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Riflessioni sulla musica nell’era digitale con Sebastiano Bellomia

Oggi abbiamo intervistato il musicista Sebastiano Bellomia che ci ha fornito le sue riflessioni e considerazioni sulla musica e la scena musicale attuale.

musica

Raccontaci di te e della tua attività. Quali sono i generi musicali cui ti dedichi maggiormente?

Sono principalmente pianista/tastierista anche se sempre più spesso mi occupo di arrangiamenti, composizione di jingle e colonne sonore. Il territorio su cui mi muovo meglio è senza ombra di dubbio il pop, nel senso più lato e nobile del termine. Ho quel background culturale, da bambino ho sempre ascoltato e imparato questa musica, la radio e la TV trasmettevano la musica “leggera”. In un certo senso non me lo sono nemmeno scelto. Questo condizionamento culturale fortunatamente non mi ha mai precluso l’apprezzamento di altri stili, tutt’altro, ho suonato praticamente tutte le musiche di matrice europea/americana: dal pop al rock, dal blues al jazz, dalla funky alla salsa. Credo sia proprio grazie all’influenza della musica popolare se oggi le mie orecchie godono una prospettiva grandangolare.
L’arrangiamento e la composizione rappresentano la parte più creativa del mestiere rispetto all’ingaggio come pianista o tastierista che spesso è limitato allo stile e ai repertori.

Ci forniresti un quadro della scena musicale attuale?

Come dicevo prima le radio hanno praticamente sempre trasmesso la musica popolare, mainstream o comunque prodotti con un taglio commerciale.
Se da diversi decenni ogni aspetto del sistema società (alimentare/culinario, religioso, politico, tecnologico ecc.) subisce la costante pressione della globalizzazione, l’industria discografica non può certo sottrarsi a questa contaminazione di massa. Quando Internet diventa a tutti gli effetti la finestra che si affaccia sul mondo, questo fenomeno non ricorda più un corpo in caduta libera, ma possiamo distinguervi una spinta di partenza ben rappresentata dai canali di diffusione streaming, i software PeerToPeer, una numerosissima lista di social network e per finire YouTube, la Tv del nuovo secolo.
Dal quadro dovrebbe emergere che le informazioni oggi viaggiano alla velocità del pensiero, o del selfie, dipende dai punti di vista.
Non importa se l’incipit di questo cambiamento sia virtuale o reale, gli effetti che ne scaturiscono sono reali (…nessuno domattina si sognerebbe di aprire un negozio di dischi, o comunque non con lo scopo di arricchirsi !)
Nel concreto, il panorama musicale è più prolifico che mai. Aggiungiamoci il fatto che l’era del digitale permetta a chiunque di registrare il proprio singolo, EP o album direttamente dal proprio home-studio e pubblicarlo quasi istantaneamente tramite i più svariati distributori digitali.
La mia personale opinione è che comunque di musica ce ne sia troppa, ovunque ed esattamente come succede in qualsiasi altro settore, per esempio quello alimentare, gli esuberi sminuiscono il valore (non esclusivamente economico) di un bene.

In che modo un artista professionista può collocarsi sul mercato odierno? Ed un aspirante artista come potrebbe emergere?

La definitiva scomparsa dei supporti fisici, che in passato hanno conferito all’album o al singolo la qualifica di bene materiale di consumo, ha sinora segnato la fine del mercato discografico.
Io penso che potrebbe essere il momento migliore per ricollocare in primis l’artista, che dev’essere sempre pronto ad un cambiamento, ed immediatamente dopo il fruitore, colto, critico, informato su tutto quello che accade nel mondo in tempo reale, che nella nuova era considera obsolete tonnellate e tonnellate di plasticaccia ed è in grado di apprezzare un bene astratto facendo serenamente a meno del packaging.
In che modo? L’esperienza è l’ingrediente fondamentale per la conoscenza di qualsiasi realtà. Puoi leggere tutte le enciclopedie di frutta sub-tropicale pubblicate ma finché non assapori un avocado non puoi sapere se ti possa piacere o nauseare. Nel caso dei giovani musicisti è importante suonare il più possibile la musica dei propri eroi con il solo scopo di apprenderne il linguaggio. Anche le lingue però si evolvono e subentrano sempre più nuovi slang. E’ importante quindi farsi capire dal proprio pubblico, parlare la stessa lingua che parla il consumatore finale.
Quanto al contenuto dell’opera credo che ognuno di noi dovrebbe fare un passo indietro, riconsiderare quindi l’inflazione della musica cui ho fatto menzione nella risposta precedente e porsi una domanda: cosa avrei realmente da dire se premere il tasto rec avesse un prezzo e pure caro ?

Che approccio dovrebbe avere un artista verso il mercato?

A mio avviso l’artista non può permettersi la distrazione del politico di turno al talk show che presenta le più perverse tecniche di monitoraggio e gestione del fenomeno migratorio, non considerando minimamente la fine del conflitto armato. L’artista guarda sempre oltre. L’artista ha la possibilità di sentirsi libero in quello che fa: nello scrivere una canzone, nel dipingere un quadro, nel dar forma anche alla più banale delle emozioni attraverso il corpo. Questo oggi è un lusso!
A mio avviso l’artista ha l’obbligo morale di ricordare alle masse quotidianamente condizionate da media e corporazioni che, forse, non siamo finiti su questo pianeta per confrontarci i vestiti, il lavoro o il colore della pelle, forse, c’è dell’altro.
In sintesi, credo che dovremmo rispolverare il concetto di umanità.

Ringraziamo Sebastiano per aver condiviso con noi il suo pensiero, ora non vi resta che immergervi nella sua musica visitando il sito www.sebastianobellomia.com

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