Strategie smart per la progettazione architettonica: guardare il prblema dalla giusta angolazione

Pubblicato il 10 Aprile 2017 da Maria
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Oggi abbiamo intervistato Elena Gentilini di Progetto Arcadia che ci ha parlato di come adottare una strategia smart per la progettazione architettonica con particolare focus sul mondo delle start up e sul binomio tecnologia – tradizione. Sentiamo cosa ci racconta.

progettazione architettonica

Progetto Arcadia offre moltissime tipologie di servizi diverse. Da quali siete partiti e come siete arrivati a questa gamma di attività così ampia?

Abbiamo voluto impostare l’attività proprio sulla interdisciplinarità e la possibilità di guardare ciascun progetto da angolature più o meno ampie e comprensive, creando sette settori indipendenti ma al contempo interconnessi. Questo ci permette di poter gestire ciascun progetto con la completezza necessaria, tenendo conto anche delle relazioni che esso ha con scale dimensionali superiori ed inferori.
L’azienda nasce dall’unione di professionalità diverse, quella di architetto e designer di Massimo Germani e la mia che, dalla ricerca in ambito di sviluppo sostenibile e governance urbana e territoriale, è passata anche al marketing e alle vendite.
Crediamo che oggi sia importante la specializzazione, che garantiamo grazie anche ad una rete di partner con cui impostiamo rapporti di collaborazione chiari e volti alla crescita di tutti, ma anche la possibilità di spaziare. L’interdisciplinarietà è la prima chiave per l’innovazione, e questa è in fondo sempre l’obiettivo finale di ciò che facciamo.
Naturalmente non si cresce in maniera organica su tutto e ad oggi abbiamo sviluppato maggiormente il settore design e architettura di interni e quello di territorio (paesaggio, ma anche supporto ad associazioni, aziende e partnership pubblico-private per progetti di sviluppo e finanziamenti).
L’arte è un po’ trasversale a tutto ciò che facciamo e cerchiamo di creare contaminazioni con essa in tutti i progetti di design e architettura, ma anche di sviluppo territoriale, dove, secondo noi, anche i beni culturali dovrebbero essere al centro di molti progetti.
ARCADIA DESIGN è in realtà il settore più sviluppato. E’ diventato un brand con cui stiamo commercializzando i nostri primi prodotti di arredamento, basati su una struttura modulare brevettata a livello italiano, per bambini. Prodotti caratterizzati, non solo da alti standard di sostenibilità definiti assieme all’Università Bicocca di Milano, ma soprattutto dalla dimensione educativa e di gioco, dalla possibilità di essere personalizzati e, cosa a cui teniamo molto, dalla possibilità di essere totalmente circolari.
Recentemente ne abbiamo parlato anche in Commissione ambiente del Senato, perché crediamo seriamente che l’economia circolare sia l’unico possibile modello di sviluppo sia economico che ambientale. EASYDiA ed EASYoLo Kids e Junior sono i nomi di sedie e tavoli per bambini dai 18 mesi ai 10 anni. PERSONALEASY il sistema di arredamento completo al momento disponibile su progetto e REEASY il sistema di trasformazione dei prodotti a fine vita, che cercheremo di implementare nei prossimi due anni.

Quali sono i problemi principali riscontrati dalle start up che operi nei settori di vostra competenza? Puoi parlarcene?

Come start up è difficile oggi proiettarsi subito su mercati se non globali, certamente internazionali. Il settore design poi in particolare è un settore molto chiuso, dove la brand awarness è importante e questo costituisce un ostacolo per chi ha buone idee, ma bassi budget per il marketing.
Molto si è fatto negli ultimi anni per supportare l’avvio di start up da parte istituzionale e di investitori. Noi stessi abbiamo beneficiato all’inizio di un co-finanziamento per sostenere parte dei costi di R&D. Manca però in Italia ancora molto una cultura imprenditoriale di base che ti permetta di entrare con consapevolezza sui mercati e gli strumenti in cambio spesso non sono i più efficaci.
Anche su questo però ci sono esperienze positive, legate a start up competition. Recentemente abbiamo partecipato all’ERG regeneration challenge arrivando in finale ed è stata un’esperienza non solo utile, ma molto formativa.

Dalle case in paglia alla Domotica, una scelta interessante. Cosa vi ha spinti a scegliere di occuparvi di tipologie di realizzazioni così diverse?

A questo aggiungerei le case in legno, una nostra passione da tempo, perché coniugano alti standard ambientali con ottime prestazioni antisismiche, e avendo sede in Umbria il tema è particolarmente sentito.
Non ci sono scelte migliori a priori, saper coniugare soluzioni tecnologicamente avanzate e tecniche più o meno tradizionali (riviste comunque alla base di una continua innovazione) a seconda di luoghi e necessità è uno degli aspetti più positivi del periodo che viviamo.
Dobbiamo smettere di andare dietro alle mode e guardare le cose a partire dai problemi e dalle migliori soluzioni. Le opportunità ci sono, basta approcciare i progetti con il giusto metodo.
Ringraziamo moltissimo Elena per aver risposto alle nostre domande.

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