Roberto Cotini e la gavetta per diventare un vero fotografo

Abbiamo intervistato per voi il fotografo Roberto Contini che ci ha spiegato quali sono stati i suoi passi per avvicinarsi alla professione fotografica.

fotografo

Da quanto tempo eserciti il mestiere di fotografo? Ci racconti di come hai iniziato?

Ho preso la partita iva per svolgere l’attività di fotografo professionista dal 2003, aperta in occasione del mio primo lavoro “vero” per una fiera. Prima, da amatore, facevo qualche lavoretto come prestazione occasionale.
La mia passione per la fotografia nasce però molto prima: ricordo che ero solo un ragazzino quando mio padre, al ritorno da un viaggio, mi portò una macchina fotografica in miniatura. Non ricordo marca e modello, ma ricordo perfettamente il sapore che mi dava uscire di casa e scattare delle foto. Mi sembrava una magia e fotografavo di tutto. Purtroppo però quelle pellicole così piccole erano introvabili.
In seguito è stata la volta di una Kodak Instamatic, con i suoi flash a cubi in scatole da 3 pezzi … 12 fotografie al massimo, ma sempre lo stesso magico sapore.
Non si può certo dire che fossi bravo, ma mi è capitato di rivedere delle foto scattate in quel periodo e credo che con il loro sapore vintage non abbiano molto da invidiare alle immagini che si vedono ora su Instagram.
Comunque la passione, così come scoppiò, si assopì nello stesso modo. Mille cose per la testa e la fotografia rimase in secondo piano per parecchio tempo.
Dopo alcuni anni decisi di iscrivermi a un corso di fotografia serale e così la passione riprese tutto il suo vigore e cominciai a sognare di fare il fotografo professionista a tempo pieno.
La mia prima reflex è stata una Yashica Fx3 2000, con un paio di ottiche. Da quel momento la fotografia divenne una delle cose importanti della mia vita, fino ad arrivare a conseguire un paio di master di fotografia di moda  e la decisione di farne una professione. Spesi tutto il mio denaro per comprarmi prima un corredo Hasselblad, che poi misi in vendita per acquistare un corredo Mamiya 6×7 e alla fine riuscii a vendere anche questo per passare al digitale con Fuji e infine con Nikon.

Su quali generi fotografici hai scelto di focalizzarti e perché?

Mentre frequentavo i master di fotografia di moda, naturalmente, il mio sogno era di restare e lavorare in quell’ambiente. Ho imparato moltissimo, soprattutto nell’utilizzo dei flash da studio. Ma a quel tempo non potevo permettermi di fare troppa “gavetta” e non guadagnare, così misi in pratica le cose imparate a favore di una fotografia più “popolare”. Un po’ di lavoro in studio con aspiranti modelle, molti matrimoni, un po’ di still-life. Ho poi deciso di smettere con la fotografia di cerimonia perché è sempre stato un genere che mi è piaciuto poco.
Ora, da freelance, mi capita di lavorare nell’industria e, a volte, nei concerti o negli spettacoli dal vivo. Quest’ultima è la fotografia che preferisco in assoluto. Adoro viaggiare, così unisco l’utile al dilettevole e fornisco immagini a agenzie di stock come Alamy, Marka, Fotolia.
Una seconda forte passione è il video e negli ultimi anni ho avuto parecchio lavoro e molte soddisfazioni in questo ambito.
Infine ci sono la fotografia e il video di ricerca, l’ambito più artistico, che mi hanno permesso di esporre in numerose mostre collettive e personali in Italia e nel mondo. Tengo molto a questo aspetto perché è la mia valvola di sfogo, il mio modo per esorcizzare, il mio “mettere a nudo l’anima”.

Qual è la differenza fra un fotografo professionista e un aspirante fotografo?

Conosco aspiranti fotografi di gran lunga più bravi di molti fotografi professionisti. Forse il problema è la professionalità. Se un fotografo è “professionista” è perché ha investito tanto nella sua istruzione, nella sua attrezzatura, nel cercare di farsi un mercato, si prende la responsabilità di mettere in gioco la propria reputazione. Lavora e paga le tasse, spesso lottando per sopravvivere. Forse gli stessi amatori dovrebbero essere professionali ed evitare di rovinare il mercato con prestazioni gratuite, magari con “promessa di visibilità” che si usa tanto … ma purtroppo si tratta di una vecchia storia sulla quale si sono dette e scritte miliardi di parole. Alla fine non me la sento di giudicare. Tutti i fotografi sono stati prima “aspiranti”.

Secondo te come si passa dall’essere un aspirante fotografo ad essere un professionista?

Credo che sia una questione di motivazione. Se la passione è forte, ognuno percorre la sua strada ma prima di tutto occorre trovare gli stimoli giusti e coltivare passione e motivazione. E’ un lavoro impegnativo. Oggi esistono molte scuole di valore e molte possibilità per avvicinarsi a questo mondo e per indirizzarsi al tipo di fotografia che piace di più. Il digitale rende tutto molto più facile di un tempo, ma altrettanto interessante, quindi l’unica cosa importante è sapere cosa si vuole fare. Continuo a pensare che il mondo dell’immagine sia meraviglioso e che valga la pena provarci.

Ringraziamo il fotografo Roberto Cotini di Altrovelab per l’intervista concessa a ProntoPro.

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