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L’importanza della voce

Oggi abbiamo intervistato Camilla Fontanella Solimena, che ci ha spiegato l’importanza della voce, non solamente nel canto.

Raccontaci del tuo rapporto con la voce

A 5 mesi ho detto la mia prima parola. A 8 mesi, vedendo il variopinto volatile di un’amica di mia zia, ho esclamato stupita: “pappacallo”.

E’ sempre stato un rapporto di amore-odio quello con la mia voce. Mi piaceva cantare ma facevo fatica e pensavo di non avere il talento necessario per farlo. E mi stancavo anche a parlare, a volte. Ma poi, dopo un percorso con qualche ostacolo, qualche intoppo e molte soddisfazioni, sono riuscita a fare pace con la mia voce. Diciamo che ho trovato il modo di lasciarla vibrare senza romperle le scatole: poi in realtà fa tutto lei se non mi metto in mezzo! É come camminare: le gambe vanno da sole, mica ci dobbiamo pensare!

Ecco perchè mi piace insegnare: vorrei che tutti potessero stare bene e in pace con la propria voce e scoprire quante potenzialità nascoste ha. Perchè anche chi sta già bene può stare meglio. Perchè per me non ha senso accontentarsi che la voce più o meno funzioni. Perchè possiamo brillare nella vita e non solo andare avanti. Perchè non c’è niente da “aggiungere” ma si può scoprire quanto e come la voce sia innata e quanto possa essere naturalmente funzionale.

Nel tuo sito scrivi “Lo strumento sei tu”. Ci spieghi meglio?

La voce è suono, vibrazione. Qualcuno sostiene che l’universo sia nato da un suono. La voce è un’insieme di onde, è qualcosa che si muove con noi nel tempo e nello spazio. La voce è tangibile e udibile allo stesso tempo e può mettere in contatto due persone in modo molto più profondo rispetto a quanto avviene attraverso il tatto. Perchè le onde sonore viaggiano attraverso molteplici materiali mettendoli a loro volta in vibrazione, e questo avviene anche con i tessuti del corpo umano.

Quando scrivo “Lo strumento sei tu” intendo questo. Io vibro, come una chitarra o un pianoforte. Come per una chitarra, tutto inizia da una piccola vibrazione di una parte dello strumento (nella chitarra di una o più corde, nel corpo delle corde vocali). Questa vibrazione “tocca” altre parti dello strumento mettendole a loro volta in vibrazione e il suono diventa sempre più tridimensionale (è quello che accade grazie alla cassa armonica nella chitarra: se non ci fosse, il suono sarebbe decisamente più povero). Il nostro corpo è la cassa armonica. Quindi noi in toto siamo lo strumento.

Che consigli daresti a chi utilizza (o vorrebbe utilizzare) la voce per lavoro?

La voce è uno strumento di lavoro per i cantanti e gli attori ma anche per moltissime altre figure. Basti pensare a quanto in una giornata lavorativa media moltissime persone utilizzino la voce come mezzo per comunicare con clienti o colleghi.

Per i cantanti si fondono i concetti di voce e musica a differenza di quello che succede per gli altri. Ma anche per un commesso, per un insegnante, per un manager, per uno speaker, per un giornalista, per un agente immobiliare la voce è uno strumento fondamentale. Provate ad immaginare di non poter parlare per una giornata intera. Quanti di voi non potrebbero portare a termine come vorrebbero il proprio lavoro?

Ecco, il non poter parlare è la situazione estrema. Ma esistono molteplici situazioni intermedie in cui utilizziamo solo una piccola parte delle potenzialità della nostra voce. Il messaggio è veicolato dal testo ma soprattutto dal suono della voce. Se testo e suono della voce sono incongruenti, il destinatario tenderà a credere al secondo. Sofocle diceva: “La voce smaschera gli intenti, i gesti bassi”. Questo accade nella comunicazione sul lavoro ma anche nei rapporti interpersonali non lavorativi (tra amici, partner e nel rapporto genitore-figlio).

Inoltre spesso utilizziamo male la voce, arrivando stanchi a fine concerto (per i cantanti) o a fine giornata di lavoro, perché sprechiamo troppe energie per cantare o parlare.

E se imparassimo a investire queste energie nella voce per far sì che il messaggio che vogliamo comunicare tocchi in modo sincero e profondo il destinatario? E se quest’energia potesse autoalimentarsi, una volta investita per “avviare la vibrazione”? Il nostro lavoro sarebbe più produttivo, appagante e sarebbe decisamente meno faticoso. E anche i nostri rapporti non lavorativi sarebbero più semplici, chiari e sinceri.

 

 

 

Ringraziamo Camilla Fontanella Solimena per l’intervista rilasciata, vi rimandiamo al sito per maggiori informazioni:

camillasolimena.wixsite.com


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