Viaggio in Africa occidentale

Molti di noi hanno già la testa all’estate, cercando di progettare le proprie vacanza. Oggi ho intervistato lo staff di Transafrica, che organizza viaggi in Africa occidentale; leggete quello che ci hanno raccontato.

Di cosa si occupa Transafrica?

Da oltre trenta anni TransAfrica è il contatto diretto per l’organizzazione di viaggi in Africa Occidentale, lo specialista che fa viaggiare al meglio in Ghana, Togo, Benin, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Guinea Bissau e Senegal.

TransAfrica parte alla scoperta di villaggi sperduti, oasi lontane, etnie dai costumi unici e offre tutta la sua esperienza e la sua conoscenza approfondita della regione, con una scelta di circuiti prestabiliti disponibili sul sito transafrica.biz

Quali sono le maggiori difficoltà nel viaggiare in Africa occidentale al giorno d’oggi?

Le difficoltà di viaggiare in Africa Occidentale sono il “double face” dei suoi punti forti. L’Africa Occidentale offre la possibilità di incontrare etnie tradizionali, paesaggi incontaminati. Difficile immaginare che un’etnia tradizionale viva a poca distanza da un hotel a 5 stelle. Quindi: il prezzo da pagare per l’autenticità è: strade a volte mal messe, hotel non sempre all’altezza. Ma una volta che si è pronti a pagare questo prezzo, allora si è ampiamente ripagati, con esperienze uniche che allargano cuore e mente.

Il Burkina Faso è uno stato che raggiungete nei vostri viaggi. Tuttavia è poco conosciuto, ci descriveresti la sua cultura e le maggiori destinazioni nel paese?

Il “paese degli uomini onesti” (così fu rinominato l’Alto Volta francese nel 1984, 24 anni dopo l’indipendenza) è anche il paese del sorriso: la gente del Burkina Faso, sempre gentile e allegra, ci conduce per mano in un mondo semplice e dimenticato.

Il territorio, senza sbocchi al mare, è in prevalenza coperto dalla savana, con zone boscose al sud, che a poco a poco si trasformano in Sahel, punteggiato di gialle acacie, basse erbe e arbusti, pascoli buoni per capre e pecore; a nord-est già occhieggiano le dune tra gli stagni, preziosi abbeveratoi per le mandrie di zebù dalle corna a falce di luna dei pastori Peul. Verso ovest si alza la falesia di Banfora, con piccole cascate, laghi, verdi distese di canna da zucchero e lunari paesaggi di rocce scolpite dal tempo in forma di picchi e guglie.

Il Burkina è soprattutto un calmo, bucolico paese di piccoli villaggi con case tradizionali in ‘banco’ (argilla e paglia mescolata ad acqua), agricoltori e coloratissimi mercati. Qua e là s’incontrano moschee in argilla e chiese decorate coi simboli dell’animismo: il Burkina è anche il paese della tolleranza e del sincretismo religioso.

La pianura centrale, intorno alla moderna capitale Ouagadougou, è abitata dai Mossi, che costruirono un grande impero, tra il XV e il XIX secolo: gente fiera, guerrieri, che persero l’autonomia solo con l’arrivo dei Francesi. I loro discendenti, pacifici ma orgogliosi, vivono in piccole case circolari in argilla, e coltivano sorgo, mais e arachidi, conservati in granai fatti di paglie intrecciate. Ogni etnia ha forme di architettura differenti, che ben si fondono col paesaggio per linee e per colori.

L’ovest è la regione dei Bobo e della loro città, Bobo Dioulasso, la seconda del paese, un piccolo tocco di Francia in Africa. In certe stagioni, in tutta la regione, nei piccoli e grandi villaggi ci sono grandi feste: vecchi, giovani, donne e bambini, tutti si raccolgono intorno a uno spiazzo, ballano, bevono birra di miglio e incitano le maschere che arrivano danzando a grandi balzi, accompagnate dal suono di tam-tam e zufoli. Sono maschere policrome che rappresentano animali, bufali, antilopi, scimmie, uccelli , oltre alla grande maschera piatta della farfalla, lunga almeno due metri. Tutte incarnano gli spiriti della natura, ai quali si chiede fertilità e salute e che vengono ringraziate dopo il raccolto. La maggior parte della popolazione in Burkina Faso è tuttora animista e la danza delle maschere è un momento di gioia che scandisce la vita dei campi, semina e raccolto, la vita del villaggio, le iniziazioni, i matrimoni ed i funerali.

Nel sud del Burkina vivono i Gurunsi: le loro case in banco dalle forme tondeggianti hanno mura decorate dalle donne. Sono splendidi affreschi, in ocra nero e bianco, con disegni geometrici che ricordano antichi simboli tradizionali. Alla sera gli uomini, accanto al fuoco, raccontano storie e indovinelli vecchi quanto il mondo.

Ancora a sud i Lobi, più di altri, hanno mantenuto intatto la fede animistica: non è raro trovare davanti alle loro case fortificate i feticci protettori, ai quali si offrono libagioni e sacrifici di polli e capre. Le loro famose “buthida”, statuette-amuleto, stanno nelle stanze interne a proteggere l’anima di ciascun Lobi, vivo o defunto. Il culto dei morti e degli antenati permea la loro cultura e la loro quotidianità.

Continuando il viaggio verso nord, nell’area abitata dai Kurumba, i graffiti sulle rocce ricordano gli antenati, valorosi cavalieri e cacciatori di struzzi, giraffe e leoni; più in là i segni di antiche necropoli e abitazioni ne confermano l’esistenza, in un tempo che nessuno è in grado di precisare.

L’itinerario a nord-est conduce dove vivono i Songhai agricoltori, i Tuareg e i Peul, in parte ancora nomadi, che allevano mucche, capre e cammelli percorrendo il territorio con le loro mandrie alla perenne ricerca di acqua e pascoli. Solitarie figure in un mondo immutato e immutabile o geni della savana?

Le diverse etnie s’incontrano nei mercati locali che hanno il fascino d’altri tempi: donne ingioiellate Peul, Tuareg nei loro fluttuanti vestiti blu, il velo sul volto, i Bella scalzi che spingono coi bastoni cammelli e capre, i Songhai che vendono tabacco, cereali e verdure. Nei pressi dei mercati gli artigiani fabbricano borse in pelle, selle, gioielli in argento, ceste di erbe intrecciate, calebasse dipinte e i fabbri buttano sul fuoco alimentato dalla forgia tradizionale il ferro che con la forza delle loro braccia e del martello diventerà coltello, zappa… Una sinfonia di odori e colori che emoziona i sensi, un viaggio che s’imprime nella mente e non farà mai più dimenticare l’Africa vera.

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