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Tempi di processo in Italia: troppo lunghi? Parola all’Avvocato

Diventare un avvocato richiede un percorso pieno di sacrifici. Ce lo racconta Angelo Cafà, nato a Gela (CL), 32 anni, sposato con Eleonora e fa l’avvocato come professione. Successivamente alla laurea, Angelo si iscriveva nel registro praticanti dell’Ordine degli Avvocati di Gela, iniziando il tirocinio professionale obbligatorio e prediligendo le attività di udienza e di studio in materia penale.

Dopo quest’ultimo periodo, riesce ad acquisire l’abilitazione all’esercizio della professione forense, così da poter operare autonomamente. Lo fa occupandosi nella fattispecie, di diritto penale. Grazie alle ricche collaborazioni e continui studi, nel tempo Angelo ha potuto ampliare la sua offerta ai clienti.

Angelo non ha mai avuto dubbi su ciò che ha sempre voluto fare. Ci dice inoltre, che nutre un profondo rispetto verso la Toga. Considera il rito del processo, nella sua celebrazione formale, un baluardo di civiltà, a fondamento di ogni società civile.

Il suo desiderio costante è quello di valorizzare la giustizia e responsabilità, nella consapevolezza che il principio della presunzione di innocenza non può rappresentare una mera figurazione giuridica ma un punto di riferimento per l’esercizio di questa nobile professione.

Condanna qualunque forma di reato ma ritiene che ogni singolo individuo abbia il diritto di ottenere un giusto processo.

Angelo Cafà – Avvocato a Gela

Quali sono i tempi di un processo penale? E da cosa dipendono?

Il nostro ordinamento prevede tempi celeri per la definizione dei procedimenti penali. Nella pratica, però, gran parte di questi raggiunge tempi inaccettabili. Per tali motivi Angelo non condivide le recenti riforme in tema di prescrizione, destinate a rendere perpetui un gran numero di processi, arrecando disagi e stress agli imputati.

Quest’ultimi, costretti a sopportare il carico emotivo generato dall’imputazione, senza alcuna garanzia su un termine finale. Le lungaggini non dipendono certamente dagli avvocati, i quali sono impegnati sempre in prima linea per garantire il corretto funzionamento della macchina giudiziaria, spesso senza alcuna tutela, anche nell’attuale periodo di emergenza da contagio.

Cosa fare se qualcuno fosse chiamato in causa penale?

L’errore più comune e grave che possa commettere un soggetto indagato in un procedimento penale, è quello di sottovalutare l’accusa a suo carico. Ai suoi clienti Angelo, consiglia sempre di porre la massima attenzione sin dalla prima notifica del primo atto processuale. 

È necessario contattare sin da subito il proprio avvocato di fiducia per conoscere i propri diritti e doveri, nonché per consentire allo stesso di predisporre un’adeguata difesa, in relazione alle prove a carico, alla sua personalità e ai suoi progetti di vita.

Potrebbe riassumere le fasi di un processo penale? 

Generalmente, il processo penale di suddivide in diverse fasi che possono riassumersi nel seguente modo: iscrizione della notizia di reato, le indagini preliminari, richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio, citazione diretta a giudizio o udienza preliminare (e riti alternativi), dibattimento, emissione della sentenza e formazione del giudicato.

 Ogni fase rappresenta la sede di determinate attività processuali. 


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