La testimonianza di un fotografo. Gli inizi, i successi e il confronto con le nuove realtà social

Pubblicato il 1 Settembre 2017 da Fabio
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Chi è il fotografo Luca Esposito?

Nato nel 1969 a Roma da una famiglia di artisti esprime già da piccolo la sua vena artistica nel disegno e poi nella musica per arrivare poi in seguito alla fotografia.

Intraprende studi di psicologia, comunicazione e marketing che lo porteranno a svolgere oltre all’attività di consulenza per aziende e imprenditori moltissime docenze per strutture formative post-universitarie in tutto il territorio italiano come esperto in P.N.L., marketing strategico e comunicazione.

L’esperienza di fotografo professionista grazie ad una spiccata attenzione al marketing del cliente ha portato nel tempo una grande notorietà a livello internazionale conseguendo risultati eccezionali in termini di penetrazione di mercato e di visibilità.

Innumerevoli le collaborazioni in molti comparti commerciali nel settore del lusso e della bellezza lo vedono costantemente accompagnato da brand di livello internazionale.

Direttore della fotografia alla Biennale d’arte contemporanea di Firenze riceve il premio nel 2013 dal municipio di Roma per le attività fotografiche svolte nell’arte e nella moda.

Sul territorio internazionale ha diretto sfilate di moda a Londra a Budapest a Dubai dove ha ricevuto un riconoscimento dalla lega Araba per la fotografia nel 2016.

Luca Esposito

Quali eventi e soggetti predilige per i suoi lavori?

La mia fotografia potrei definirla una fotografia su commissione anche se oramai da qualche anno comprende una certa libertà creativo/interpretativa dovuta dalla fiducia che determinati brand rivolgono alla mia esperienza e professionalità. Si spazia dalla fotografia di beauty (al servizio dei grandi protagonisti del Make Up o del Hair Style) a quella di ritratto (per la moda, gli attori, ecc…), a quella commerciale (cataloghi, vetrine, menù, siti web). Per rispondere più precisamente alla domanda posso dirti che non c’è un settore specifico nei tanti che ho fotografato che prediligo, solitamente però preferisco sposare il progetto piuttosto che il soggetto.

La figura del fotografo professionista è minacciata dai nuovi social network della fotografia e dalla democratizzazione degli strumenti fotografici?

Questo è davvero molto interessante: credo fermamente che nessuna democratizzazione di qualsivoglia strumento possa ledere al mercato se, ovviamente, di questo si parla. Se rispettiamo la sua accezione etimologica di “potere” certamente no se invece la si intende come uno spazio anarchico allora bisogna vederlo bene. Ora, così mi vengono in mente due dei più importanti “case history” che sono oggetto di studio nel marketing e che certamente spiegano perfettamente questo tipo di fenomeno: il caso Swatch e il famoso articolo Marketing Myopia di Theodore Levitt che invito a leggere.

Internet e i relativi social network hanno cambiato le abitudini delle persone allargando a dismisura “l’esigenza” di produrre immagini di se e degli altri in un senso di esistenzialismo alle volte anche “disperato” (questo discutibile).

Un tempo la fotografia era appannaggio di pochi, veniva sfruttata per riprendere alcuni eventi, testimoniare alcune situazioni, ora l’immagine è ovunque, tutto esiste perché c’è online. Arriveremo al punto che se una cosa non c’è online allora vuol dire che non “esiste” (altro punto discutibile).

Perchè i fotografi continuano a predilire il bianco e nero?

Le immagini solitamente sono di due macro tipologie: rappresentative e interpretative. Come si può facilmente capire non esiste in nessun angolo del mondo una realtà in bianco e nero quindi l’immagine in bianco e nero è di per se una interpretazione di qualcosa che nasce a colori. Il fotografo, al pari di un compositore/musicista, userà le sfumature di spazi, distanze, relazioni e colori,  esattamente come un musicista in base al mood che vuole dare al brano utilizzerà. La peculiarità, direi introspezionista del bianco ben si sposa con l’interpretazione e il dialogo interno che l’interlocutore avrà con le immagini proposte.

Attenzione però: la coerenza tra significato e significante è d’obbligo se non si vuole cadere in errori dettati dalla disconferma che viene generata dalle immagini rappresentate male.

I fotografi sono autodidatti o è preferibile formarsi in apposite scuole?

Ti confesso che la parola autodidatta mi terrorizza alquanto: tutti siamo autodidatti! Nella misura in cui studiamo in autonomia tutta la vita per migliorarci nell’essere, non possono di certo essere quella briciola di anni passati in accademia che ci formeranno completamente. Il miglior risultato dello studio è capire che non si finirà mai di studiare. Tolto ciò, una buona base di studio, una buona dose di esperienza porteranno “alla pesa” il nostro grado di competenza.

Che consigli darebbe a un giovane che vuole vivere di fotografia?

Più che un consiglio ti posso dire cosa faccio oramai da anni e spero che molti dei miei colleghi possano fare nei prossimi periodi: ho il mio corso di formazione propedeutico alla professione che prevede un affiancamento di circa uno o due anni per permettere all’allievo di formarsi come professionista e di costruire la propria carriera in questo magico modo che è per noi la Fotografia.

Luca Esposito

Ringraziamo il fotografo Luca Esposito per l’interessante intervista concessaci, gli auguriamo il meglio per proseguio della sua carriera.

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