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Psicologo: come lavora e quando serve

Lo psicologo è ancora una professione che attira in Italia migliaia di persone. Gli immatricolati in Italia ai corsi di laurea in Psicologia negli ultimi 20 anni, secondo le statistiche, si sono moltiplicati.

A parlarci di questo settore è Zaira Di Mauro, 46 anni, originaria di Gavoi (provincia di Nuoro), dove è rimasta fino ai 14 anni. Poi ha vissuto in Sicilia, a Palermo per altri 14. A 28 anni Zaira è andata a Milano e lì è rimasta, almeno per il lavoro, perché da 4 anni vive in provincia di Lodi. Il suo studio di psicoterapia è appunto a Milano.

Zaira lavora quotidianamente nello studio di psicoterapia che condivide con il suo collega e compagno Fabio Galimberti, con il quale collabora per le terapie di coppia e di gruppo. Il loro studio si trova vicino viale Monza ed è nato circa 9 anni fa.

L’idea era, ed è, quella di edificare un luogo che potesse unire sempre di più la cultura (psicoanalitica e filosofica) e l’arte, essendo lui un appassionato e io una pittrice” racconta Zaira. 

L’area di competenza di Zaira è la psicoterapia individuale (adulti e adolescenti), di gruppo e di coppia. La sua passione in particolare è il lavoro sulla scoperta e lo sviluppo dello stile personale e della soggettività. 

Una grande passione per la psicologia e l’arte

Psicologo come lavora e quando serve

Da ragazza Zaira sognava di fare l’artista. Dopo il liceo artistico invece, si iscrive alla facoltà di psicologia. Allora non le era chiaro il motivo, era affascinata dall’argomento, sebbene non ne avesse una piena coscienza.

A quei tempi ero particolarmente naïve, disabituata a studiare seriamente ma soprattutto terribilmente inadatta al mondo organizzato, diciamo normale – racconta – non so come sia riuscita ad iscrivermi agli esami, intendo proprio burocraticamente. Credo mi muovesse qualcosa che neanche io sapevo capire – aggiunge – ho sempre amato la filosofia e lo studio, per fortuna. Tendevo a studiare più del necessario ma cose, diciamo, fuori tema. Amavo leggere direttamente gli autori. Frequentavo tutti i seminari possibili, ero sempre in prima fila e con il braccio alzato. Mi appassionava”.

Il percorso di Zaira è stato tortuoso con molte deviazioni; ha fatto anche l’attrice e fino a 30 anni non aveva una direzione nella mente. Nonostante tutto, dopo la laurea ha portato avanti il percorso per diventare psicoterapeuta, che non è semplice né breve: tirocini, esame di stato, specializzazione.

Soltanto ad un certo punto, quando ormai era vicina alla specializzazione, ha visto chiaramente che l’amore per la psicologia era l’unica cosa davvero costante negli anni, quella che la accompagnava silentemente come una guida.

Così, il giorno che entrò nel suo studio il suo primo paziente, Zaira capii che avrebbe fatto questo lavoro per tutta la vita, come una vocazione nascosta che improvvisamente si mostrava in tutta la sua naturalezza. L’arte continua comunque ad accompagnarla sia nella pittura che nel suo modo di essere psicoterapeuta.

Chiedere aiuto: primo passo verso la guarigione

La psicoterapia non è per nulla una scelta facile – afferma Zaria – non solo perché è faticosa, complessa, costosa, ma soprattutto perché tendenzialmente le persone non vogliono cambiare – prosegue – nessuno di noi lo vuole, intendo lo vuole profondamente. In superficie, consapevolmente, ci raccontiamo tante cose, che vogliamo essere felici, che vogliamo cambiare, che vogliamo migliorare. Ma la verità, profonda, è ben diversa. Non solo non vogliamo affatto cambiare, ma non vogliamo neanche essere felici, perché esserlo è una responsabilità troppo grande e spaventosa”.

In genere le persone che vanno in terapia, ci racconta Zaira, sono già un po’ guarite, nel senso che è già partito in loro il meccanismo della cura, del cambiamento. Qualcosa in loro chiede aiuto. Generalmente la domanda di psicoterapia ha una spinta cosciente legata al mondo e alle relazioni: problemi con l’amore con il lavoro, con il corpo.

Il sintomo è il grido soggettivo che implora aiuto su questioni esistenziali molto più profonde. Non tutti ascoltano questo grido e la maggior parte delle persone si sollazza nel dolore come forma patologica di piacere, grazie al quale, nevroticamente, può dare senso alla vita.

Zaira riporta un esempio: “Un marito terribile permette di lamentarsi e di scaricare su di lui dolori personali molto profondi e difficili da accettare. Per questo la maggior parte delle persone non è interessata alla terapia, in questo caso per esempio per tenersi il marito/capro espiatorio. A volte, invece, scatta qualcosa di profondo per cui la persona si stanca davvero, e vuole affrontare i suoi mostri”.

Si tratta di’ una piccola parte di sé, quasi invisibile, con la quale il terapeuta si allea e lavora per il cambiamento. In un certo senso si può dire che chi intraprende una psicoterapia è già guarito, è solo una questione di tempo.

Disturbi della psiche più comuni

Zaira ci spiega che spesso il paziente scarica su di loro tutta la sua vita, le sue aspettative, la sua rabbia, il suo amore, le sue emozioni. Essi rappresentano una sorta di ricettacolo di tutta la spazzatura interiore delle persone.

Devono accogliere la nevrosi, le difese, l’aggressività. le parti peggiori. Essendo il cambiamento molto poco desiderato, gli psicoterapeuti diventano dei nemici, e in buona parte i pazienti li odiano.

Non è sempre una cosa consapevole, anzi, sarebbe bello – racconta Zaira – l’aggressività che ci buttano addosso spesso è sottile, invisibile, come le polveri. È vestita di pizzo bianco ma intrisa di veleno. Anche il loro amore è pericoloso, perché carico di aspettative, bisognoso, passivo, sempre pronto a ribellarsi e a volere di più”.  

La nevrosi è difficilissima da trattare, ci sono le difese, è un lavoro lungo, chirurgico e terribilmente frustrante. I cambiamenti sono lenti, a volte lentissimi.

Il narcisismo dei pazienti è messo alla prova costantemente, e gli psicoterapeuti devono lavorarci tanto, tanto “Durante la specializzazione impariamo a non esistere troppo, a non aspettarci nulla, a non chiedere niente o quasi niente, ad aspettare. Un buon psicoterapeuta non usa i suoi pazienti per gloriarsi di potere o bravura, lavora per l’altro, non per sé” ci tiene a sottolineare Zaira.

Eppure, gli psicoterapeuti devono mantenere un certo rigore, una certa levatura, una grande dignità, non sottomettersi e non perdere il controllo della situazione. Devono essere duri e morbidi, padri e madri, a volte figli, fratelli, zii, nonni. Devono contenere gli ossimori e le contraddizioni della vita e non cadere mai nel moralismo, per accogliere la verità dell’altro, qualunque essa sia.

Benefici della psicoterapia

Il beneficio è esistenziale, quindi quotidiano. La psicoterapia è una ristrutturazione di personalità. Seconda Zaira, attraverso la psicoterapia, la persona trasforma i suoi significati, il suo modo di concepire e vivere il mondo. Ciò che cambia è il modo di esperire la vita e il senso che le diamo.

Nel concreto – dice Zaira – può cambiare tutto, dal modo che abbiamo di svegliarci al mattino a come viviamo il sonno la notte. Per Freud la Psicoanalisi doveva aiutare a vivere, lavorare ed amare. SI potrebbe scrivere un trattato”.

Per sintetizzare, noi possiamo trovare il nostro modo di stare al mondo, di lavorare e di amare un modo che ci consenta di godere della vita piuttosto che patirne, e di assolvere ai nostri doveri con responsabilità e non con passività, la responsabilità di chi percepisce nei doveri lo scopo utile di, comunque, godere della vita.

Zaira riporta un esempio: “Pagare le tasse mi permette di stare al mondo e di usufruire dei beni pubblici, Attenzione, la psicoterapia non elimina il dolore. Il dolore è parte integrante della vita, ha la stessa, diciamo, bellezza della gioia, è appunto il prezzo da pagare con responsabilità. Un lutto non può non essere doloroso, ma è il prezzo da pagare per amare”.

Ogni paziente è unico

A me interessano le persone, le storie, le amo profondamente – ci confida Zaira – una persona per me è un libro da lettere, un bellissimo libro. Mi sorprendo sempre, è incredibile. Ogni storia mi sembra sempre la più bella di tutte. Mi commuovono il dolore e la verità. In ogni persona rivedo un pezzo di me, e me ne prendo la stessa cura. Quando incontro un nuovo paziente sono una pagina bianca, piena di curiosità e sacralità. Poi quando la persona inizia a parlare e a muoversi, da subito, è come se vedessi i suoi talenti, la sua bellezza, la sua unicità. Per questo sono ossessionata dallo stile personale – conclude – ognuno è unico e meraviglioso. Ogni persona mi suggerisce la sua verità originale. Così mi sorge il desiderio di aiutarla a pulirsi delle scorie nevrotiche che offuscano la sua bellezza, in favore della sua emancipazione e del suo sbocciare”.


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