La Nuova Fotografia di Occhiomagico

Abbiamo intervistato Giancarlo Maiocchi meglio conosciuto come Occhiomagico, che ci ha raccontato della nascita della sua Nuova Fotografia e della sua visione da fotografo ed insegnante.

Nuova fotografia

Ci parli della tua “Nuova Fotografia”? Come è nata e di cosa si tratta?

Nel 1978 ho esposto al Diaframma di via Brera a Milano un monolite contenente una negativa 35 mm, da cui ho ricavato una stampa in bianco e nero ed una a colori. A significare che più in là la fotografia non si sarebbe potuta spingere ( il titolo dell’opera era “La porta di Niepce”). A chi entrava in galleria consegnavo un documento: “Finis Terrae” dove spiegavo la mia scelta di concedere alla fotografia lo stato di Arte e di conseguenza la possibilità di fotografare i sogni e non la realtà. Questo sistema, che si poneva in contrasto con i canoni della fotografia ( ciò che è stato ripreso è sicuramente stato davanti all’obbiettivo, quindi “vero”), mi permetteva di dichiarare che la “nuova Fotografia” non aveva più bisogno di avere un soggetto concreto e reale davanti a sé, poteva immaginarlo e registrarlo anche con la Fotografia.

Fecero seguito varie mostre e lavori in cui, pur partendo da soggetti fotografati, li sovrapponevo ad altre forme espressive: il disegno, la pittura, “tridimensionalizzavo” proiettando immagini fisse su “statue parlanti”( esse nascondevano registratori che emettevano suoni e recitavano poesie), facevo diventare video  immagini immobili mettendole in sequenza. Facevo costruire da scenografi ambienti immaginati e li riempivo di modelle e modelli. Cercavo di occupare gli spazi piuttosto che i muri. Da qualche decina d’anni, grazie all’evoluzione dei sistemi digitali e di internet, propongo l’ipotesi di una “Fotografia Aumentata” vale a dire un’immagine fissa che, se “cliccata”, si apre su spazi, persone e cose che vanno a concludere il racconto della fotografia esposta.

Qual è il servizio più stravagante che ti è stato richiesto?

Come è facile intuire, tutte le richieste che mi arrivavano chiedevano una soluzione che fosse autoriale. Una per tutte: mi chiesero di fare un annuncio per un divano letto ed io proposi di costruire una stanza ripresa da un disegno di Escher dove su di un piano di fuga ci fosse il divano, su di un altro lo stesso divano trasformato in letto e su di un terzo piano di fuga una modella reggeva tra le mani un “Filo d’Arianna” rosso che attraversava i piani e si concludeva al collo di un uccello del Paradiso.

Affianchi all’attività artistica quella di insegnante. Come ti approcci a queste due attività differenti?

Fare arte ormai è di default, non faccio più fatica, è naturale. Nella docenza cerco di far lavorare i miei studenti su tre livelli:

  1.  Esplorare il proprio “giardino segreto” alla ricerca della risposta alla domanda: “Perché sono io e solo io sono così o forse io sembro io?”
  2. Tentare di rappresentare, con immagini metaforiche, le risposte alla domanda precedente.
  3. Dove presento questo lavoro: ad una rivista, ad un Art Director o ad una galleria?

Le conseguenze sono: Artista che si esprime con la fotografia (nelle varie accezioni che ho detto più sopra) o Fotografo commerciale ma con spiccate doti Autoriali?

Ringraziamo Occhiomagico per aver condiviso con noi la sua esperienza.

Intervista realizzata da ProntoPro.it

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