Monica Antonelli: fra la moda e il ritratto

Fra i molteplici generi fotografici esistenti, la fotografa Monica Antonelli ha deciso di dedicarsi a quello della moda e del ritratto, scopriamone insieme i motivi con questo suo racconto!

Moda

Sei un’amante della creatività. Secondo te in fotografia è più importante la creatività o la tecnica?

La creatività è il motore che muove il tutto, ciò che ci fa credere in ciò che facciamo, anche quando sulla carta potrebbero essere idee folli. La tecnica va studiata a fondo per poter essere in grado di realizzare materialmente le nostre idee, o per stravolgere l’ordine delle cose. Ci sono dei casi in cui la creatività sovrasta la tecnica producendo risultati di ottimo valore, mentre il caso contrario produrrebbe immagini vuote di significato. Credo che la cosa più importante sia il giusto mix di questi due aspetti.

Ti occupi prevalentemente di fotografia di moda e di ritrattistica, quali sono le particolarità che hai riscontrato in questi generi?

La moda e il ritratto sono i due ambiti che sin da subito mi hanno affascinata. Amo la moda per le molteplici interpretazioni, la varietà di stili, i colori, gli abiti, l’insieme di elementi che vanno a comporre immagini incredibili, il team di professionisti che ruota attorno al set. Dietro ad un’immagine di moda c’è un gran lavoro di squadra, ci sono giorni, a volte anche settimane, di progettazione. C’è un gran confronto con le altre figure che compongono il team: i truccatori, gli stylist, i parrucchieri, gli art director, il cliente. Ogni figura è fondamentale, ognuno porta la propria esperienza all’interno del progetto al fine di individuare la strada migliore per poter valorizzare ed interpretare i capi d’abbigliamento. Il fotografo è colui che rende reale ciò che è stato pianificato, solo una volta sul set si può lasciar spazio anche all’improvvisazione, ma solo perché dietro c’è tutta la pianificazione e l’organizzazione fatta col team.
Amo il ritratto per il rapporto che si crea con la persona che abbiamo davanti, il dialogo tra le parti, il gioco di sguardi, il mostrarsi e il celarsi. Osservare una persona sul set nell’atto in cui stiamo per ritrarla è sempre un momento molto curioso, interessante, affascinante. Dal lato fotografo si osservano mutamenti nelle espressioni e nei movimenti che diventano meno naturali, più rigidi non appena si accendono le luci; la parte più impegnativa è il riuscire a mettere a proprio agio la persona che abbiamo davanti per cercare di cogliere un’espressione naturale e non forzata. In quel momento inizi a capire qualcosa del carattere della persona, o, come ho capito nel tempo, quello che la persona vuol mostrarti di sé, che non è detto sia la realtà. Quando ho iniziato a fotografare pensavo che il mio compito fosse quello di ritrarre la vera personalità della persona che avevo davanti, la sua essenza, perché solo così potevo realizzare un buon ritratto. Con gli anni ho capito che posso ritrarre solo ciò che la persona decide di mostrarmi in quel momento, il suo atteggiamento può variare in funzione di mille motivi diversi, tra cui il fatto di esser lì ad interagire con me. Se al mio posto ci fosse un’altra persona, come si comporterebbe? Cosa mostrerebbe? Ecco perché amo la ritrattistica, nulla è mai uguale a se stesso, tutto è finzione, tutto è verità. Cosa possiamo dire essere vero e cosa no?

Come mai hai deciso di focalizzarti su questi generi?

Ho scelto di focalizzarmi su questi due generi perché sono un continuo stimolo a crescere, e un continuo confrontarsi con le altre persone, oltre che con me stessa. Sono una ricerca continua, soprattutto nel caso della ritrattistica quando si pensa di aver capito qualcosa, quello è il momento in cui si realizza che non si è capito nulla e si ricomincia a cercare di capire.
Nella moda è molto interessante la nascita di un servizio fotografico che sia per un catalogo o per una rivista. La ricerca, lo studio, il confronto col team è sempre molto stimolante e carico di energia. Passo dopo passo si delinea l’idea e poi le si dà corpo nel momento in cui si è sul set. Non fila mai tutto liscio, ma la capacità di un buon fotografo è quella di saper far fronte agli inconvenienti e portare a casa sempre e comunque il servizio.
Nella ritrattistica sicuramente la parte che preferisco è il dialogo con la persona che ho davanti. Ci sono casi in cui il tempo è risicato e si passa subito alla fase di scatti, ma a volte capita che si riesca a dialogare a lungo e solo alla fine si passi allo scatto. Son entrambi i casi un’ottima occasione per mettersi alla prova. Nel primo caso si lotta contro il tempo, si ritrae una persona sconosciuta e si osserva attraverso il mirino della fotocamera quello che questa persona ci vuol mostrare; nell’altro caso, lo scatto arriva dopo un lungo dialogo e quasi in modo naturale rendiamo visuale l’idea che ci siamo fatti della persona, quello che ci ha fatto arrivare con le sue parole. In un caso può essere l’istinto che ci guida, nel secondo la mente tende a prendere il sopravvento. In entrambi i casi solo il soggetto può dirci se ciò che abbiamo colto può rappresentarlo o meno.

Cosa vuoi trasmettere con la tua fotografia?

Con la fotografia cerco di trasmettere me stessa, solo così credo di poter esser sincera con chi osserva, ma in primis con me stessa. Le fotografie migliori sono quelle che raccontano di noi stessi. Non avrebbe senso raccontare di una vita di lusso estremo quando uno fa fatica ad arrivare a fine mese, la fotografia lascerebbe trapelare la menzogna. Con gli anni mi son resa conto che prediligo sempre più un certo minimalismo formale, pochi orpelli, set semplici, immagini pulite perché è lo stile che più mi appartiene. Spogliare l’immagine per far esaltare l’interpretazione del soggetto come l’unico della scena. So di dover fare ancora molto in tal senso, ma sono pronta al lavoro che c’è da fare.

Vorrei concludere dando un consiglio a chi vuol fare il fotografo come professione: non pensiate che basti scattare qualche bella fotografia o che sia un lavoro semplice. E’ una lavoro esattamente come tutti gli altri, sicuramente ha tanti bei momenti, ci si diverte anche, ma le spine ci sono anche in questo settore. A volte incontrerete clienti difficili, clienti con budget pari allo zero perché pensano che a fotografare ci si diverte e basta, clienti che non pagano. Non bisogna sottovalutare certi aspetti del proprio carattere, se non si ha pazienza si rischia di sbroccare continuamente. Dovete esser pronti a sostenere ritmi impegnativi, ci saranno giorni interminabili sul set, giorni inchiodati al computer, giorni alle stelle e indaffarati e giorni, settimane, di vuoto totale in cui la voglia di mollar tutto in favore di uno stipendio fisso vi prenderà spesso. Dovrete esser in grado di sostenere il carico emotivo che un lavoro incerto può portarvi. Ma sappiate che se superate questo aspetto (e la pressione fiscale come ogni altro lavoro indipendente) sarà il lavoro migliore del mondo. Come si dice: “Fai ciò che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita”.

Grazie Monica per aver condiviso con noi il tuo pensiero e la tua esperienza! Per ammirare i suoi scatti visitate il suo sito www.monimix.com e la sua pagina Facebook https://www.facebook.com/MonicaMonimixAntonelli/

 

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