Una Voce Felice è un Canto di Vita

Pubblicato il 12 febbraio 2017 da Fabio
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Roberto Ivaldi ci svela la sua filosofia di vita e ci racconta del suo amore per la musica.

Raccontaci di te e della tua passione per la musica

Non è mai semplice raccontare la propria storia, la propria passione. Ho iniziato ad amare la musica quando mi sono accorto che faceva stare bene le persone, e mi sono accorto che chi ne aveva più bisogno ero proprio io. Durante i miei primi mesi di studio del canto e della musica, appena maggiorenne, sentivo riempirsi dentro me un vuoto, che non sapevo avere. Poteva essere colmato solo con la forza gentile di una melodia. Ero curioso, incosciente, inesperto ma tanto entusiasta, avevo voglia di sperimentare, di conoscere, di essere consapevole della mia voce, di me stesso. Ben presto ho iniziato a ampliare la mia ricerca personale in fatto di ascolto della musica, talvolta con difficoltà, sentivo un legame molto forte con quel mondo, non mi ponevo domande e mi lasciavo trasportare dalla passione, che cresceva ogni giorno di più. Approfondivo con grande piacere ogni tematica del canto, ogni sfumatura o differenza tra generi musicali, ogni suono che emettevo mi trasmetteva emozione, sia che fosse perfetto o completamente errato. Mi sentivo libero. La musica crea menti libere a mio parere. Crea sentimento, crea forza morale, crea educazione. Mi piace pensare che sia stata la musica a scegliere me, e a permettermi di capire cosa volevo veramente., come potevo utilizzare questo talento. Potevo tenerlo per me, o forse estenderlo alle altre persone. Per questo motivo qualche anno fa ho ideato un Progetto, chiamato Vox, il cui scopo è lo sviluppo tecnico e formativo degli artisti emergenti. Ho basato la sua mission sulle domande che mi più mi facevano riflettere, e talvolta sentire impotente:

“Per quale motivo i talenti non riescono a ottenere risultati concreti?”

“Cosa divide un emergente da un professionista, e quale ponte li può unire?”

“Perché la meritocrazia non funziona?”

La mia personale risposta provo a darla ogni giorno, cercando di fornire supporto tecnico, consulenza e seguendo con cura i progetti musicali che i giovani emergenti creano con tanta passione. Dove metto a disposizione le mie competenze a totale beneficio degli artisti, per ottenere risultati concreti e davvero di valore per la loro crescita professionale. A partire dalla sala prove, il linguaggio universale della musica, il luogo dove nasce tutto. Dove si crea e affina un arrangiamento, tutti insieme, uniti e con uno scopo comune. Dove si cerca di essere un gruppo, dove tutti si sentano leader e responsabili del proprio progetto musicale.  Dove in mezzo alle difficoltà si possa trovare una soluzione, un dialogo. Perché possano sentirsi liberi di suonare live, registrare un EP, partecipare ad un concorso, il tutto con la massima sicurezza, professionalità e serenità. Lo scopo del Progetto Vox è creare ispirazione, valore, passione ed entusiasmo, coltivando un sogno coraggioso per il quale è importante la preparazione sotto tutti i punti di vista, imparando a mettere davvero il cuore in ciò che si fa. Voglio dire grazie alla musica, che mi ha permesso di mettere questa fantastica passione a disposizione delle persone che incontro, provando a farle stare bene, come mi sento io.

“…Una Voce Felice è un Canto di Vita…”

Questo è il mio motto, la mia passione, il mio obiettivo.

Che relazione esiste tra le attivita’ amatoriali e professionali?

Chi come me si occupa di musica, sa benissimo quanto sia importante partire “dal basso”. Qualche amico, un annuncio, la voglia di provarci. La sala prove è la nostra palestra, si sbaglia, si cade, ci si scoraggia, ma poi si ritorna sempre lì. Al punto di inizio, e si riparte. Quel luogo diventa il nostro banco di prova più importante, la nostra prova concreta. Grezzi, genuini, l’unico trucco è dare il massimo. Ho avuto modo di conoscere moltissimi gruppi che frequentano le sale prove di Milano. Ragazzi di ogni età, esperienza, preparazione, con storie di ogni genere. Un giovane disoccupato che investe i pochi euro risparmiati per affinare la tecnica della sua amata batteria in vista di una serata, l’esperto dottore che nei rari ritagli di tempo a disposizione sceglie la musica e il suo fedele basso, il jazzista diplomato in sassofono che con una passione infinita ha creato una band di elementi preparatissimi, ma senza la pretesa di “sfondare”. Amo tutto questo, mi emoziona. Vi è una tale qualità nei luoghi più insospettabili a volte, che diventa contagiosa. Diventa stimolante. Il livello di preparazione musicale dei cosiddetti musicisti occasionali è spesso molto alto, mi trovo di fronte persone dalle grandi qualità e potenzialità, che durante il giorno sono magazzinieri, avvocati, impiegati, e la sera si sentono più vivi che mai, grazie ad un microfono e alla voglia di condividere una immensa passione, nel modo migliore possibile. Persone che studiano e preparano i loro brani in attesa delle prove o di un’esibizione. Trovo che questo sia un vero esempio di professionalità, di dedizione, di amore per la musica. Trovo che queste siano le radici profonde che permettono alla musica di restare il mezzo di comunicazione globale più efficace e armonioso. La relazione tra un’attività musicale amatoriale e una professionale può rappresentare un legame molto ampio, profondo, quanto sottile. Può a mio parere essere un arricchimento reciproco, un grande serbatoio artistico a disposizione di tutti. Chiaramente c’ è una importante differenza, a partire dalle strutture e dalle risorse a disposizione. Esse possono sicuramente fare la differenza. La musica è un’attività seria ovviamente, e ha di certo le sue esigenze in fatto di strumentazioni e di mezzi di qualità, che hanno costi considerevoli. Ma talvolta è la professione che può imparare da ciò che è ritenuto amatoriale. Il legame lo crea l’esigenza di dare vita a ciò che più amiamo, ovvero un’opera musicale di qualità. Chi non ha a disposizione potenzialità economiche o di apparecchiature, spesso è portato a intensificare la propria cultura, il proprio studio, per sopperire a tali mancanze. Questo può portare ad una crescita notevole, perché oltre a renderci maggiormente preparati a livello tecnico, evitiamo di cadere nel vizio dell’improvvisazione e nella superficialità, che rischiano di contaminare le nostre opere e di rovinarle. Perciò credo sia importante sfruttare al meglio tutte le nostre capacità, e sforzarci di crescere per ottenere risultati sempre migliori, passo dopo passo, fino a raggiungere soddisfazioni sempre maggiori, attraverso una ricerca costante e mirata. La sfera professionale, dal canto suo, a volte manca proprio di estro, ricerca, di sviluppo, tendendo sì a creare un prodotto di alta qualità, ma riducendone al minimo il processo di perfezionamento. Si tende a essere standard, con posizioni solide e poco inclini all’evoluzione, vista più come un rischio di improvvisazione dilettantistica. Insomma, poco coraggio e voglia di rischiare. Poco tempo e risultati veloci, con alta qualità tecnologica ma poca creatività. Troppe macchine e poco cuore. Spesso a discapito del lato artistico, che non dimentichiamoci essere il perno fondamentale della musica. Il compromesso perfetto potrebbe essere il supporto delle potenzialità professionali alle idee amatoriali, spesso così vive e lontane dai canoni. Il percorso è molto più importante del risultato immediato, altrimenti non vi è crescita.

Cosa ne pensi della scena musicale attuale?

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’evoluzione tecnologica e digitale della musica.Le piattaforme online sono diventate veri e propri palcoscenici mediatici, una finestra virtuale aperta ad un pubblico vastissimo. A partire dalle proposte televisive, si va sempre più verso una dimensione di giudizio del talento in termini di necessità a breve termine, piuttosto che di qualità assoluta. Non a caso, la maggior parte degli artisti dell’ultimo decennio ha acquisito notorietà proprio grazie a queste forme di intrattenimento. Ma quanta qualità c’è in tutto questo? Esiste un vero legame professionale tra un videoclip registrato nella propria camera da letto e un contratto discografico? Cosa c’ è in mezzo? A mio parere, lo strumento più efficace dovrebbe essere la passione. Non solo dei tantissimi giovani, spesso di talento, che si mettono in gioco con coraggio, entusiasmo e determinazione, ma soprattutto del sistema musica, troppo spesso impegnato a seguire i suoi aspiranti artisti con distacco emotivo a fronte di un interesse economico a breve termine. Nella mia esperienza ho avuto modo di conoscere tantissime storie di successo, delusione, speranza. Talvolta carriere interrotte bruscamente, a causa di situazioni poco chiare o cariche di promesse poi disattese, hanno incontrato questo modus operandi, purtroppo molto diffuso nell’ambiente attuale.Ma più che l’ambiente, contiamo noi, conta ciò che noi siamo, vogliamo, le azioni che mettiamo per raggiungere il nostro scopo, ciò sarà veramente la nostra cartina tornasole, ben più di una semplice scorciatoia. Alla base di tutto c’è la passione. Questa parola, se associata a studio, scoperta di se stessi, sperimentazione, curiosità, preparazione, desiderio di superare i propri limiti, serietà, può davvero portare lontano. Può diventare concreta, e non solo un’ideale. Alla base di tutto ci siamo noi, la nostra voglia di non uniformarci, ma andare oltre, mossi dalla forza di pensieri autentici, azioni innovative, parole spontanee. Noi siamo l’idea, noi soli siamo in grado di svilupparla. Se è questa la passione che ci muove, qualsiasi percorso intrapreso diventerà quello adatto a noi, perché lo affronteremo con lo spirito giusto.

 

Ringraziamo Roberto per l’intervista concessa a ProntoPro.

Scoprite di più su WWW.ROBERTOIVALDI.COM

 

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0 thoughts on “Una Voce Felice è un Canto di Vita

  1. Desidero ringraziare tutto lo staff di Pronto Pro per avermi dato la preziosa occasione di condividere con molte persone ogni sfumatura della mia passione. Grazie, di vero cuore!!!

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