Psicologo

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3 Recensioni
Via Santa Maria, 115, Pisa, PI, Italia
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Troviamo il professionista che stai cercando.

Recensioni

SG
Sabrina G.
verificata
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3 mesi fa
Professionale molto consigliata. Sono in terapia da circa un mese mi ha fatto sentire al mio agio fin dall'inizio. Ancora ho un percorso davanti ma mi sento già accompagnata e più forte per affrontarlo, grazie Dottoressa!
TC
Tony C.
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4 mesi fa
Credo che sia la miglior psigologa di Pisa. Molto professionale e disponibile.
GL
Guido L.
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4 mesi fa
Bravissima!!! Mi ha aiutato tanto, da subito. Accogliente, non mi ha mai messo in imbarazzo, non mi sono mai sentito giudicato, ma subito ascoltato e capito. Francamente, devo dire che già alla fine del primo del primo colloquio mi sono sentito sollevato. Mi ha fatto capire e conoscere davvero me stesso! Molto, molto preparata. La consiglio senza ogni ombra di dubbio.

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Descrizione

La Dottoressa Masolino è Psicologo ad orientamento psicoanalitico. Ha conseguito due lauree quinquennali (una in Filosofia e una in Psicologia Clinica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia) con il massimo dei voti, all'Università di Pisa, una successiva specializzazione in Osservazione Psicoanalitica presso la Scuola Martha Harris di Firenze, l' University East London, la Tavistock Clinic e un Master di secondo livello a pieni voti presso l’Università di Pisa e la IRCCS Stella Maris. Selezionata per il premio psicoanalitico internazionale Annette Mendelssohn (seconda classificata). Si è formata nelle più importanti scuole internazionali ad indirizzo psicoanalitico. (Attualmente training SPI - Società Psicoanalitica Italiana-, Seconda Sezione Romana dell'INT). Ha svolto e svolge attività didattica presso l'Ateneo Pisano nel Corso di Laurea in Psicologia Clinica. Specializzata su ansia, depressione, lutto, attacchi di panico, trauma, disturbo bipolare, disturbi di personalità, problemi relazionali e del comportamento, dipendenze, disturbi psicosomatici, della sfera sessuale, problematiche di coppia. È inoltre specializzata nel trattamento di bambini, anche piccolissimi e adolescenti. La Dottoressa svolge terapie mirate al problema in grado però di apportare un benessere psichico generale che si estende anche al di là del singolo problema trattato. Il metodo di lavoro è psicodinamico, mira cioè a restituire al paziente una conoscenza precisa del suo funzionamento mentale, dell'assetto della sua personalità e dei suoi principali problemi, tramite la comprensione dei meccanismi non consapevoli (inconsci) che sostengono i problemi, il dolore e i sintomi del paziente, offrendo contemporaneamente gli strumenti per poterli affrontare. I risultati conseguiti sono duraturi e stabili nel tempo. Lavora a Pisa in pieno centro storico, in zona facilmente raggiungibile da tutti i mezzi. Nel limite delle effettive disponibilità, sono possibili appuntamenti nelle ore tardo pomeriggio-serali.

Intervista

  • Cosa ti differenzia dai tuoi diretti concorrenti?

    Il mio metodo di lavoro (psicoanalitico freudiano) è l'unico metodo col quale è possibile accedere agli strati inconsci della psiche per andare a scoprire i meccanismi profondi che danno origine ai problemi. Il punto che differenza la psicoanalisi dalle altre terapie è la stabilità dei risultati negli anni, producendo essa mutamenti profondi e non superficiali. Gli studi per acquisire le tecniche psicoanaliche sono molto, molto complessi e impegnano lo psicoanalista per oltre un decennio. La formazione psicoanalitica della Società Psicoanalitica Italiana (attualmente in training Società psicoanalitica italiana, SPIweb) stabilità da Freud negli anni 20, è l'unica formazione che richiede al futuro analista di fare egli stesso un’analisi personale a ben 4 sedute la settimana per un periodo raramente inferiore ai 6-10 anni. Questo allo scopo di apprendere a padroneggiare la teoria, il metodo, la tecnica, oltre che per ‘revisionare’ nel profondo la psiche stessa dell’analista quale unico autentico presupposto di cura per gli altri. Lo standard professionale è elevatissimo ed è quello dettato dall’International Psicoanalytic Association (IPA).

  • Cosa ti piace del tuo lavoro?

    La possibilità di restituire un futuro al paziente e la felicità, impagabile, di vedere il paziente che sta meglio.

  • Quali domande ti fanno di solito i clienti e come rispondi?

    Queste le principali domande: Quanto tempo ci metterò a guarire? Rispondo loro che mi auguro fermamente che ciò si verifichi in tempi brevi (com’è auspicabile!) ma che darò una risposta precisa solo dopo le prime sedute di sondaggio. Perché questo? Semplicemente perché, ovviamente, per fare una previsione clinica seriamente fondata, occorre capire l'entità dei problemi e il ‘passo’ del paziente che seguo. La psicoanalisi non è una terapia che tratta il paziente come un recipiente passivo nel quale il terapeuta mette magicamente in testa delle formule o delle parole pre-confezionate e uguali per tutti. È molto più simile, seppur nel pieno statuto scientifico, a un lavoro ‘artigianale’, unico per quel paziente, nella consapevolezza che ogni persona è profondamente diversa da un’altra, infatti, la costellazione di cause che ha determinato il problema è sempre molto, molto variabile da persona a persona. Analogamente il medico tratta con dosi e combinazioni farmacologiche diverse i vari pazienti a fronte del medesimo disturbo. La terapia costa tanto? A questa domanda Freud rispondeva, giustamente, che la malattia costa molto di più! Le mie parcelle sono sempre consultabili nei preventivi e tengono conto delle reali possibilità di accesso alle cure del paziente allo scopo di non riservare la possibilità di cure private importanti solo ai pazienti più abbienti. L ‘inconscio esiste davvero? Alcuni pazienti mi dicono che ‘non credono all’inconscio’. Rispondo loro, ricalcando Freud, che per guarire ciò non è di alcuna importanza, ma che se vogliono farsi un’idea della scientificità del metodo, possono vedersi i più recenti studi di neuroscienze, dove la presenza dei meccanismi inconsci nella psiche umana, emerge inconfutabilmente anche attraverso gli studi sul funzionamento della memoria, dell'attenzione e dell'apprendimento (memorie implicite, automatiche, apprendimenti subliminali) e di molte patologie cerebrali, (anche su base organica) come lesioni cerebrali, degenerative e ictus. Essa costituisce anche la base di molti protocolli neuro-riabilitativi. Saró giudicato? No! Un terapeuta che giudica il paziente non fa il suo lavoro, danneggia profondamente il paziente e contraddice il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani. Se il paziente si sente giudicato è segno che una terapia va interrotta. Un vero terapeuta, nel suo studio, è rigorosamente laico, non giudica perché non è né un religioso, né un giudice. La stanza di terapia non è un tribunale. E'un clinico che deve portare il paziente a guarigione. Ci sono cose di me che non ho mai detto a nessuno: i miei segreti saranno al sicuro? Siamo obbligati alla segretezza dal Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, dal Codice Penale della Repubblica Italiana (art.326) e, gli Psicoanalisti, anche dal Codice Deontologico della Società Psicoanalitica Italiana pena, in tutti i casi, l’esclusione dall’Ordine e le relative sanzioni penali e disciplinari. Vorrei inoltre aggiungere che se il terapeuta ha difficoltà a mantenere il segreto ciò significa che difficilmente la sua terapia, qualsiasi essa sia, produrrà benefici. Questo perché il clinico deve essere un ‘buon contenitore’ della mente del paziente e non un ‘contenitore pieno di buchi’. Per le stesse ragioni è opportuno che fra clinico e paziente i rapporti siano ristretti all'esclusivo ambito professionale. Sarò pazzo? Scoprirò qualcosa che mi terrorizza? No! Non ci si rivolge allo psicologo perché pazzi, ma perché si ha un problema o un malessere, che può essere più o meno grave, più o meno pervasivo. Spesso ai pazienti porto l'esempio della sala d’attesa del medico curante: sono tutti pazienti "terminali" quelli che attendono? Per fortuna no. La maggior parte di loro ha problemi risolvibili con una terapia, o è li in cerca di rassicurazione. Inoltre, il fatto che lei senta la necessità di curarsi perché sta male è un ottimo segno prognostico di sanità mentale. Il vero distacco dalla realtà è contrassegnato dal non avvertire più di avere un problema. Sono timido. Se poi non riesco a parlare? La terapia non è un interrogatorio di polizia. Si dice quel che si può e ci si sente di dire. L’analista non fa domande a raffica al paziente, ma anzi, ne rispetta tempi e modalità, senza mai forzare o spazientirsi, accettando di buon grado i silenzi e le zone nelle quali non vuole "entrare". Qualora il paziente non gradisca il contatto oculare col terapeuta, può sdraiarsi sul lettino anziché stare seduto in poltrona. Ho paura. E se all ultimo non riesco a stare lì e voglio fuggire? L'analista non costringe nessuno a restare. Lascia il paziente libero di interrompere la seduta nella massima tranquillità, lascia il paziente libero di decidere se proseguire o no in ogni momento. Come prepararmi al primo incontro? Semplicemente non preparandosi!

  • Hai qualche informazione particolare che vuoi condividere sul tuo lavoro?

    Non ho informazioni, che credo di aver già fornito attraverso le risposte alle precedenti domande, ma quattro parole chiave: Preparazione Professionale, Serietà, Accoglienza, Cambiamento.