PVC: le basi che non si possono non conoscere su questo materiale

Pubblicato il 10 luglio 2017 da Caterina
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Oggi la redazione di ProntoPro ha avuto il piacere di intervistare Salvatore Longo, amministratore dell’azienda Seaplast (www.seaplast.it), che ci ha parlato del Pvc, di come avviene la lavorazione di questo materiale e delle tecniche di riciclaggio involte.

Dal vostro sito ho visto che utilizzate molto il PVC. Parlaci un po’ di questo materiale. Quali sono le sue maggiori applicazioni?

Il pvc è un derivato del petrolio. Fa parte della famiglia della plastica a cui appartengono anche pet pp pe ecc. E’ l’abbreviazione di Poli Vinil Cloruro. Nel tempo la sua composizione chimica è cambiata più volte per adeguare i prodotti alle sempre più stringenti normative per la sicurezza e la tossicità. Uno degli elementi che non è più presente in questo materiale è il piombo, altamente inquinante per l’ambiente e tossico per l’uomo.

C’è un metodo di lavorazione specifica del PVC?

Oggi si lavora il pvc al calcio-zinco. Questo ha fatto sì che alcuni prodotti hanno avuto un calo di qualità o sono stati modificati per conservarne le caratteristiche tecniche, o addirittura non sono più prodotti perché sostituiti con altri materiali. Questo perché il piombo conferiva grande rigidità e robustezza ai prodotti. I campi di applicazione di questo materiale sono innumerevoli, perché grazie alla sue caratteristiche chimiche si presta ad essere lavorato facilmente ed anche con diversi processi. Siamo circondati dal pvc ed alle volte non c’è ne rendiamo conto. Tubi e guaine per utilizzi elettrici, strumenti che utilizziamo in cucina, tapparelle avvolgibili, infissi, giocattoli, piccoli mobili, contenitori, cesti, parti di automobili, e tantissimo altro. La versatilità di questo materiale è incredibile: può essere rigido, semirigido o morbido. Le tre tipologie si lavorano in base al tipo di prodotto che si deve realizzare. In ognuno dei casi può cambiare il processo di lavorazione per ottenere il prodotto finito e le temperature di lavorazione per trasformare e modellare il pvc: esistono infatti innumerevoli processi per ottenere diversi prodotti o semilavorati . Abbiamo il processo di estrusione, l’iniezione o stampaggio, il soffiaggio. Tutti comunque consistono nello scaldare il materiale alla temperatura di rammollimento tra i 70 ed i 90 gradi per poi lavorarlo in base ai processi. Le linee di estrusione sono degli impianti che possono essere lunghi tra i 10 ed i 20 metri circa asseconda del tipo di prodotto che si vuole ottenere. La lunghezza dipende dalla velocità di estrusione che condiziona il raffreddamento del prodotto in lavorazione. Più è lento il processo, più può essere corta la linea di estrusione. Da questo processo si ottengono barre o lastre rigide ma anche prodotti morbidi come i tubi da giardinaggio, o i fili elettrici che vengono realizzati in coestrusione, perché si accoppiano due materiali diversi come il rame ed appunto il pvc. Per gli altri processi si utilizzano invece dei macchinari più compatti che comunque possono avere dimensioni relativamente ridotte o anche considerevoli. Le macchine in questione si chiamano presse. Mentre nell’estrusione si utilizzano matrici, negli altri processi, si utilizzano stampi. Nell’iniezione, il pvc in rammollimento viene compresso in stampi che possono generare uno o più prodotti simultaneamente. Appena freddo, lo stampo viene aperto e si tirano fuori i prodotti finiti che vengono poi ripuliti da eventuali sbavature di lavorazione. Il processo di soffiaggio consiste nel soffiare e spesso centrifugare il pvc in appositi stampi per ottenere prodotti cavi, vuoti all’interno come i contenitori di liquidi. La centrifuga serve per distribuire uniformemente il materiale su tutta la superficie dello stampo.

pvc

Si devono avere particolari attenzioni per non rovinare i prodotti fatti in questo materiale?

Tutti i prodotti in pvc sono soggetti ad usura. Particolare attenzione si deve fare al calore, che può deformare e compromettere il funzionamento del prodotto. Il calore può togliere colore e brillantezza, o bruciare il pvc rendendolo inutilizzabile. Gli urti possono danneggiare irreparabilmente i prodotti, ma anche lo stress da piegamenti li può rompere.

Concentriamoci più sull’aspetto ambientale. Come avviene lo smaltimento di questo materiale? E’ possibile un’operazione di riciclo/recupero di PVC?

Il pregio del pvc è che fino a che non si brucia può essere sempre ritrasformato e quindi riciclato. Un prodotto che viene ritirato da appositi smaltitori, verrà triturato, ridotto in granellini di pvc che possono essere rilavorati nei processi già esposti. In alcuni casi dai materiali riciclati si possono ottenere gli stessi prodotti di prima o prodotti similari. Il più delle volte invece si utilizza il riciclato per prodotti di seconda scelta o in processi di coestrusione come nel caso di alcuni infissi che nella parte interna della struttura sono fatti di materiale riciclato ed all’esterno sono fatti di materia prima che ha le caratteristiche di brillantezza o estetica che servono al prodotto stesso. Mai bruciare il pvc. Sprigiona sostanze tossiche ed altamente inquinanti. Una volta bruciato, il pvc non è più riciclabile.

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