La professione di amministratore di condominio negli ultimi anni si sta rapidamente evolvendo, diventa un’attività di gestione via via più complessa di una realtà non semplice. Con l’entrata in vigore della riforma del condominio (legge 220/12) il settore ha subito una sorta di regolamentazione. Oggi noi di ProntoPro abbiamo intervistato Parolini Teseo Mario Amministratore Condominiale.
L’amministratore non deve essere né un ragioniere né un geometra né uno psicologo né un mediatore né un avvocato né un elettricista né un idraulico né un commercialista, ma deve avere le competenze base di tutte queste professioni. In altre parole occorre imparare a destreggiarsi in diversi campi, riconoscendo di non poter essere esperti e quindi appoggiandosi a professionisti fidati.
La legge prevede che l’amministratore sia obbligatorio quando il condominio ha oltre otto unità immobiliari. Anche da un punto di vista pratico ritengo che in condomini di questa grandezza non si possa fare a meno di un amministratore, che sia possibilmente un professionista e non un condomino. L’amministratore ha fondamentalmente due funzioni. Primo, mettere d’accordo i condomini, se possibile cercando il loro assenso e quando non è possibile formalizzando la volontà della maggioranza. In secondo luogo deve provvedere affinchè il condominio operi secondo i dettami normativi e burocratici.
Occorre la capacità di ascoltare tutti e di prendere decisioni da soli, di sbagliare poco e nel caso di assumersi la responsabilità. L’amministratore deve operare come un buon padre di famiglia, ovvero deve utilizzare il buon senso. Negli ultimi tempi, inoltre si richiede sempre più che l’amministratore utilizzi strumenti telematici, anche al fine di tener adeguatamente informati i propri condomini sulla gestione del condominio.
Il fatto che non esista un albo degli amministratori, che le norme condominiali (anche dopo la cosiddetta riforma per la quale il Legislatore dovrebbe quantomeno arrossire) sono scritte male e permettono di rifugiarsi in formalismi e cavilli, e infine che la giustizia italiana è costosa e lenta, non ha permesso di escludere dalla professione diversi manigoldi e prepotenti. Questo rovina la nomea degli amministratori e tutti noi ne paghiamo le conseguenze.
Ma anche senza pregiudizi, difficilmente i condomini comprendono che l’amministratore non rappresenta uno o più condomini, ma il condominio totale (il cui interesse soggettivo può confliggere con quello del singolo), e che prima di tutto deve rispondere alla legge.
Infine spesso l’amministratore si trova in conflitto con uno o più condomini, che sfogano contro di lui la rabbia provata contro gli altri condomini o per altre cause. L’amministratore deve fare il possibile per dimostrarsi ragionevole e accogliente, ma oltre un certo limite deve accettare il fatto che non si possono raddrizzare le gambe ai cani.