare dentro, le mie emozioni, la mia storia. Così ho iniziato a studiare chitarra, prima da sola, poi con degli insegnanti, molti dei quali sono stati anche dei mentori. Mi è sempre piaciuto studiare tanto e di tutto, dal metal alla fusion, e dopo un po’ di anni ho scoperto un’altra grandissima passione (o più correttamente, “missione”): l’insegnamento. E’ una delle cose che mi piace fare di più al mondo, in primis perché imparo tantissimo dai miei studenti. Dopo aver finito università (mi sono laureata in filosofia), ho deciso di concentrarmi sulla musica, perciò ho iniziato a lavorare come turnista, oltre che come insegnante. Oggi porto avanti con gioia ed entusiasmo tutti i miei progetti: Sybell, il mio progetto solista di musica originale, e le Uttern, band femminile di musica sciamanica con Denise Cannas di The Voice. Ho suonato per tre anni nella cover band hard rock Pink Armada e collaboro attualmente con il cantautore triestino Alessandro Pollicardi. Sono in arrivo altri due progetti, uno di musica originale e uno di cover.

Secondo te la passione per la musica è innata?

Questa è una gran bella domanda, più adatta a filosofi o a psicologi. Rispondo da un punto di vista strettamente personale: sì e no. Da un lato, credo che la musica sia una necessità intima per chi ha bisogno di comporla: io ad esempio non arrivo da una famiglia di musicisti, eppure è quello che sono diventata. Dall’altro lato, credo che chiunque possa essere educato alla musica, anche solo per mero piacere personale, per eseguire dei brani di altri: la cosa più bella della musica è che è difficile definire cosa sia e facile condividerla. C’è spazio per tutti nel mondo: turnisti, amatori, musicisti d’orchestra, compositori, arrangiatori, parolieri. L’importante è che ognuno faccia ciò che lo rende felice e soprattutto ciò che gli viene naturale e spontaneo. In musica non ci sono regole. O meglio, tutte le regole esistenti sono fatte per essere infrante!

Quali sono i trend musicali del momento e perchè secondo te?

Attualmente il panorama musicale è dominato da un appetito tutto industriale. Le case discografiche investono su ciò che a breve termine può dare loro un guadagno, perciò vecchi artisti, la cui presenza è ormai consolidata e affermata, oppure nuovi volti (e non scelgo a caso il termine “volti”) da sfruttare per qualche anno, che eseguono composizioni create ad hoc per vendere il più possibile (ormai parliamo più di biglietti di concerti che di cd, visto che il mercato, come ben sappiamo, si è molto ridotto con l’avvento del digitale) e che vengono rimpiazzati in breve tempo da altri volti, come in una catena di montaggio. Le case discografiche non investono più sugli artisti emergenti. Questo è un dato di fatto, non un mio giudizio: come tutti, hanno cercato il loro modo per sopravvivere. Uno dei problemi fondamentali (ovviamente è un tema molto complesso e potrei scriverci un libro, perciò in questa sede dovrò limitarmi) è che manca un’educazione all’ascolto. Spesso le persone sentono solo ciò che viene pubblicizzato a livello di radio o televisione ed è un po’ come aver sempre mangiato da Mc Donald’s: come si può pretendere di riconoscere la differenza tra un pollo di batteria rispetto a quello allevato dal contadino all’aria aperta? Manca l’educazione al gusto. Proprio per questo è ancora più importante che i ragazzi imparino a suonare uno strumento e ad espandere i propri orizzonti musicali.

 

Ringraziamo Cristina Spadotto per l’intervista rilasciata, vi rimandiamo al sito per maggiori informazioni:

www.cristinaspadotto.tk

Condividi l'articolo: