Sicurezza sul lavoro e dispositivi di protezione individuale: cosa dice la legge

Pubblicato il 5 luglio 2018 da Alessandra
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Affrontiamo questo argomento partendo da cosa dice la norma in merito ai dispositivi di Protezione Individuali (conosciuti semplicemente come DPI). L’ art. 74 comma 1 del d.l.gs. 81/2008 cita così: “qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciare la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni completamento o accessorio destinato a tale scopo”.

Il punto fondamentale è la sicurezza del lavoratore e la sua salute, gli strumenti attraverso i quali raggiungere questo obiettivo sono i DPI.

La legge continua e nel secondo comma cerca di specificare meglio il campo di azione dei dispositivi di protezione individuali. Il testo legislativo anziché elencare quali sono i DPI, dà l’indicazione di quali non sono da considerarsi tali. Facciamo un esempio, le tute da lavoro o le uniformi, se non sono specificatamente adibite alla sicurezza dei lavoratori non sono DPI. Ce ne sono indicati altri ma qui preme mettere l’accento sulle conseguenze che ne derivano.

Se l’abbigliamento non è considerato un DPI, non cadono su tutti i soggetti preposti, gli obblighi legati alla materia sulla sicurezza sul lavoro. La distinzione è fondamentale per le responsabilità sia civili che penali che riguardano sia soggetti interni all’organizzazione aziendale, che esterni, quali possono essere i produttori, fabbricanti dei dispositivi di protezione individuali.

L’attuale normativa, rispetto alle precedenti, punta maggiormente l’attenzione su l’insieme di obbligazioni e responsabilità che gravano su coloro che gestiscono e sovraintendono ai processi lavorativi, tradizionalmente il datore di lavoro e lo staff direttivo.

Il ruolo consultivo del RSPP (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione) e del Medico Competente ha assunto maggiore importanza. La conoscenza delle singole patologie di ciascun lavoratore può determinare la scelta di utilizzare DPI anche differenti da quelli normalmente prescritti per un determinato genere di lavoro.

lavoro

Le categorie in cui vengono suddivisi i dispositivi di protezione individuali

A seconda del grado di pericolosità dell’attività del lavoratore si distinguono tre diversi generi di DPI.

Il primo genere di DPI riguarda i rischi di subire lievi danni fisici e si tratta di dispositivi semplici. Ben diversi sono i DPI che appartengono al terzo genere, che richiedono una valutazione preventiva molto accurata e si basano su solide prove di prodotto. Viene preso in considerazione il pericolo di morte oppure di permanenti lesioni fisiche. Nella seconda classe di rischio incontriamo tutti quegli strumenti di prevenzione che non appartengono nè alla prima nè alla terza categoria.

La prevenzione del rischio è alla base del testo unico (art. 75 del D.Lgs 81/08), le frasi sono esplicite e chiare. Il datore di lavoro ha l’obbligo di compiere con l’ausilio di esperti, delle approfondite valutazioni sul luogo ove svolgono l’attività lavorativa i suoi collaboratori. Occorre che il pericolo venga previsto e il più possibile neutralizzato.

Il fabbricante a sua volta è sottoposto alle indicazioni della Direttiva 89/686/CEE oltre che ad altre norme che nel tempo sono state armonizzate tra i vari paesi. Ogni dispositivo deve essere sottoposto alla dichiarazione di conformità dalle autorità preposte, che tendono ad accertare se la dichiarazione è conforme all’obiettivo di salvaguarda dai pericoli alla salute in capo al lavoratore.

Ogni DPI approvato riporta la marcatura CE unitamente al numero della norma EN utilizzato come riferimento dal produttore in ottemperanza del D.Lgs 475/92. L’utilizzatore dovrà ricevere anche un libretto informativo.

Datore di lavoro e lavoratore devono collaborare affinché venga rispettata la norma, ognuno per le proprie aree di competenza. Questo principio è desumibile anche dal profilo di punibilità che grava su entrambi. Il peso maggiore comunque ce l’ha il datore di lavoro che dovrà fornire i DPI adeguati ma anche accertarsi che il lavoratore rispetti il comportamento preventivo.

A tal proposito è richiesta anche un’attività informativa puntuale e riscontrabile.

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