Uno studio malleabile

Oggi abbiamo intervistato Tommaso Michieli, che ci ha raccontato di come il suo studio sia stato capace di importanti innovazioni negli anni.

Raccontaci dello studio michielizanatta.net. Avete appena compiuto 70 anni di attività. Come si rimane competitivi per così lungo tempo?

michielizanatta.net è in realtà meno anziano, rappresenta infatti la configurazione attuale di uno studio che sì ha una storia di settant’anni. Tutto infatti ha avuto inizio con Ernesto Michieli che dopo essersi laureato a Venezia nel 1946 ha aperto studio a Udine. L’attività è poi stata portata avanti da suo figlio Cristiano e dalla moglie Attilia Visentini con il nome “MVA – Michieli&Visentini Architetti”. Dal 2004 il testimone è passato al nipote Tommaso ed al suo socio Christian Zanatta che hanno dato vita a michielizanatta.net. Quindi uno studio giovane con però un background di esperienza ed un patrimonio tecnico culturale che affonda le sue radici nel passato.

Bruce Mau nel suo “Manifesto Incompleto per la Crescita” dice “Non entrare in competizione. Non farlo e basta. Non fa per te” ecco in questa cosa ci crediamo da sempre perché il nostro mestiere non è una gara né con i colleghi né con i committenti quanto piuttosto è la quotidiana capacità di confrontarsi con noi stessi con le nostre capacità con i nostri dubbi e soprattutto l’arte di strutturare percorsi che portino a dei risultati soddisfacenti per tutti.

Detto questo il fatto che ora lo studio è sia a Udine che in provincia di Treviso e che abbiamo un network all’interno della nostra denominazione indica che la nostra convinzione per essere come dite “competitivi” è quella di allargare la nostra geografia e la nostra rete di collaborazioni convinti che queste siano delle possibili chiavi di sviluppo.

Nell’ultimo anno in virtù di questo abbiamo assorbito all’interno del nel nostro studio di Udine altri professionisti, freelance, allo scopo di ampliare i servizi che possiamo offrire che ora oltre all’architettura sono anche la progettazione di impianti (curati dal perito industriale Fabrizio Valerio), la modellazione 3D e renderizzazione (curati da Alvise Marchesi) e la comunicazione/web design/social media marketing/grafica cartacea (curati dalla dottoressa Alessandra Conte).

Quali sono le condizioni del mercato italiano oggi? La competizione maggiore arriva da studi esteri o nazionali?

Il mercato, che brutta parola, italiano oggi è come da moltissimo tempo frammentato. Ernesto Michieli era n° 4 di iscrizione all’Ordine di Udine, Tommaso è il numero 1437. Oltre a questo, fuor di polemica, oggi ci sono molte altre categorie professionali che svolgono le medesime attività dell’architetto e che naturalmente assorbono parte della clientela. Parallelamente, indipendentemente dalla crisi (passata?), il pubblico che oggi si può rivolgere all’architetto è molto più ampio ed eterogeneo quindi probabilmente il rapporto domanda-offerta non è poi così cambiato.

Il mondo poi si evolve e prende nuove direzioni ogni giorno, la share economy porta a sperimentazioni come quella ad esempio legata al portale ProntoPro o altri analoghi, che stanno rimettendo in discussione alcune regole del gioco. Se tutto ciò porterà ad un incremento del lavoro o ad un incremento della dispersione di energie non è ancora dato a sapersi, noi come studio siamo curiosi verso queste nuove direzioni.

Nella nostra attuale dimensione non soffriamo ancora molto la concorrenza straniera dal momento che quando ci chiamano all’estero è proprio perché ricercano il made in italy e quando invece giochiamo in casa solitamente i nostri committenti arrivano a noi per passaparola o conoscenze e quindi ci scelgono e non ci mettono in gara con nessuno né italiano né straniero anche perché probabilmente capiscono che in fondo non siamo agonisti.

Quali sono i capisaldi stilistici e tecnici con cui approcciate un nuovo progetto? Come sono cambiati nel corso degli anni?

In tutti questi anni sono cambiate moltissime cose, la tecnologia legata al mondo del costruire ha fatto passi da gigante, in particolar modo l’attenzione alla sostenibilità energetica è diventata il cuore di ogni approccio progettuale. E forse oggi da lì partiamo a differenza di un tempo, dalla consapevolezza che ogni nostra azione ha una reale ripercussione sul territorio sull’ecosistema, il tutto visto sempre più nell’ottica del ciclo di vita completo dell’edificio. Cose a cui Ernesto Michieli in effetti prestava poca attenzione come la bioclimatica, la corretta stratificazione dei materiali isolanti, le certificazioni di provenienza dei materiali, ora per noi sono diventate abituali e quotidiane ed anzi vorremmo approfondire aspetti quali la riciclabilità dei materiali coinvolti nel processo edile che sicuramente sarà un tema centrale in un prossimo ed imminente futuro.

La questione dello stile è più complessa, diciamo che michielizanatta.net al momento non ha ancora sviluppato uno stile, forse perché siamo ancora in una fase di ricerca, forse perché crediamo che ogni progetto debba essere un vestito specifico per la committenza, un vestito che nasce da una condivisione e non da un’imposizione dall’alto. Quindi crediamo di essere ancora in una fase eclettica nella quale non prendiamo una posizione, anche perché siamo una generazione priva di Maestri e costantemente collegata al flusso di informazioni del web nel quale la prossimità tra architetture a volte completamente diverse tra loro definisce uno stile liquido e non più facilmente incasellabile a cui gioco forza ci allineiamo.

Avete un progetto di cui siete particolarmente entusiasti (sia passato che in corso). Per quali motivi? Potreste raccontarcene sfide e successi?

Di progetti a cui siamo affezionati ce ne sono ovviamente molti e molti di questi ci hanno anche entusiasmato in particolare alcune grandi opere come le barriere del Passante di Mestre o il progetto che abbiamo in corso per il nuovo Lungomare di Lignano Sabbiadoro.

E c’è un progetto  per noi emblematico e stimolante. I clienti ci contattarono ormai circa sei anni fa e ci chiesero di realizzare una villa su un terreno di imminente lottizzazione. Progettammo una villa sviluppata mediante l’assemblaggio di tre volumi distinti dal punto materico (pietra, intonaco e legno) e funzionale (zona giorno con piscina, zona di servizio, zona notte).

Il piano di lottizzazione si arenò ed allora i clienti decisero di convertire un adiacente edificio rustico, di loro proprietà, in una dependance a usare temporaneamente. Il lotto strettissimo e l’obbligo normativo sull’utilizzo della cubatura esistente maggiorata di una percentuale una tantum ci fece realizzare un edificio assolutamente particolare. Un volume lungo e stretto sviluppato in pratica con un unico affaccio a sud, avevamo nel tempo fatto delle sperimentazioni sull’utilizzo residenziale dei container marittimi che ci vennero in aiuto per distribuire gli spazi. Decidemmo anche di usare materiali poveri e semi industriali, per lavorare sulla metafora dell’edificio magazzino e sulle architetture spontanee, e così il cemento lo pigmentammo con degli ossidi color terra abbinandolo a dei rivestimenti con lamiere grecate color silver. Finiture interne semi industriali con pavimenti in cemento trattato al quarzo. Tanto doveva essere un’abitazione provvisoria in attesa di realizzare la villa.

E invece il tempo passò e solo l’estate scorsa i clienti sono tornati da noi dicendoci che il piano si è finalmente sbloccato e che ora voglio allargare la loro casa. E così si è deciso di cambiare strategia e fare quindi, al posto della nuova villa separata, un ampliamento della dependance allo scopo di completare ed ampliarne le funzioni. E questo ampliamento abbiamo inoltre deciso di realizzarlo mediante un sistema semi prefabbricato in legno con struttura a telaio. In questo momento abbiamo presentato i progetti ed attendiamo a breve di iniziare i lavori.

Siamo affezionati a questo lavoro perché ci ricorda che il nostro mestiere è un mestiere lento, perché ci fa capire che alla fine la capacità di adattamento e di cambiare le proprie idee è darwinianamente l’unica strategia possibile. Siamo affezionati perché sappiamo di essere fortunati ad aver incontrato dei clienti che si fidano e si sono fidati di noi. Siamo affezionati perché abbiamo sperimentato tecnologie diverse ed approcci diversi. Siamo affezionati perché in fondo è stato talmente complicato che è stata un’avventura entusiasmante.

 

 

Ringraziamo Tommaso Michieli per l’intervista rilasciata, vi rimandiamo al sito per maggiori informazioni:

www.michielizanatta.net

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