Un fotografo di architettura si racconta

Oggi abbiamo intervistato Giovanni Cecchinato, fotografo di architettura ed interni. Vediamo insieme le curiosità che ci vuole raccontare.

PH Giovanni Cecchinato 2016 Dal progetto “Evolutio Visio (sulle orme di Gabriele Basilico) Mestre 2015”

PH Giovanni Cecchinato 2016
Dal progetto “Evolutio Visio (sulle orme di Gabriele Basilico) Mestre 2015”

Buongiorno Giovanni, ci racconteresti la tua storia?

La storia del mio approccio alla fotografia come professione, inizia nel 1999, per poi consolidarsi nel 2000, all’apertura di uno studio fotografico che allora si chiamava POSITIVA!, in società con un altro fotografo. La fotografia per me è sempre stata una grande passione, ma farne un lavoro diventò una sfida enorme, visto che a quel tempo si lavorava in pellicola, ed i problemi non erano pochi. Fatto sta, che comunque, con sacrifico e dedizione, ci portammo in poco tempo a definire un modo di lavoro tutto nostro e già in momenti di calo economico il nostro progetto invece si dimostrava molto azzeccato, per contenimento dei costi e professionalità dimostrata al cliente. I nomi dei nostri clienti erano di tutto rilievo e procedemmo spediti fino al 2005. Fino a quando di comune accordo chiudemmo lo studio e ognuno di noi proseguì la sua carriera separatamente.

Di quale tipo di fotografia ti occupi? Quali sono le sue peculiarità?

Dopo anni di advertising (fotografia pubblicitaria) mi sono sicuramente specializzato in fotografia di architettura ed interni, non a caso grandi catene alberghiere mi hanno chiamato per completare con immagini efficienti la loro comunicazione. Continuo a produrre comunque cataloghi e still life, book e ritratti anche se con minore frequenza. Il motivo principale di successo sta nella qualità delle immagini che produco, dalla mia costante ricerca e appoggio alla fotografia dei grandi maestri. Un costante aggiornamento e confronto con grandi fotografi e l’utilizzo di macchine a medio formato o macchine tecniche (entrambe con dorsi digitali).

In che modo differisce la fotografia che svolgi rispetto a quella tradizionale?

In termini lessicali non direi una “fotografia tradizionale”. L’atto di produrre una fotografia di solito può divergere nei contenuti e nelle competenze richieste da una commissione. Il fotografo (che è colui che lavora con la fotografia) a differenza del fotoamatore (che è colui che si diletta con la fotografia) deve saper risolvere ogni situazione che si presenta a fronte di uno shooting, per poter dare al suo committente sempre una buona fotografia. Pertanto è normalmente un “solver” che con competenza acquisita negli anni produce ciò che il cliente richiede dando l’”add-on” del suo estro artistico. Ha competenze e sa gestire la luce sia in studio che in esterno, ha capacità organizzative ed un estro visivo che gli permette di creare una buona foto in ogni caso, a fronte della giusta ricompensa economica. Ecco … importante dire che il fotografo differisce dal fotoamatore perché vende le sue foto, non le svende, nè le regala. Un aspetto che per me comunque predomina è la progettazione di tutto uno shooting o di un lavoro a lungo termine. Anche nei workshop che tengo, propendo sempre ad evidenziare a e richiedere una modalità previsionale ed organizzata di andare a scattare. Non considero mai una singola foto ma il valore omogeneo di un insieme di foto, preferendo alle cosiddette foto “belle o wow!” (ma banali e ormai inflazionate) le foto “utili” (che qualcuno può vedere brutte, ma invece ricche di contenuto). Perché nell’insieme di un progetto scorgo la dialettica di un autore e il suo pensiero, che in immagine singola non percepisco. Tutto questo ragionamento trova base nel gruppo della “New Topographics” iniziata nel 1975 in America e tuttora, insieme alla “Scuola di Dusseldorf”, è la corrente ideologica di riferimento nella foto di architettura e nella foto di documentazione, con molte variazioni ma sicuramente un unico fine.

Raccontaci qual è il lavoro che ti ha dato più soddisfazione?

Direi che sono quasi tutti, ma forse i progetti che ho avviato personalmente e che hanno avuto delle esposizioni mi hanno dato maggior carica. “L’equazione possibile” è stato un lavoro di documentazione di un associazione di volontari che aiuta gli ammalati di cancro, il progetto è diventato un libro ed un esposizione, successivamente un cortometraggio da me diretto, premiato anche al Premio Pasinetti. “Evolutio Visio” un esame della città di Mestre a 15 anni dall’esame di Gabriele Basilico, mi ha permesso di indagare un territorio complesso e portarne le risultanze in un esposizione a Mestre, all’Università IUAV di Venezia, alla Galleria Biffi Arte di Piacenza e con un insieme di altri progetti del territorio italiano al Congresso INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) a Cagliari. Attualmente ho avviato un nuovo progetto di esame del territorio che non vi svelerò, (ma molto importante) e che potrà essere tema di dialogo a breve, forse nella metà del 2017.

 

Ringrazio ancora Giovanni per la disponibilità e vi invito a visitare il suo sito per ammirare tutti i suoi scatti.

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