Rigenerazione urbana. Dialogo con un architetto urbanista

Antonio Migliorisi, architetto, ci spiega il legame tra architettura del paesaggio e riqualificazione urbana. Buona lettura!

Di quali progetti si occupa principalmente il suo studio?

L’ attività è rivolta principalmente alle tematiche legate alla pianificazione generale ed attuativa, alla trasformazione urbana, al marketing ed al restyling urbano.

Gli studi condotti e le interconnessioni tra le componenti socio-economiche ed i temi legati alla riqualificazione urbana hanno permesso di indirizzare anche la progettazione architettonica, dove l’ attenzione viene rivolta non al singolo fruitore ma al contesto più generale in cui il city user si riconosce in spazi che gli consentono di migliorare la propria qualità della vita.

In tale ottica vengono privilegiate le tematiche inerenti il riuso e la rigenerazione urbana, quale momento di recupero e valorizzazione delle caratteristiche architettonico-ambientali che favoriscono a restituire identità alla città ed al suo ambito.

Quali differenze bisogna prendere in considerazione per la realizzazione di uno spazio all’ aperto e uno al chiuso?

Fondamentalmente non ci sono grandi differenze. La diversità degli spazi risiede essenzialmente
nella loro funzione. Ma questo può essere anche un limite. Spesso si tende a differenziare e quasi isolare gli spazi di relazione o di servizio contenendoli all’ ambito funzionale ristretto loro assegnato.
Così, per banalizzare, si tende a considerare una palestra scolastica quale esclusiva spettanza
della scuola che la ospita o un campo sportivo di quartiere privilegio di una particolare porzione
della città.

Tali aree, caratteristica tutta italiana, di frequente vengono rigorosamente recintate
impedendo la loro “apertura” ad una più ampia ed estesa platea di utilizzatori. Il risultato è la
creazione di cellule intercluse che non dialogano con ciò che le circonda e, cosa ancora più grave, con l’ intera comunità cittadina.

Quali obiettivi cerca di conseguire quando progetta uno spazio di pubblica utilità?

La progettazione di spazi pubblici è uno dei grandi temi secondo me ancora non del tutto risolto.
Cosa bisogna aspettarci di un’ area ad uso pubblico dove potrebbe concorrere una serie correlata
di funzioni? La risposta non è semplice, ma la visione dovrebbe essere unica: connessione.

Lo scopo essenziale degli spazi pubblici deve essere quello di creare una relazione intima che dia il senso dell’ identità dei luoghi. Per fortuna le nostre piccole o grandi città conservano in genere la concezione che il luogo rappresenta di se stesso attraverso pregevoli centri storici, dove è ancora viva la spazialità identitaria.

Ciò non di meno spesso si tende, attraverso il cosiddetto arredo urbano ad imbastardire la percezione dei luoghi con aggiunte improbabili, che contribuiscono a dare un aspetto precario e a favorire distrazione verso le vere peculiarità emergenti che già disegnano magistralmente e raccontano il luogo.

In quanto architetto cosa pensa che manchi alle città italiane?

Alle città italiane non mancherebbe nulla, se non fosse per una serie dissennata di provvedimenti
che hanno, a partire degli anni 70 e che prolungano gli effetti fino ai nostri giorni, consentito una
stratificazione edilizia senza una corretta pianificazione.

Sappiamo che molte aree ai margini del tessuto urbano sono sorte negli anni in cui non c’erano regole o che le regole sono state calpestate.

Il peso sociale ed economico di possenti palazzoni insicuri e fragili, senza adeguate
infrastrutture e spazi di relazione, ha presentato il conto negli anni a venire. Ma i risultati ed i
benefici di una corretta pianificazione si vedono a medio e lungo termine e nessun politico, con
una visione miope, è disposto ad investire su un qualcosa che non è immediatamente palpabile; è preferibile una inaugurazione con tanto di taglio del nastro alla presenza di fotografi di una
qualsiasi opera visibile, fosse anche una cuccia per il cane, invece di investire in una
programmazione oculata.

Occorre che il concetto di rigenerazione venga introdotto come una prassi severa prima di pensare a compromettere ulteriore suolo per nuovi agglomerati ancor più popolosi e congestionati, avendo la coscienza e soprattutto la forza di prevedere, in un arco
temporale ragionevole, la sostituzione di interi quartieri da connettere in modo organico con il
resto della città.

Qual è il progetto che più le ha dato soddisfazione in questi anni?

Come sempre è una delle ultime creature, che è ancora nella fase di elaborazione finale. Si tratta
del Parco per lo Sport, dove una serie di funzioni e spazi integrati vanno a ricucire un’ area ai lembi del tessuto urbano con la città. È un progetto aperto che sfrutta le caratteristiche del sito per valorizzare alcune emergenze, come ad esempio canali, sponde del fiume e paesaggio agrario circostante, che costituiscono un insieme con gli interventi edificatori finalizzati a varie attività sportive.

Si è cercato di creare una vasta area a verde, dotata dei più disparati servizi, dove lo
sport si compenetra senza barriere all’ interno di spazi comuni facilmente fruibili da chiunque in un ambiente che ha le caratteristiche di un vasto parco cittadino che però si proietta anche oltre i
confini urbani.

Ringraziamo lo Studio Migliorisi per la gentile intervista concessaci. Un in bocca al lupo per il Parco dello Sport!

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