L’abitazione di un architetto

Ecco l’intervista a Stefania Pellegrinelli, architetto di bergamo, ci racconta come la sua professione si interseca con la vita privata, specie con la propria abitazione.

Ti va di raccontarci chi sei?

Certamente! Il mio nome è Stefania Pellegrinelli. Sono architetto e designer, nata a Bergamo nel 1968. La mia formazione è artistica, provengo da una scuola d’arte, perché non avrei potuto fare null’altro che mi appartenesse in modo così profondo. Fin da piccina la passione per l’arte e la sua traduzione in forme concrete e funzionali mi ha accompagnata nella vita e negli studi. Mi sono laureata alla Facoltà di Architettura al Politecnico di Milano nel 1997 e successivamente ho conseguito un master alla Domus Academy sempre a Milano. Dopo la collaborazione con due importanti studi di architettura a Bergamo, nel 2002 apro il mio studio professionale a Stezzano, in quanto sento impellente il bisogno di portare avanti da sola, il mio pensiero architettonico. Il mio lavoro si contraddistingue per la continua ricerca di un linguaggio formale puro e minimale, attraverso la creazione di spazi architettonici dalle forme rigorose e dai contrasti sottili, nell’ambito dell’interior design.

Il tuo lavoro si interseca inevitabilmente con la tua vita privata. Come hai progettato la tua casa?

Lo spazio in cui vivo è pensato con la duplice funzione di luogo abitativo e lavorativo. Spazio di vita e spazio creativo si fondono in un unico contenitore architettonico, non c’è distinzione tra ciò che faccio e ciò che sono, tutto si fonde, anima e materia, traducendosi in uno spazio puro e minimale. Tuttavia caldo, di una densa essenzialità. Non c’è distinzione nel mio pensiero, tra involucro esterno ed interno, tra gli oggetti che vi abitano e si fondono con un unico ritmo nello spazio. Pe per me la luce è fondamentale, sia naturale che artificiale, unico dialogo in uno spazio dove superfici, volumi, oggetti e persone si fondono, respirando un’unica emozione, complice la luce, la stessa dove serve diventa per me, materiale da costruzione. Luce che genera tridimensionalità all’architettura, alla materia, che genera ombra e colore.

Quali sono gli elementi di spicco nei tuoi spazi?

Nel mio modo di operare, non c’è mai distinzione tra la progettazione esterna di un edificio ed il suo interno, ma una relazione continua, un dialogo costante, un’unica emozione, nessun confine spaziale, questo perché per me l’architettura è un unico oggetto, dove tutte le parti in gioco si esprimono con la stessa intensità. Gli oggetti, gli arredi che progetto al suo interno, si fondono con lo spazio, con la materia, con la luce del luogo, sono un tutt’uno,  tutti recitano la stessa parte.

Quanto gli arredi di casa parlano di se stessi?

Nel concetto di uno spazio che non è neutro ma puro, gli oggetti progettati rimandano al significato del “soffermarsi” dell’uomo nello spazio stesso. Gli oggetti si adattano al modo di vivere delle persone ed all’uso che queste ne fanno, diventano intimamente connessi alla fruizione dello spazio.

I miei mobili e la mia architettura sono concepiti attraverso un gioco di equilibri sottili e delicati, linee filiformi in contrasto con materiali a volte ruvidi, a volte dalla peculiare personalità, ma sempre in dialogo continuo con lo spazio architettonico. I Materiali morbidi, come il legno ed i tessuti, si contrappongono a linee essenziali e sobrie delle basi e delle scocche che li contengono e li reggono.

Ringrazio Stefania e vi invito a visitare stefaniapellegrinelli.com

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